Netflix si impone durante il lockdown

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In questi mesi le piattaforme streaming ci hanno tenuto compagnia più del solito. Il tempo da dedicare a film e serie tv è aumentato e non possiamo che ringraziare la nuova frontiera del mercato cinematografico. Netflix e le altre piattaforme streaming si impongono durante il lockdown, mentre i cinema hanno abbassato le saracinesche e i set cinematografici sono congelati.

Netflix fa da padrone e registra un aumento del 23% degli utenti, quasi 16 milioni di clienti in più in tutto il mondo. La compagnia di Reed Hastings e Marc Randolph, adesso in buona compagnia, dopo l’arrivo di Apple TV+, Disney + e della più anziana Amazon Prime, sembra non voglia più fermarsi.

Nonostante i dati positivi continua la sfida tra gli amanti più fedeli di Netflix (quasi mai interessati al dibattito) e i più ortodossi difensori del cinema su grande schermo (spesso troppo interessati al dibattito). A questi si è aggiunta ormai da tempo la protesta, sicuramente più decisiva, di esercenti e distributori, spaventati dal colosso della distribuzione che si è deciso anche a produrre film in casa.

Trovata pubblicitaria di Netflix, manifesti con spoiler delle serie per spingere le persone a restare in casa.
https://www.brand-news.it/brand/tempo-libero/entertainment/miami-ad-school-spoiler-billboard/

Il caso che due anni fa ha alzato il polverone è quello di “Roma” (2018) diretto da Alfonso Cuarón, vincitore del Festival di Venezia e di tre Premi Oscar. Rimasto in sala per pochissimi giorni e per questo motivo rifiutato da Cannes. Ma i premi vinti hanno sdoganato definitivamente le pellicole d’autore prodotte dalla piattaforma on demand. Altro caso più recente quello di The Irishman, disponibile in pochi cinema italiani. Fino ad arrivare ai film che non hanno mai visto il grande schermo e sono stati distribuiti solo attraverso la piattaforma online. Se Martin Scorsese ha difeso la qualità e il coraggio di certi prodotti Netflix, il quale secondo il regista scommette anche su prodotti di qualità, la diatriba estetica rimane. Per la maggior parte degli addetti ai lavori l’esperienza della sala cinematografica non si può sostituire.

Ad aggiungersi alla politica distributiva osteggiata dalle sale, bisogna quindi anche considerare quella artistica che potrebbe influenzare la produzione. Non può essere presa in considerazione nemmeno la simultaneità della programmazione nelle sale e quella online. Sarebbe risolutiva dal punto di vista dello spettatore, il quale sarebbe libero di scegliere, ma insostenibile per i cinema. Tra l’altro gli Studios non possono competere, semplicemente perché non giocano con le stesse regole. Netflix non guadagna allo stesso modo. Infatti non ha bisogno di portare più spettatori possibili al botteghino, guadagna con gli abbonamenti. Questi consentono di avere un entrata più o meno fissa. Quest’entrata poi viene utilizzata per i contenuti, sia che vengano distribuiti, sia che vengano prodotti.

Se le tematiche considerate non sembrano interessarci direttamente, non si può dire lo stesso sul rapporto diretto con Netflix. Quello tra il cliente e le sue scelte. Proprio questo è il suo vero punto di forza: non solo aver trovato un nuovo canale per distribuire contenuti di successo, ma aver trovato una formula magica per dare agli spettatori solo quello che si aspettano di trovare. Solo ciò che permetta loro di non uscire dalla propria bolla, solo ciò che non sia divisivo. Questa formula magica è legata agli algoritmi di Netflix. Un primo livello che considera le interazioni che abbiamo con la piattaforma: le ricerche fatte da abbonati che abbiano gusti simili ai nostri, la presenza di un genere o di un attore. Tutto questo per presentarci una lista di consigli.

https://www.nextplayer.it/coronavirus-netflix-down-in-usa-e-europa/

Un altro livello invece punta direttamente la produzione. Attraverso l’analisi dei comportamenti e delle abitudini degli abbonati Netflix adatta i criteri con i quali costruirà il prodotto. Su quest’ultimo punto però, bisogna ammettere che non è certo una novità, più o meno da sempre gli Studios indirizzano la produzione. Non sempre, non allo stesso modo, ma non è nulla di nuovo.

Mal comune, mezzo gaudio?

Forse, ma Netflix sembra aver superato i precedenti. Sicuramente quando riesce a farci dire: “Stasera guardo Netflix”. Le caratteristiche dei singoli prodotti sono secondarie, quasi irrilevanti. Un unico prodotto pronto da consumare. Senza nemmeno doverci allungare per premere un tasto tra un episodio e l’altro, Netflix sceglie per noi.

Netflix e le altre piattaforme streaming si impongono durante il lockdown anche quando la stessa Universal Pictures, causa pandemia, eviterà di far passare i soliti 90 giorni tra l’uscita di un nuovo film nelle sale e la distribuzione su altre piattaforme. Altra prova del fatto che gli unici nel mondo del cinema ad essere usciti illesi da questo periodo sono solo le piattaforme di streaming (La Stampa, Bruno Ruffilli)

È sicuramente inutile associare Netflix al male assoluto. Non solo, esiste una fascia di film di media produzione, in termini di costi, che oggi vede in Netflix una delle sue uniche e ultime speranze di esistere e di avere una distribuzione (questi sì solo in streaming). Tra l’altro un articolo della CNBC riporta uno studio sulla frequenza nelle sale: chi guarda contenuti in streaming abitualmente è anche tra le persone che vanno al cinema più spesso. Sembra esserci anche del buono. Come al solito i cambiamenti sono temuti. Criticarli continuamente non li ha mai fermati (devo ricordarmelo), capirli ci permette di non subirli.

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About Author

Claudio Mariani

23 anni, studente di Storia all'università di Bologna. Appassionato di filosofia e cinema. Adoro i film sugli zombie e la musica funky. Ho tanti capelli.

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