Le figure sole di Hopper

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L’artista

Generalmente collocato nella corrente del realismo americano, Edward Hopper rappresenta spaccati di vita quotidiana: bar, locali, interni di palazzi, appartamenti. Questi diventano le scene principali in cui Hopper colloca i personaggi. L’artista si intrufola nella realtà degli abitanti di New York, e li riporta sulla tela attraverso lo sguardo di un osservatore esterno. Le sue opere sono frutto di un’accurata riflessione, e non di un’improvvisa fonte di ispirazione.

Ci vuole parecchio tempo perché un’idea mi colpisca. Poi ci devo pensare per lungo tempo. Non inizio a dipingere finché non ho tutto ben chiaro in testa. Quando mi avvicino al cavalletto, sono già pronto.

Edward Hopper

La sensazione che trapela dalle sue opere è quella di “sospensione”. Le scene fluttuano nell’attesa che qualcosa accada, o nella ricerca di qualcosa che è già accaduto ma che non ha lasciato alcun segno. Il mondo acquista una nota metafisica, in cui lo spettatore si riscopre in una situazione di disagio ricoprendo così un ruolo fondamentale nelle opere di Hopper.

Lo sguardo

Il tema che percorre tutta la sua pittura è lo sguardo. Quando in una scena sono rappresentati due individui, l’osservatore viene lasciato fuori, nella posizione di osservare senza essere visto, percorso da un senso di alienazione e allontanamento.
Nelle rappresentazioni hopperiane è tutto immobile. Le figure che compaiono sulla tela non interagiscono tra di loro e sembrano disinteressate a quello che capita attorno. Viene descritta in questo modo la condizione americana del progresso e dello slancio verso la nuova realtà consumistica.

Sunlight in a cafeteria, Edward Hopper (1958)

Le figure sembrano trovarsi in trappola negli ambienti realizzati dal pittore. Ambienti chiusi, quasi claustrofobici. Il loro sguardo non è mai rivolto verso l’osservatore, ma punta lontano. Nasce così in chi guarda la tentazione di seguire quello sguardo e domandarsi a cosa effettivamente sia rivolto, consapevole che non troverà alcuna risposta nei limiti imposti dalla tela.

Un normalissimo momento della vita quotidiana sembra essere catturato per durare in eterno. La malinconia e la drammaticità aleggiano nella produzione di Hopper e vengono messe in luce dal gioco di ombre che viene a crearsi, nette e precise, dall’isolamento delle figure dipinte che, nonostante si trovino nello stesso ambiente non comunicano tra loro. Sembrano essere sul punto di muoversi o parlare, ma non succede esattamente nulla. Questa tensione cattura l’attenzione dell’osservatore, costringendolo in uno stato di attesa.

Morning Sun, Edward Hopper (1952)

Quello che tiene a pochi centimetri dalla superficie del nichilismo le opere di Hopper è proprio l’utilizzo della luce. E’ questa a far intuire un bagliore di speranza nelle figure intrappolate nei quadri. In questo modo non sono rappresentazione pura della passività, ma sembrano ambire a qualcosa.

Hopper propone un universo privato a cui l’osservatore non è tenuto a partecipare, e in cui gli viene data la possibilità solo di intuire, ma non di conoscere. E’ un’arte che tende a far riflettere e immaginare chi osserva, portando a porsi delle domande che non avranno mai risposta.

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Studentessa di pittura all'Accademia di Belle Arti di Urbino, 22 anni, che sogna l'Inghilterra e ama le notti estive. Momentaneamente barista. Aspiro ad un futuro nel mondo dell'estetica e dell'arte.

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