White Privilege: c’è ma non si vede

0

Il white privilege è un insieme di vantaggi all’interno della società concessi alle persone bianche, escludendo di conseguenza la black community e le diverse etnie che non rientrano nella definizione di bianchi occidentali. Esiste come risultato diretto di fattori storici e sociali, ma soprattutto pratiche mirate a opprimere le persone di colore.

Avere il privilegio bianco e riconoscerlo non è razzista. Ma esiste a causa del razzismo e di pregiudizi storici duraturi. Pertanto, il significato richiede anche la ricerca di definizioni operative di razzismo.

Allora, cos’è il razzismo? Una utile definizione viene da “Sociology on Racism” di Matthew Clair e Jeffrey S. Denis. Definiscono il razzismo come “processi e strutture a livello individuale e di gruppo che sono implicati nella riproduzione della disuguaglianza razziale”. Il razzismo sistemico si verifica quando queste strutture o processi sono realizzati da gruppi con potere, come governi, imprese o scuole. Il razzismo differisce dal pregiudizio, che può essere conscio o inconscio nei confronti di un individuo o di un gruppo basato sulla loro identità.

“The Invisible Knapsack”

Peggy McIntosh, una femminista americana e attivista contro il razzismo, ha fondato il progetto SEED (“Seeking Educational Equity & Diversity”). Autrice dell’articolo White Privilege: Unpacking the Invisible Knapsack” (1989),definisce il white privilege come “uno zaino invisibile senza il peso di disposizioni speciali, assicurazioni, strumenti, mappe, guide, libri di codice, passaporti, visti, vestiti, bussola, equipaggiamento di emergenza e assegni in bianco”. Siamo sempre portati a vedere il razzismo come un atto di crudeltà e supremazia di qualcuno verso qualcun altro di diversa etnia, ma non ci insegnano a vederlo come un sistema invisibile che conferisce potere ad un particolare gruppo, ed è proprio questo che deve emergere dal seguente articolo.

Come per tutte le cose, è facile dare per scontato quello che si ha, ad esempio un tetto sopra la testa o cibo disponibile ad ogni pasto, a maggior ragione è facile non prestare attenzione ad un tratto che rientra nella propria identità, per questo il “privilegio bianco” è quasi invisibile per chi ne gode e, al contrario è invece evidente nel quotidiano per chi non ne può usufruire.

Situazione negli USA

Un altro elemento di questo privilegio è la scorretta capacità di vedere i bianchi come normali e tutti gli altri come diversi. Per quelli che sono bianchi, uno dei tanti privilegi “invisibili”, è vedersi come “solo individui”, semplicemente una parte della razza umana.

Quindi, dato per scontato che il desiderio primario sia quello di lavorare per avere un mondo migliore in cui ognuno di noi può vivere al meglio, il primo passo è riconoscere le basi del white privilege, soprattutto come funziona: uno dei primi vantaggi è quello di avere le porte aperte verso alcune risorse o ruoli di potere che ai neri sono negati; in altre parole, solamente basandosi sul colore della loro pelle i bianchi hanno fortune che ad altri non sono permesse.

L’ingiustizia di questa situazione fa semplicemente accapponare la pelle. E’ possibile che nel 2020 ci sia ancora del marcio così forte nelle fondamenta della nostra società?

In un paese europeo, dove gli stranieri sono inferiori al 10% della popolazione e le minoranze etniche non sono che una piccola parte di questo, il white privilege è sicuramente presente, ma non è sentito come invece in una società multiculturale. Analizziamo brevemente la situazione negli USA, paese multietnico per eccellenza. Al luglio 2016, gli americani bianchi costituivano la maggioranza, mentre gli afroamericani erano la seconda più grande minoranza etnica (12,7% della popolazione). Gli ispanici e latino-americani erano il 17,8% della popolazione totale, formando così la più vasta minoranza. La popolazione bianca, comprendente anche gli ispanici e latino-americani di carnagione bianca, costituiva il 76,9% della popolazione totale; osservando questi dati ci accorgiamo come a non godere del white privilege sia una fetta piuttosto importante, quasi il 30%.

Esempi del white privilege

Ma quali sono esempi pratici di questo privilegio, riscontrabili nella vita di tutti i giorni? Tanto per cominciare, i bianchi sono esposti in modo molto più ampio dai media, nei film e nei cartelloni pubblicitari. E’ molto facile sentirsi rappresentati, lo è molto meno per chi non è bianco. Quanto sanno veramente le white people di cosa significhi vivere con la paura di esser fermato dalla polizia? Il terrore costante di trovarsi in un posto sbagliato al momento sbagliato? Camminare da solo di notte e poter essere vittima di un’aggressione di matrice razzista è una realtà con la quale i bianchi non devono convivere.

Ancora, i bianchi possono essere sicuri che i loro figli non vengano bullizzati a scuola per il colore della loro pelle, possono essere sicuri che la loro voce venga ascoltata senza pregiudizi, possono essere sicuri che la maggior parte delle persone al potere sia della loro stessa razza, possono preoccuparsi di questioni razziali senza essere accusati di farlo solo per il loro tornaconto, possono essere sicuri che se avessero bisogno di aiuto legale o medico nessuno me lo negherebbe, perché sono bianchi.

Negli USA in questi giorni si stanno verificando forti proteste, partite dal caso di George Floyd, un uomo afroamericano soffocato da un agente di polizia di Minneapolis. Il caso Floyd ha riacceso una rabbia profonda per le uccisioni della polizia di neri americani e per il razzismo. I manifestanti sono scesi in piazza – non solo per esprimere il loro sdegno per l’uccisione di Floyd – ma per condannare la generale e duratura brutalità della polizia contro gli afroamericani.

Durante una protesta, è diventato virale il video del gesto di una giovane ragazza bianca che affianca un suo coetaneo di colore, in ginocchio davanti alle forze dell’ordine, affinché la polizia non lo percuota.

Consigli e conclusione

Come posso usare il mio white privilege affinché questo sia utile e non nocivo?

  • Parlare ad altre persone bianche di quello che è il loro privilegio e di come si riflette sulle persone di colore
  • Fare il possibile per amplificare la voce di chi non è bianco e non viene ascoltato
  • Essere più di un anti razzista: un attivista anti razzista!
  • Farsi sentire sulle ingiustizie razziste anche quando significa andare contro corrente
  • Seguire attivisti informati (come Oiza Queensday, Bellamy, Tia Taylor, Afroitalian Souls, Antonio Dikele Distefano, Loretta Grace).

Infine è importante evidenziare un punto importante a conclusione di questa discussione: in una circostanza del genere è opportuno,specialmente per coloro che hanno garanzia di privilegio bianco, mettere da parte qualsiasi tipo di egocentrismo e fare di tutto per rendere protagonista la causa per cui ci si batte. Ciò che si deve fare non è quello di intellettualizzare la questione e servirsene per la propria autocelebrazione, ma mettere in luce, proprio in virtù dei privilegi di cui si dispone, le esperienze dei diretti interessati e dare loro spazio e libertà di espressione. Insomma fare tutto il necessario per servire la causa dell’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani senza anche questa volta appropriarsi del palcoscenico.

Il white privilege non significa che la tua vita non è dura, significa semplicemente che il colore della tua pelle non è uno dei motivi che la fa essere tale.

Link donazioni utili:

Si può donare direttamente al George Floyd Memorial Fund per aiutare la famiglia di Floyd, nonché alle organizzazioni sul campo nel Minnesota, come il Minnesota Freedom Fund (che aiuta a pagare le cauzioni), Black Visions Collective (in sostegno di comunità nere autonome e sicure) e Reclaim The Block  (che lavora per trasferire denaro dal dipartimento di polizia ad altre aree del bilancio della città).

Share.

About Author

Avatar

Studentessa di lettere moderne all’Università di Urbino Carlo Bo, da sempre appassionata al giornalismo culturale, ha partecipato al “Festival di Giornalismo Culturale 2016” organizzato a Fano e ha collaborato a “Passaggi Festival” come volontaria. I suoi articoli hanno lo scopo di avvicinare i giovani nel modo più semplice possibile alla letteratura e alla storia dell’arte. Appassionata di musica e di vintage, cerca di portare la parte migliore di se stessa in tutto ciò che scrive.

Leave A Reply