Normalità=anormalità?

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 Ogni uomo é fatto  in un modo diverso, nella sua struttura fisica e nella sua combinazione spirituale quindi tutti gli uomini sono al loro modo anormali, tutti gli uomini sono, in un certo senso, in contrasto con la natura. L’atto di civiltà, di prepotenza umana sulla natura é un atto contronatura”

Giuseppe Ungaretti, intervista di Pier Paolo Pasolini.

Che cos’é la normalità?

La risposta di Ungaretti alla domanda del maestro corsaro  circa l’esistenza della normalità e della anormalità sessuale é alquanto significativa. Da un lato essa mostra l’ermetismo del primo Ungaretti, dall’altro una posizione dell’autore chiaramente controcorrente al pensiero del suo tempo.

Negli anni 60 l’accostamento omosessualità-anormalità aveva ancora l’autorità di un’equazione matematica. Bisognerà aspettare infatti le rivolte del ’68 per inveire contro questo dogma. Invece, estendendo il concetto di anormalità alla civilizzazione, il poeta allude al fatto che  la anormalità sessuale non fosse altro che una costruzione dell’uomo per dare normalità alla propria anormalità esistenziale. Del resto, il termine normale  deriva da norma. 

Ora: che cos’è la norma se non un metro scelto dall’uomo?  É chiaro che qualsiasi cosa scelta dall’uomo sia parziale, decentrata e risultato di un punto di vista contaminato, per così dire, da dinamiche storiche. Questo  articolo non vuole essere solo una delle tante voci portatrici di rivendicazioni del gruppo LGBT, piuttosto uno spunto di riflessione riguardo la debolezza delle classificazioni umane.

Una normalità fittizia

Ne Il Conformista di Moravia Marcello, il protagonista, tende morbosamente alla normalità; lui che si considerava sopraffatto da una propensione alla anormalità e dallo spettro stesso dell’anormale.

Ma che cos’è questa normalità se non il paradigma di valori della società borghese e fascista? Il contesto socio-storico del romanzo, quello appunto del fascismo, determina così i criteri per autoproclamarsi ” normale”. Se omosessualità fosse sinonimo di anormalità che dire dei fascisti omosessuali? Sarebbero forse al contempo normali e anormali? Lascio a voi valutare l’assurdità di questa affermazione.

La fuga immobile

Dall’intervento di Ungaretti é evidente che niente sfugga alla logica della anormalità, nemmeno regimi dittatoriali come quello di Mussolini. Sebbene questi si autoproclamarono norme assolute da seguire con devozione. Ne consegue, dunque, che nel corso dei secoli ci siano state innumerevoli presunte normalità. In realtà anormalità mascherate dal velo di Maia di sistemi politici.

L’arte: un’altra normalità?

Io sono un poeta quindi trasgredisco tutte le leggi facendo della poesia. Ora sono vecchio e allora non rispetto più che le leggi della vecchiaia che purtroppo sono le leggi della morte”.

Giuseppe Ungaretti, intervista di Pier Paolo Pasolini.

Se l’uomo oscilla fra normalità e anormalità, e ciò in base alla storia, il poeta costantemente immerso nella anormalità. Perché? 

Come afferma Ungaretti, per il semplice fatto di essere un poeta.  Tuttavia egli  parla di trasgressione delle leggi e non di superamento della soglia della normalità. Cosi il poeta propone, attraverso l’arte, una  normalità alternativa. Che cosa sono normalità e anormalità se non due controparti? Due metà complementari non possono annullarsi senza auto annientarsi per cui sarebbe meglio se la dicotomia normale- anormale fosse superata e sostituita da una normalità plurivoca. Accantonando tendenze filosofiche va anche detto che Ungaretti all’inizio del suo percorso era un rivoluzionario. Basta pensare che Il Manifesto futurista di Marinetti rappresenta un vademecum per lo scrittore.

La vecchiaia come capsula del pensiero

Ungaretti conclude il suo intervento con uno sguardo alla Sera della vita, per usare le parole di Pascoli. Mi limito ad una modesta  interpretazione del suo pensiero.  Durante la vecchiaia l’albero delle possibilità – passatemi l’eufemismo – è ormai spoglio. Si è ormai sigillati o nella dimensione proclamata normale, o in quella bollata come anormale. In questa condizione di determinismo l’individuo, dunque, non segue più le leggi di un mondo esterno per egli asettico, bensì quelle della sua condizione di vecchio.

Questa è una posizione interpretativa alquanto semplicistica e generalizzata ma pur sempre veritiera. Ciò che si può  però affermare con più sicurezza è che il pensiero di Ungaretti fosse alquanto ermetico e, proprio per questo, particolarmente inclusivo e al di là del riduttivo bipolarismo fra normale e anormale.

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Chiara Anastasi

Sono Chiara, classe 2001. Studentessa del liceo LInguistico di Pesaro. Amo le parole, la filosofia...l'arte. La mia vena politica e il mio spirito critico non sono sempre ben visti...

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