Psycho pass e l’utopia della società perfetta

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Immaginate di legger queste righe, magari con superficialità. Se solo nella vostra mente sta balenando l’idea di fare qualsiasi tipologia di crimine, è finita. Un tonfo secco. Ed ecco piombare la sezione anticrimine della Pubblica Sicurezza.

Niente può salvarvi, nulla può nascondervi. Hanno occhi ovunque ed orecchie ad ogni angolo.

Dite addio alla vostra vecchia vita, così come la conoscete. Un triste addio ai piaceri della quotidianità. Senza aver commesso niente. Per colpa di un numero.

Una piccola cifra virtuale che rappresenta il limite tra vita e morte. Una ghigliottina, una discesa lenta nell’abisso. Il coefficiente di criminalità.

Ciò potrebbe accadere in una qualunque giornata, ad un qualunque abitante. Se fossimo nel 2112 in una Tokyo plasmata dalla brillante mente di Gen Urobuchi.

Psycho pass: il contesto

In un futuro prossimo la società giapponese è regolata da un sistema informatico chiamato Sibyl System. Questo è in grado di misurare ed esprimere in numeri lo stato psicologico e le tendenze caratteriali delle persone: questo è il loro Psycho-Pass. In questo modo è possibile determinare il “coefficiente di criminalità” di un uomo, ovvero la probabilità che questi commetta un crimine.

Superata una certa soglia intervengono gli Ispettori del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e gli Esecutori, criminali latenti il cui compito è quello di catturare altri criminali. Questi sono dotati delle Dominator: pistole collegate direttamente al Sibyl System che, a secondo del coefficiente di criminalità, possono paralizzare o anche uccidere una persona.

esempio di lettura coefficiente di criminalità

Una realtà fantascientifica

Per gli amanti della letteratura fantascientifica, pare quasi immediato un collegamento con Philip Dick: la possibilità di fermare un crimine prima della sua effettiva attuazione.

Gli algoritmi del Sibyl sembrano prevedere il futuro, tenendo monitorato il coefficiente personale. In questo modo, il concetto di criminalità diventa, quasi, obsoleto. Le catene non sono esplicite, non si ha la sensazione di vivere in una prigione a cielo aperto e il Grande Fratello/Sibyl scruta in modo subdolo, dando l’errata sensazione di una vita serena alla popolazione.

Tutti vengono giudicati allo stesso modo senza distinzioni di età, sesso, etnia e la società risulta efficiente.

Si può dire che il Sibyl System sia un’incarnazione della filosofia dell’utilitarismo il cui motto è: “Il massimo della felicità per il massimo delle persone”.

Di contro, questo sistema non è infallibile.

Nel mondo di Psycho-Pass per essere considerati dei criminali latenti basta aver subito un grosso stress e spesso le vittime stesse vengono arrestate o uccise per questo motivo.

Inoltre, questa limitazione della libertà provoca un garve effetto sulle persone comuni. Queste, infatti, perdono completamente il senso della giustizia, non riescono più a distinguere tra bene e male.

Lo dimostra il fatto che, quando una donna viene picchiata a sangue nel mezzo di una strada affollata, nessuno fa nulla. Perché non riescono ad identificare quell’azione come un atto criminale.

Come reagire al Sibyl System: vari casi di devianza

In termini generali la devianza è “un comportamento di una persona o di un gruppo che viola le norme di una data collettività”.

Guardando Psycho Pass, si possono differenziare varie sfumature del concetto di devianza.

Il primo comportamento, la conformità, è l’unico non-deviante e comporta l’accettazione tanto dei fini quanto dei mezzi imposti dal sistema. Questo è l’atteggiamento della maggior parte delle persone normali.

Il secondo è il ritualismo. Implica l’accettazione dei mezzi ma non dei fini, ed è quello assunto dagli Escutori. Loro, infatti, hanno abbandonato l’obbiettivo di avere un coefficiente di criminalità basso e vivere in tranquillità. Ma continuano a lavorare per il sistema, catturando e uccidendo altri criminali latenti come loro.

Il terzo, prende il nome di rinuncia, messo in atto dall’Esecutore Shinya Kogami. La rinuncia comporta il rifiuto sia dei fini sia dei mezzi e quindi l’auto-esclusione della vita sociale, ed è proprio quello che Kogami fa.

Il quarto è quello attuato dall’altra protagonista, Akane Tsunemori: l’atteggiamento dell’innovazione che prevede l’accettazione dei fini ma non dei mezzi. Akane capisce che togliere il Sibyl System, ad una società che non è più capace di distinguere da sola il bene dal male, porterebbe solo alla sua distruzione. Quindi, al fine di creare una società migliore, decide di rimanere nei circuiti del sistema. Nonostante ciò vada contro i suoi principi.

Shinya Kogami e Akane Tsunemori

Libertà e deinos

Il quinto comportamento deviante, quello della ribellone, è quello adottato da Shogo Makishima. Anche qui vengono rifiutati i fini e i mezzi proposti dal sistema, ma in questo caso il soggetto mira a sostituirli con altri che secondo lui sono più giusti.

La sua potrebbe essere definita una filosofia del caos. Egli crede che nella anonima massa di pecore obbedienti creata dal Sibyl System si sia persa tutta la bellezza dell’essere umano.

Si può vedere il Deinos di Sofocle: l’uomo è descritto con questa aprola ambivalente. “Straordinario” ma anche come “temibile”.

Shogo si pone al di là del bene e del male, per usare Nietzsche come metafora: guarda nell’abisso, ma l’abisso non sembra guardare dentro di lui.

Nel mettere in pratica ciò che predica Makishima aiuta delle persone a seguire i loro desideri più profondi, nel tentativo di vedere “la loro vera anima”. Questi desideri, portati così all’eccesso, si manifestano quasi sempre in atti criminali. Ecco l’uomo descritto nell’Antigone.

Shogo Makishima

Da Sofocle a Kierkegaard

Non solo Sofocle. Una dei discepoli di Makishimache più colpisce e regala spunti di riflessione è Rikako, una studentessa dell’Istituto femminile Oso. La sua visione è legata alla filosofia di Kierkegaard: la vita umana è costellata di scelte, che annullano percorsi alternativi.

La possibilità di decidere ed essere protagonista diretto delle conseguenze delle proprie azioni rende tutto possibile. L’uomo è quindi protagonista di infinite decisioni che generano una libertà assoluta.

È qua che vediamo il cuore del dramma permanente: la mancanza di un orientamento netto, di criterio creano nell’uomo instabilità e smarrimento. L’angoscia kierkegaardiana può esistere in un mondo in cui la scelta è impossibile?

Il controllo sulla vita altrui, scaturito dalla rigidità del Sibyl, libera l’uomo dal suo dramma, ma lo proietta in un recinto e ne limita l’essenza.

Tra citazioni e riflessioni

Psycho pass va oltre alla fantascienza. Punta i riflettori su discussioni memorabili e riflessioni sui grandi temi della filosofia. Primo fra tutti, troviamo Makishima, vera nemesi del sistema e della filosofia che lo permea.

Memorabili le sue discussioni con Kogami, a riguardo dell’utilizzo della forza nella messa in atto della giustizia.

È necessaria la forza per far sì che la giustizia esista e sia attuabile?

Makishima va oltre e riflette sul concetto di libero arbitrio, senza il quale l’uomo è annullato. Diventa schiavo.

Nell’obbedire al Sibyl System si perde tutta la bellezza dell’essere umano. Un essere vivo, che pensa e sceglie.

È meglio una vita apparentemente sicura, ma in catene o una in cui l’uomo può ancora sentirsi libero?

Alice Mauri

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Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

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