Il potere strutturale democratico

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In questo articolo proverò, anche attraverso esempi in qualche modo provocatori, a dare una spiegazione del perché il dibattito politico di oggi stia cadendo in una spirale viziosa carica di superficialità.

Le generalizzazioni e semplificazioni in politica si manifestano in una continua polarizzazione dei dibattiti pubblici, i quali finiscono per esaurirsi in continui scontri verbali: che siano essi all’interno delle nostre case, in televisione, sul web o in Parlamento. Entrare in quella che ormai assomiglia ad un’arena romana, il dibattito politico, significa essere sottoposti ad una continua forza esterna che ti attrae o ti respinge da un determinato “polo” di idee (per le quali si intendono gruppi, temi ecc…).

Questa forza dovrebbe essere costituita dalla nostra visione del mondo e dagli ideali che abbracciamo, che ci spingono a scegliere uno o l’altro polo. E per alcuni, in parte, è così. Ma quanto ciò incida sulle nostre scelte dipende dal nostro tasso d’informazione su quella determinata idea, o gruppo o tema.

E non tutti si informano in modo sufficiente per quanto riguarda le questioni politiche, per varie ragioni: innanzitutto noi non disponiamo di razionalità sinottica, prevista nella teoria economica della democrazia di Downs e, in parte, da Schumpeter, la quale richiede di sapere tutto riguardo a tutto. Perciò non siamo capaci di effettuare la decisione migliore in termini assoluti, in quanto essa richiede una mole d’informazione troppo costosa in termini di tempo, energie e competenze. Bensì noi disponiamo di razionalità limitata(Simon) che comporta, non più una massimizzazione dell’utilità delle scelte da parte del “consumatore” politico, ma la ricerca della soluzione più “soddisfacente”, ovvero scegliendo, in modo gerarchico, ciò che ci può soddisfare maggiormente in base alle conoscenze che si dispongono. Si passa, quindi, da una scelta ottimale ad una sub-ottimale ma, comunque, razionale. Inoltre, come sosteneva Schumpeter stesso, la politica non è prioritaria per la maggioranza dei cittadini, in quanto nella propria scala d’interesse sicuramente verrà prima il lavoro, l’affitto, fare la spesa, la famiglia o gli amici come per alcuni verranno addirittura prima il Grande Fratello o l’Eredità.

Coloro che posizionano gli argomenti politici più in fondo nella propria scala d’interessi saranno maggiormente influenzati da quella forza che, precedentemente, e in modo parzialmente errato come vedremo poi, avevo definito esterna. Ma non dobbiamo farci ingannare: tutti, chi più e chi meno, siamo influenzati da essa. Tale forza, nelle scienze politiche e sociali, è chiamata potere strutturale. In soldoni, il potere strutturale è la capacità di un soggetto A di intervenire e di modificare il contesto in cui ha luogo una relazione, senza imporre una scelta al soggetto B. Quindi il potere non si impone sul soggetto B, ma è la capacità di A di definire, controllare e nel caso modificare il contesto. Qualunque decisione prenda B, A ha potere su quella scelta e il suo contesto, ma non obbliga e non impone una scelta a B, può solo spingere a quella scelta, o un’altra, nel contesto limitato che A stessa ha scelto e definito (G. Nevola).

Come viene esercitato il potere strutturale?

Questo potere si manifesta in tantissimi modi, ma nel dibattito politico predilige la via verbale. Ovvero si manifesta con l’utilizzo di particolari termini e distinzioni con i quali noi dobbiamo confrontarci quotidianamente all’interno della nostra arena.

È potere strutturale la precedente citata polarizzazione del dibattito pubblico; infatti la scena politica è caratterizzata da una dicotomia esasperata ed esasperante, che ci spinge a scegliere una o l’altra parte e a comportarci di conseguenza. Il definire una politica pro-sistema o anti-sistema è esercitare un potere strutturale, in quanto non si entra in merito di quella determinata politica, ma si spinge un soggetto ad una posizione in base a come essa viene definita. Lo stesso vale per la distinzione tra razzismo e antirazzismo. Uno xenofobo o un omofobo verrebbero indicati come razzisti, anche se non lo sono. In questo modo possiamo essere anche spinti a rinunciare a delle nostre idee per evitare di essere additati ad un gruppo piuttosto che ad un altro. O, al contrario, abbracciare idee che non ci appartengono pur di essere visto come parte di un gruppo. Il teorema di Thomas ci dice che “se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”, ovvero noi definiamo delle “situazioni” non in base a ciò che sono, ma in base a ciò che noi pensiamo che siano. E in base a come noi definiamo determinate azioni, gruppi o temi, noi ci comportiamo di conseguenza.

Così quello che è un argomento molto vasto, come l’immigrazione viene semplificato in termini di chi è a favore e di chi è contrario, e così, chi è a favore o chi è contrario, viene automaticamente additato come, rispettivamente, di sinistra o di destra. Presentare le criticità di questo tema in un ambiente di sinistra è sempre più difficile, a causa dei preconcetti presenti al suo interno, così come farne notare le potenzialità in un ambiente di destra per le stesse ragioni. Così le sfumature diventano solo due colori, e gli incerti dovranno decidere se continuare ad informarsi e rimanere nella loro posizione ambigua (che ambigua non è) e rischiare di essere additati da una parte come razzisti, e dall’altra come buonisti, oppure rinunciare ed esprimersi sull’argomento a spada tratta.

Questo potere strutturale viene esercitato continuamente nel nostro contesto, che sarebbe il dibattito politico; ma da “chi” viene esercitato?

Facciamo infatti fatica ad individuare il soggetto A che modifica il nostro contesto e ci spinge ad una determinata scelta piuttosto che un’altra, anche perché, in questo caso, il contesto è molto grande, sia per numero di individui al suo interno, sia per la varietà di argomenti e temi. Forse questa difficoltà è dovuta al fatto che, quando pensiamo ad un soggetto A che esercita un “potere” su di noi – non in modo diretto, ma sul contesto – tendiamo a guardare sopra di noi perché siamo automaticamente portati a pensare in modo verticistico e quindi a ricercare una persona o un’istituzione con maggior poteri e strumenti che potrebbe influenzarci.

Questa seconda “propensione” è tutt’altro che sbagliata, anche se non esaurisce in sé la ricerca del soggetto A. Infatti sono numerosi gli studi che dimostrano la presenza di istituzioni che, attraverso vari strumenti, influenzano l’opinione e, di conseguenza, il dibattito pubblico. Possiamo far riferimento allo studio di Bachrach e Baratz che ci mostrano, ne “Le due facce del potere” come viene influenzata l’opinione pubblica negli USA.

Una di queste due facce è rappresentata proprio dal potere strutturale, che loro chiamano “mobilitazione del pregiudizio”, attraverso il quale i partiti e le lobby favoriscono o sfavoriscono, con l’utilizzo dei media, l’ingresso nel dibattito pubblico di determinati temi, o li presentano in modo positivo o negativo per farli accettare al grande pubblico. Un esempio potrebbe essere il reddito di cittadinanza, politica baluardo del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni politiche. Esso, nella pratica, non è un vero e proprio reddito di cittadinanza(non si dà a tutti coloro che sono italiani), ma per farlo entrare nella discussione pubblica e per togliergli dei preconcetti lo si è presentato come un reddito per i più poveri, per dare lavoro ecc.

Quindi il Movimento 5 Stelle ha tenuto il nome ma gli ha dato caratteristiche diverse per renderlo accettabile ai più, infatti sono pochi quelli che darebbero dei soldi alla sola condizione di essere cittadino italiano. Questa assegnazione di connotazioni differenti dal significato di “reddito di cittadinanza” è il potere di definire un contesto che possa essere a proprio favore. È quello di cui parlano Bachrach e Baratz: presentare le proprie idee in modo da renderle accettabili e presentabili al grande pubblico.

Ma, come detto, ciò non esaurisce l’identificazione del soggetto A.

Precedentemente avevo asserito che il potere strutturale era un potere “esterno”, per poi negarlo successivamente. Ora vediamo il perché. Il rapporto soggetto A e soggetto B, infatti, non può essere ricondotto ad un mero rapporto verticistico, anche se l’idea di qualcuno che esercita un potere su un altro individuo lo richiami in maniera implicita. Ciò che completa e costituisce per la maggior parte l’identikit del soggetto esercitante è la ricerca di esso in un rapporto orizzontale.

Infatti ci troviamo in un contesto essenzialmente democratico. Ognuno ha libertà di opinione, di parola e di espressione. Insomma, ciascuno esprime la propria idea.

Qui urge una precisazione: dire “ciascuno esprime la propria idea” può essere interpretata come una contraddizione rispetto a ciò che ho espresso precedentemente. In realtà, alla luce di quanto detto, ognuno esprime un’idea indotta dal contesto modificato, ma ciò non vuol dire che l’idea non sia propria. Come detto, il soggetto B effettua comunque una scelta.

Ritornando a noi, il dibattito pubblico è formato da tutti noi: da studenti, operai, imprenditori, politici ecc. Indubbiamente determinati soggetti avranno più voce e più influenza rispetto ad altri, ma, comunque, nel nostro piccolo, le idee di ciascuno arrivano a qualcun altro; che sia il nucleo familiare, il gruppo di amici, il fidanzato/la fidanzata o il web.

E qua arriviamo al punto.

Ciascuno di noi dovrà confrontarsi con il contesto che lo circonda. Chiaramente è complicato identificare il momento esatto in cui avviene tale confronto, in certi casi impossibile. In differenti graduazioni si è sempre nel contesto del dibattito politico, ma è comunque necessario effettuare una distinzione tra esso e il soggetto B, anche se solo in maniera astratta. Il contesto, il dibattito politico, è formato da tutta la popolazione, la quale esercita il suo potere sul nuovo arrivato, che è spinto a prendere una posizione, a scegliere in quale gruppo appartenere. Una miriade di soggetti A, che creano, e allo stesso tempo sono, il contesto in cui il soggetto B effettua la propria scelta. Ed una volta effettuata, esso farà parte di quel quadro, contribuendo al suo mantenimento e alle sue modifiche e aggiungendosi di conseguenza a quella miriade di soggetti A.

Abbiamo dunque la convergenza, anche se non coincidente in termini temporali, dei due soggetti: l’esercitante e il ricevente di un potere orizzontale, di un potere strutturale democratico; un potere che costruisce delle recinzioni, costituite da parole cariche di significati diversi dalla loro definizione in sé. Per aprire le recinzioni è richiesto uno sforzo individuale costante mirato ad un’informazione il più possibile critica e consapevole.

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About Author

Carlo Sapienza

Classe 1998. Nato nella bassa modenese, nel paesino di San Felice sul Panaro, dove la nebbia mi ha insegnato ad osservare al meglio le cose, e la pianura a spaziare con la mente. Sono iscritto al corso Studi internazionali nella facoltà di Sociologia di Trento. Scrivo per il blog Piazza del Mercato, e dal 2020, per Sistema Critico.

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