Il Re Leone

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La nascita di un vero Sovrano e l’importanza della sua Politica

Locandina italiana della pellicola

Quando si parla di classici dell’animazione, uno dei titoli ad essere rimasto più impresso nell’immaginario collettivo degli ultimi trent’anni è senza dubbio Il Re Leone. Uscito nel 1994 e diretto da Roger Allers e Rob Minkoff, è un tassello fondamentale di quello che viene definito Rinascimento Disney, ossia di un’“era” apertasi nell’anno 1989 con l’uscita de La Sirenetta e caratterizzata da opere aventi in sé un maggiore approfondimento dei personaggi, i quali, pur mantenendosi affini a ciò che potremmo definire Exempla, iniziano ad essere analizzati in una maniera più attenta, in modo da risultare apprezzabili sia dagli spettatori più piccoli, che da un pubblico più adulto. Il Re Leone focalizza la propria attenzione su molteplici tematiche, che variano dall’importanza che l’avere fiducia in sé stessi ricopre nello sviluppo del singolo, al ruolo che questi occupa all’interno della Natura e della Società; dall’influenza che un Regno armonicamente amministrato esercita sull’ambiente circostante, alle conseguenze cui conduce il malgoverno. Eppure, davanti a cotanta serietà, la pellicola è riuscita e tutt’ora riesce a lasciare il giusto spazio alla spensieratezza e al riso, anch’essi parte integrante della vita, così come lo è la tragicità.

L’importanza della Famiglia come cellula base della Società

La vicenda si apre con l’immagine di un Sole che si leva sulla sterminata savana africana, mentre l’ormai celeberrima canzone Il Cerchio della Vita accompagna il suo lento innalzarsi; ed ecco che allora vediamo schiere di animali appartenenti a ogni specie recarsi presso la Rupe dei Re, al fine di vedere per la prima volta il figlio di Mufasa, il leone che saggiamente governa quei luoghi: il suo nome è Simba (parola che in lingua swahili significa appunto leone) e lo scorgiamo per la prima volta fra le zampe di sua madre Sarabi, moglie del re e sovrana delle Terre del Branco, la quale appare intenta ad accudirlo con estrema tenerezza. Il rituale viene presieduto da Rafiki, una scimmia simile a un babbuino che costituisce la guida morale e “religiosa” dei vari popoli del regno; egli, per così dire, battezza l’erede al trono e fa sì che ogni altra creatura lo ammiri ed è da qui che ha davvero inizio la storia.

Il giovane leone, curioso e ignaro dei pericoli che si annidano a guisa di venefiche serpi nei luoghi più inaspettati, cresce in compagnia dei suoi simili, fra cui spicca per intelligenza e astuzia la sua amica Nala, e sotto la sapiente guida di Mufasa, eppure l’Invidia, incarnata dall’inquietante personaggio di Scar, fratello del Re, che a seguito della nascita di Simba ha visto allontanarsi la possibilità di prendere un giorno possesso delle Terre del Branco, è sempre in agguato, pronta a sfruttare qualsiasi occasione o espediente pur di annientare la minaccia. Scar non è ben visto e cospira in segreto con le iene, che riesce a controllare fornendo loro cibo e alimentando il disprezzo che esse nutrono nei confronti dei leoni; la sua figura si avvicina pertanto più a un dittatore che a un giusto sovrano e la similitudine risulta palese nel momento in cui egli intona una delle canzoni più dense di significato dell’intera pellicola, Sarò Re, che vede il leone intento a elargire alle iene promesse di doni e, infine, innalzarsi su un pinnacolo di pietra, con alle spalle una Luna in fase calante, metafora di un regno che prende forma nell’Oscurità, che brilla di luce riflessa e che sarà a breve destinato a sparire nell’oblio. L’alleanza su cui Scar basa il suo dominio raccoglie creature emarginate e troppo diverse per riuscire a convivere, è un patto che consiste nello sfruttamento dei più deboli, un’Efferata Utopia che, così come è accaduto e tutt’ora accade nel Mondo Umano, maschera lo sfruttamento dietro la collaborazione o cela la distruzione sotto l’ingannevole intento di voler costruire qualcosa di migliore. Quella di Scar è pertanto una famiglia acquisita, i cui componenti sono però destinati ad autodistruggersi e dalla quale mai nascerà qualcosa di costruttivo.

Per mezzo di un colpo di stato architettato nei minimi dettagli, Scar uccide Mufasa, consegnandoci a una delle scene più coinvolgenti della pellicola, con Simba che cerca in ogni modo di risvegliare il padre dal funereo sonno in cui oramai giace; Scar proverà allora a sbarazzarsi anche di lui, affidando l’eliminazione del principe ai suoi sudditi. Il fallimento è però una peculiarità inscindibile dalla loro natura e così l’Erede si dà alla fuga, tormentato dai sensi di colpa che lo divorano fin nel profondo dell’animo.

La rinascita e la presa di consapevolezza

Timon e Pumba poco dopo aver trovato Simba (immagine tratta dalla trasposizione in grafica digitale del 2019).

Durante il suo esulare, Simba farà la conoscenza di Timon e Pumba: il primo è un suricato fanfarone e il secondo un facocero che pende dalle sue labbra, pur dimostrando di essere più saggio e lungimirante del “collega”, ma entrambi sono accomunati da una bontà intrinseca che li spinge infine ad adottare il leone e a condurlo nella propria dimora, dove gli insegneranno a vivere senza pensieri, secondo la filosofia dell’“Hakuna Matata”, diventando per lui una vera e propria famiglia adottiva. In tale ambiente paradisiaco seppellirà il trauma della morte del padre, diventando un leone adulto nel corpo, ma la sua naturale estraneità a quel mondo gli impedirà di capire chi realmente egli sia e quindi di raggiungere la maturità dello spirito. La situazione rimane stabile, almeno fino a quando una Nala ormai adulta giungerà lì nel tentativo di trovare del cibo, che a causa del malgoverno di Scar risulta sempre più difficile da reperire.

Dopo un primo momento di diffidenza i due si riconosceranno e allora la vecchia amicizia che li legava si tramuterà in un legame molto più intimo e darà una forte scossa a Simba, il quale, tuttavia, sarà comunque reticente a palesarsi al Mondo per divenire ciò che era ed è destinato a essere; solo grazie alla spinta di Rafiki troverà la forza necessaria a rompere la catena dell’àncora che lo teneva prigioniero lontano dalla Patria: lo sciamano gli ricorderà che cosa davvero viva in lui, ossia il legittimo sovrano, degno erede di suo padre, che, a suo modo, continua a esistere nella sua immagine, poiché Simba, per dirla in termini hegeliani, rappresenta il punto d’arrivo di quel processo di unione fra tesi e antitesi da cui consegue la sintesi; in lui, come forse asserirebbe il biologo e filosofo Richard Dawkins, alberga l’eredità genetica che immortalmente si perpetua nel corso delle ere e che rappresenta la parte imperitura di ognuno di noi.

“Ricordati chi sei!” gli rimembra lo spirito di Mufasa, evocato dall’Aldilà e incarnato da una teomorfa nube temporalesca carica di una pioggia biofora che riposa nel suo nucleo in attesa di essere liberata.

La rinascita e il Nuovo Ciclo

Animato da una ritrovata fiducia in sé stesso e ricongiuntosi con Nala, Timon e Pumba, Simba si dirige alla Rupe dei Re, dove sprona i sudditi a lui fedeli e le leonesse del branco, compresa sua madre, a ingaggiare lo scontro contro le iene, mentre egli dà vita a un duello all’ultimo sangue con lo zio, il quale finisce involontariamente per rivelare la propria natura malvagia ai suoi stessi scagnozzi, addossando loro la colpa di tutte le azioni che ha compiuto.

Ognuno contribuisce alla vittoria, dal Re, al cittadino all’apparenza più insignificante, e la battaglia si fa momento catartico, epurando la Realtà dal Male che l’aveva avvelenata; la stessa nuvola che aveva preso le sembianze di Mufasa rilascia infine la pioggia che aveva in sé, riportando l’Equilibrio nelle martoriate Terre del Branco e il Figlio reclama il posto che gli spettava di diritto, sentendo ancóra una volta la voce del Padre che lo sprona a Ricordare.

La scena finale della pellicola

Dopo un periodo di tempo non specificato, ritroviamo Simba sulla sommità della Rupe dei Re in compagnia di Nala, ora divenuta sua moglie; innanzi a loro centinaia di animali si agitano pervasi dall’impazienza e i due regnanti si osservano, come colonne che sorreggono il Mondo; ai due si unisce poi Rafiki, che ha fra le braccia la nuova progenie: essa viene mostrata con fierezza alla Realtà e il Cerchio della Vita si chiude, sicché un nuovo ciclo possa avere finalmente inizio.

Piermarco Paci Fumelli

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