L’Italia, il Rinascimento, la scoperta dell’America e l’Europa di oggi

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Cosa l’Italia Rinascimentale può insegnare all’Europa di oggi

Voglio che pensiate a questo articolo come a un viaggio tra piani temporali diversi ma con molto in comune. Partiremo dalle corti italiane rinascimentali, Firenze e Roma, ma anche Napoli, Milano e Venezia, e approderemo nello spazio immateriale della rete, dove ogni giorno i giganti dell’internet si cibano dei dati di miliardi di persone. Tappe fondamentali del nostro viaggio saranno La Scoperta dell’America, la discesa dei re di Francia in Italia, la Seconda Guerra Mondiale, il World Wide Web e l’Unione Europea. Voi vi starete domandando: ma che c’entra tutto questo? Non sono tappe che nulla hanno a che vedere le une con le altre? Beh, non proprio. C’è un filo rosso che le collega, un’interpretazione e una lezione che la storia ci insegna: la disunione politica porta al declino economico.

L’Italia: ricca ma divisa

Partiamo dall’inizio. Forse non tutti lo sanno, ma l’Italia del XV e XVI secolo era l’area più ricca d’Europa. Il reddito pro capite degli italiani era il più alto del continente, Venezia dominava i traffici nel Mediterraneo e il commercio di spezie con gli arabi, i banchieri toscani prestavano denaro a tutti i sovrani d’Europa e non è un caso che la moneta, così come viene intesa oggi, sia stata inventata nei porti della “Serenissima”.

L’Italia Rinascimentale è quindi una potenza economica, da fare invidia al re di Francia e all’Imperatore, ma non solo: è anche una potenza culturale. L’umanesimo e il Rinascimento nascono in Italia, ed italiane sono le maggiori personalità di quel periodo: Raffaello, Michelangelo e Leonardo dominano le arti, Colombo la navigazione, Machiavelli fonda la scienza politica. Da non dimenticare è anche l’influenza del Papato, quello che oggi chiameremmo “soft power”. Attraverso il controllo delle anime, infatti, il Papa influiva pesantemente sulle sorti delle dinastie regnanti europee. La storia di quei secoli ci mostra che se c’era una capitale in Europa, quella era Roma.

A questa potenza economico-culturale non si affiancava però una pari forza politica. Come ben presto si accorgeranno i sovrani di Francia, almeno dal 1494 con la calata di Carlo VIII, l’Italia era tanto ricca quanto debole. Divisa tra tanti piccoli staterelli sarebbe stata facile terra di conquista.

La Venezia del XVI secolo (fonte: Artemagazine)

La scoperta dell’America e l’avvio del declino italiano

In questo scenario si inserisce la Scoperta dell’America. Questo evento cambia lentamente ma inesorabilmente il Vecchio Mondo e sancisce la progressiva marginalizzazione della penisola italiana. A ben vedere, quella marginalizzazione, al tempo stesso geografica, politica ed economica, è un qualcosa che perdura ancora oggi, a distanza di più di 500 anni.
La Scoperta dell’America aprì un forte gap tecnologico tra le potenze mediterranee e quelle atlantico-baltiche: le prime puntarono sulle “galere”, piccole navi veloci e maneggevoli, le seconde sui grandi galeoni, poderosi velieri progettati per la navigazione oceanica. Inutile dire che questa scelta tecnologico-strategica, accompagnata dallo svantaggio geografico, tagliò fuori tutte le potenze italiane (in primis Genova e Venezia) dalle nuove rotte commerciali.

E’ così che l’Italia sancì l’inizio del suo declino economico, soppiantata prima dall’Olanda del Secolo d’Oro e poi dall’Inghilterra, hub della rivoluzione industriale.

L’Europa: da centro del mondo a periferia

Compiendo un salto di qualche secolo, troviamo un’altra potenza economico-culturale prossima all’insignificanza politica: l’Europa. Non pecchiamo di superbia se affermiamo che il Vecchio continente è stato per secoli il centro del mondo. Qui è avvenuta la rivoluzione industriale, qui sono nate le ideologie che ancora oggi guidano l’azione politica, qui sono vissuti i padri del pensiero democratico, qui si sono decise le sorti degli altri continenti.

Potenza economica, politica e militare l’Europa si scopre tremendamente debole alla fine del Secondo Conflitto Mondiale, da lei innescato, quando diventa mercé delle nuove superpotenze. Quella che a ragione è stata chiamata la Guerra dei Trent’anni del Novecento (1914-1945) costituisce un vero e proprio suicidio politico per l’Europa. Nel giro di trent’anni, appunto, l’Europa passa da dominus del mondo a centro periferico. Rimane centrale, perché resta il principale teatro di confronto (ideologico e non più militare) della guerra fredda, ma diventa periferia, perché le sue sorti si decidono altrove: a Washington e Mosca. Il processo di decolonizzazione del secondo dopoguerra dà lo schiaffo finale alle velleità superomistiche di Francia e Inghilterra, “la Grandeur” e “The Empire on which the sun never sets” (“L’Impero su cui non tramonta mai il sole”) sembrano diventare solo lontani ricordi.

Stalin e Roosevelt (fonte: Televignole)

Eppure, dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Europa è riuscita a reinventarsi economicamente. Oggi, infatti, il Vecchio Continente è ancora l’area economica più prospera del mondo. Rimane il più grande mercato e la prima potenza manifattutiera. L’Europa è rimasta forse l’ultimo continente a garantire pace, diritti, protezione delle minoranze, democrazia e un welfare che non lascia indietro. Nessun’altra parte del mondo può vantare lo stesso livello di qualità della vita di cui beneficiano i cittadini europei.

L’Europa è tornata ad essere un gigante economico, ma divisa non può che essere un nano politico. E il caso italiano mostra come spesso il declino politico abbia costituito nella storia solo l’anticamera di quello economico.

I Galeoni del XXI secolo

Oggi il Nuovo Mondo non ha una connotazione geografica, è lo spazio immateriale della rete. Ma la sua immaterialità non ne ridimensiona l’importanza. E questo nuovo mare fatto di connessioni e wi-fi richiede nuovi galeoni per poter essere solcato. Questi galeoni del XXI secolo hanno un nome e fatturano miliardi, sono Apple, Google, Microsoft, Amazon, Facebook, Alibaba e Netflix. Quanti di questi sono aziende europee?

I Giganti dell’Internet (fonte: Frontiera Rieti)

Come la Scoperta dell’America ha tagliato fuori l’Italia Rinascimentale, così l’economia dei big data rischia di tagliare fuori l’Europa. In un sistema economico che spinge alla concentrazione nessun paese europeo da solo ha le risorse per poter costruire galeoni. Oggi più che mai la chiave del successo economico è l’unità politica. Senza una seria politica industriale comune, divisi e in competizione gli uni contro gli altri, gli stati europei sono destinati a venire surclassati da Stati Uniti e Cina. Oggi l’Europa è a un bivio: o si unisce ed inizia a costruire dei propri campioni nazionali europei o è destinata a seguire il declino dell’Italia Cinquecentesca.

Per quanto possa essere costosa la prima strada, il passato ci mostra che la seconda porta ad arretratezza, decadenza e dominazione straniera.
Trump e Xi Jinping non aspettano altro che fare il Carlo VIII di turno.

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Classe '97. Laureato in Scienze Politiche ora studio Economics and Political Science alla "Statale" di Milano. Cerco di raccontare il mondo con gli occhi della mia generazione, credo nell'informazione libera e nella ricchezza che nasce dallo scambio di opinioni. Per Sistema Critico mi occupo di politica, economia ed attualità. Sono scout e nel tempo libero: nuoto, calcetto e calciotto.

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