La Paternità nei film Wes Anderson

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Nell’antica Roma, il “pater familias” rappresentava l’autorità legale a cui tutta la famiglia doveva assoluta obbedienza. Era il portatore dei valori della tradizione, di virilità e mascolinità. Il protettore del nucleo familiare. 

Tuttavia, all’inizio del XI secolo, l’immagine del padre tradizionale è ormai una figura idealizzata e fuori moda. Oggi giorno, i dati mostrano che la metà dei matrimoni termina con un divorzio e la famiglia nucleare, a cui il pater familias appartiene, non è più un ruolo sociale condiviso da tutti. La figura paterna tradizionale è piuttosto un’illusione mentre il padre moderno è invece spesso e volentieri una figura deludente, un fallimento rispetto a ciò che aspirava ad essere.

Questa recente “crisi” della figura paterna ha mostrato gli aspetti più fragili del culto della mascolinità, spesso associata all’immagine idealizzata del padre di famiglia.

Il cinema, più di qualsiasi altra forma d’arte, ha spesso rappresentato le differenti sfaccettature della mascolinità; dai virili personaggi dei film di Martin Scorsese ai protagonisti introversi di Woody Allen. Non  sorprende quindi che anche altri registi più recenti si siano cimentati nel dipingere le nuove sfumature di questa recente crisi della mascolinità.

Conosciuto per il suo stile iconico, il regista americano Wes Anderson sembra essere chiaramente affascinato dal tema; i suoi film sono spesso legati alla questione della mascolinità e, in particolare, a quel ideale di mascolinità strettamente legato alla figura del padre famiglia. In quasi ogni suo film, Anderson pone relazione ambigua tra un giovane ragazzo e suo padre come teme centrale della narrazione. 

I Tenenbaums (2001)

Anche se Anderson si era già accostato al tema con i suoi primi film, è solo con “I Tenenbaums” che la crisi del patriarcato diventa il fulcro principale dell’opera. Il film segue le vite dei tre geniali figli di Royal Tenembaum: Margot, Chas e Richie. Royal rappresenta la crisi della mascolinità all’interno la figura paterna.

Il suo comportamento, autorità che reclama all’interno della famiglia, sono un esempio dei suoi tentativi di rivendicare una mascolinità che ha bisogno di essere costantemente dimostrata, per evitare che l’uomo possa essere considerato troppo “femminile”. I comportamenti di Tenenbaums possono essere facilmente letti come un modo per ristabilire la sua mascolinità e la sua autorità sulla famiglia in frantumi. Per tutto il film, Tenenbaums cerca di eludere dal mondo femminile, reprimere le sue reazioni emotive; strategie usate vanamente al fine di fortificare la sua psichica sicurezza maschile.

Non appena Royal varca la soglia della casa di famiglia, il suo primo interesso è quello di ritrovare la sua preziosa testa di javelina. Il trofeo di caccia di Royal può essere visto con un suo inutile tentativo di colonizzare una parte della casa rendendola cosi uno spazio virile. 

Inoltre nel film, si trova un’altra scena cruciale che ci rivela il processo di repressione emotiva messo in atto da Royal. Dopo aver scoperto la malattia terminale di suo padre, Richie abbraccia Royal che non comprende questa violazione del “protocollo maschile” e che replica esitando: “Grazie, mio caro ragazzo”. Questa scena è significativa perché rivela la manipolazione che Royal compie sulle proprie emozioni per riaffermare la sua autorità paterna invece di cercare di stabilire una vera relazione emotiva con il figlio. 

Royal Tenenbaum non è più un pater familias ma piuttosto, come l’ha definito il critico cinematografico Peter Bradshaw, un “Pater-unfamilias” che incarna perfettamente la crisi della figura paterna del nostro millennio.

Le avventure acquatiche di steve Zissou (2005)

Qualche anno dopo Anderson torna di nuovo sul tema. Ne “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” la figura paterna subisce un’alterazione. Infatti, mentre la crisi della mascolinità incarnata da Royal Tenenbaum si poneva su un piano psicologico in Steve Zissou si sposta su un piano biologico. L’eccentrico esploratore e la sua squadra salpano alla ricerca di uno squalo mitologico, con Ned Plimton, un giovane pilota, che potrebbe essere il figlio di Steve.

Ancora una volta, nel personaggio di Bill Murray, possiamo rintracciare le strategie utilizzate per rivendicare la propria mascolinità. Durante il film la virilità di Steve viene costantemente minata da sua moglie, la quale non solo è considerata la mente dietro al Team Zissou ma è anche colei che finanzia le avventure di Steve. Ciò la rende la vera e principale nemesi del protagonista.

Inoltre, Ned, figlio presunto di Steve, sembra essere più maturo e virile del padre sotto molto aspetti. Significativa è la scena in cui Steve, la figura paterna, fuma marijuana, solitamente associata ad un’attività da teenagers. Al suo fianco, Ned fuma invece una pipa, tradizionalmente connessa all’idea di virilità. Più tardi Steve non solo confessa che non ha mai contattato Ned perché, come afferma: “Odio i padri. Non ho mai voluto esserne uno”.

Ma ammette inoltre che i dodici anni sono “la sua età preferita” rivelando cosi la caratteristica comune che lega tutte le figure paterna di Anderson: la mancanza delle risorse emotive necessarie per affrontare le complessità psicologiche della paternità.

La figura del padre come tema ricorrente

In sintesi, la filmografia di Wes Anderson, dal fallito ma redento padre in “I Tenenbaums” fino al non-padre de “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” sembra principalmente concentrarsi su questo tema. Nei suoi lavori, Anderson non solo esplora la relazione problematica padre-figlio ma anche il problema della paternità stessa e il ruolo che gioca nella costruzione dei suoi personaggi.

I padri di Wes Anderson, non solo rifiutano l’idea della figura paterna stessa ma soprattutto il suo significato culturale, spesso associato al ruolo della donna e a responsabilità domestiche. 

Ad ogni modo, poco dopo “Il treno per Darjeeling” (2007), Anderson comincia a prendere più coscienza dei limiti delle trame incentrate sulla paternità e abbandona così la centralità che aveva precedentemente attribuito al tema. 

Tuttavia, film più recenti come “Fantastic Mr Fox” (2009) e “L’isola dei cani” (2018) continuano a girare intorno al tema paterno. Nella filmografia di Anderson la paternità rimane dunque un tema importante, che continua a rappresentare e incarnare la crisi della mascolinità del 21 ° secolo, intrecciandosi con il tema principale e la trama del film.

Tradotto da Valentina Basili.

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