June Almeida, pioniera nella scienza dei virus

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June Almeida nel suo laboratorio (1964).

Oggi racconteremo la storia di una scienziata e ricercatrice del 900 che non potrebbe essere più attuale. È stata infatti proprio lei la prima ad individuare l’ormai conosciutissimo coronavirus.

La storia di June Almeida

Si tratta di June Almeida, scienziata e virologa che, nel 1964, individua il virus. Fu anche la pioniera della della diagnostica per immagini, diventata famosa successivamente grazie alle notevoli capacità nella microscopia elettrica.

Una tecnica semplice, ma rivoluzionaria nel campo della virologia: il microscopio elettronico. Pur trattandosi di particelle minuscole, riusciva a mostrare agli scienziati un’immagine molto dettagliata.

Per scoprire poi che cosa fosse quella piccola macchia, June capì che per individuare il virus poteva utilizzare gli anticorpi prelevati da persone precedentemente infettate.

La tecnica di imaging messa a punto da Almeida si rivelò essenziale in molti campi. Consentì di compiere importanti passi in avanti nella comprensione delle strutture virali. 

Nonostante gli anni passati il suo lavoro è ancora oggi non solo valido, ma anche fondamentale nell’attuale pandemia.

Nata nel 1964 a Glasgow, June Almeida, guardando attentamente nel suo microscopio elettronico, vede un punto grigio dalla forma circolare, ricoperto di minuscoli raggi. Senza ancora saperlo aveva identificato il primo coronavirus umano, diventando la scienziata che scoprì quell’elemento che ci ha cambiato la vita.

Una storia la sua davvero affascinante e un’impresa notevole, se si pensa che June Almeida non portò mai a termine la sua formazione scolastica perchè abbandonò infatti gli studi a 16 anni. Ottenne però un lavoro come tecnico di laboratorio all’Istituto di istopatologia del Glasgow Royal Infirmary

La scoperta del Coronavirus

È così che comincia la sua carriera, che si concretizza poi con il trasferimento all’Ontario Cancer Institute di Toronto. Fu lì, infatti, che mise a punto quella che sarebbe diventata la sua più importante eredità scientifica: l’immunoelettromicroscopia (IEM). Questa tecnica consentiva una migliore osservazione dei virus, grazie all’utilizzo di anticorpi specifici capaci di legarsi ad essi.

Immagine del Coronavirus al microscopio elettronico.

Questo metodo le permise, nonostante la formazione accademica da autodidatta, di firmare alcune importanti pubblicazioni scientifiche sulle strutture virali, che attirarono l’attenzione di Anthony P. Waterson, a capo del dipartimento di microbiologia della Scuola di Medicina del St Thomas’s Hospital di Londra. 

June inizia a collaborare con il dottor David Tyrrell, che sta conducendo, tra le altre cose, uno studio sperimentare sul virus del raffreddore comune. Prendendo campioni dai lavaggi nasali di volontari, Tyrrell è riuscito a isolare e far crescere alcune delle cellule virali in laboratorio. Così affida a Almeida uno dei suoi campioni, il B814, perché lo guardi al microscopio elettronico. Lei ovviamente riesce a visualizzarlo correttamente, e nel 1964 identifica il primo coronavirus umano. Presenta quindi i risultati del suo studio a una rivista scientifica, che però le rifiuta la pubblicazione perché i revisori sono convinti che le sue siano solo immagini di particelle del virus influenzale.

Alla fine, però, June riesce a vedere pubblicato il suo lavoro sul British Medical Journal nel 1965, e alcune delle fotografie delle sue prime analisi sul Journal of General Virology nel 1967. Almeida battezza la sua scoperta del coronavirus al microscopio elettronico per via della corona o alone che lo ricorda.

Il riconoscimento delle sue ricerche scientifiche

Grazie alle sue ricerche presso l’Ontario Cancer Insitute e il St Thomas’ Hospital. June ottiene un dottorato onorario presso la Royal Postgraduate Medical School di Londra. Inizia a insegnare lì, ed entra a far parte del Wellcome Institute, ottenendo diversi brevetti in ambito virologico e apparendo ancora su riviste scientifiche. Tra le sue pubblicazioni c’è un Manuale per rapide diagnosi virali in laboratorio, edito nel 1979 per l’OMS.

In età avanzata abbandona la carriera accademica, si ritira a Bexhill-on-Sea e diventa un’insegnante di yoga. Non smette però di occuparsi di virologia: alla fine degli anni Ottanta infatti aiuta a fotografare l’HIV. Muore il primo dicembre del 2007.

Nonostante il suo incredibile lavoro fu però presto dimenticata. Per ironia della sorte oggi non c’è neanche una donna nel comitato tecnico scientifico italiano che sta studiando il Coronavirus nonostante siano state tre donne, le ricercatrici dello Spellanzani, ad aver isolato per prime il virus.

June Almeida.

Graziana Minardo

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About Author

Graziana Minardo

Graziana Minardo, siciliana trapiantata a Milano. Studentessa di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università degli Studi. Amante delle scienze, attivista e appassionata di scrittura. Co-Founder di Viole di Marzo, blog e associazione femminile di interesse medico e culturale che unisce sul territorio milanese decine di professioniste e donne di talento. Per Sistema Critico scrivo di femminismo.

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