La ripresa dell’università italiana

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Nessuno immaginava di dover affrontare una simile situazione prima di qualche mese fa, eppure ci troviamo nel bel mezzo del più difficile momento storico successivo al dopoguerra. Un’imponente crisi sanitaria rischia di bloccare la nostra economia frenando contemporaneamente domanda – riduzione dei consumi – e offerta. Interessante è, allora, analizzare le conseguenze e poi la ripresa dell’università italiana da questa difficile situazione.

Autorevoli economisti hanno detto la loro a riguardo; uno di questi è Mario Draghi che in una lunga analisi sul Financial Times esprime tutte le sue preoccupazioni:

«È già chiaro che la risposta deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico – scrive Draghi – la perdita di reddito del settore privato dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente».

Interessante è l’analisi de I Mappamondi per il nostro blog sugli eurobond.

Dunque sarà compito dello stato proteggere i cittadini e le imprese garantendo loro una più o meno veloce ripresa.

COSA STA FACENDO IL NOSTRO GOVERNO?

Il governo italiano è in moto da tempo verso questa direzione; ha infatti varato un ultimo provvedimento straordinario, denominato “Decreto Rilancio”, dal valore di 55 miliardi in deficit. Secondo il MEF sono molti i settori coinvolti ma in particolare il turismo, la cultura e l’istruzione. Nello specifico, sono stati destinati 1,4 miliardi di euro per la ripresa dell’università italiana insieme ad un rilevante sostegno alla ricerca, apprezzabile sintomo dell’importante ruolo che gli atenei devono ricoprire nel nostro Paese.

Dunque è fondamentale riuscire a coinvolgere i giovani che molto spesso risultano ancora poco valorizzati. L’istruzione e la sanità dovrebbero essere i settori strategici più influenti per un Paese che guarda verso il futuro eppure, finanziamenti di questa portata, si vedono solo adesso.

È lecito quindi chiedersi se l’aiuto al sistema universitario italiano è soltanto un mero sostegno in tempi di crisi o l’avvio di un progetto d’investimento pluriennale che valorizzi una volta per tutte i nostri atenei.

UN PO’ DI DATI SULL’UNIVERSITÀ ITALIANA

Il nostro sistema universitario è qualitativamente uno dei migliori al mondo. Secondo la classifica 2020 di Qs World University Ranking spiccano nel panorama mondiale eccellenze come la Sapienza di Roma, seconda per storia antica, il Politecnico e la Bocconi di Milano, rispettivamente sesto per arte e design e settima per business e management.

A dispetto di questo gli atenei italiani non sono mai stati valorizzati a pieno. Schiacciati dalla troppa burocrazia e dalla bassa innovazione, ancora oggi vedono troppi studenti emigrare alla ricerca di un futuro migliore. Ci basti pensare che le immatricolazioni universitarie calano a vista d’occhio già da qualche tempo e nonostante la timida ripresa degli ultimi tre anni, che ha raggiunto, seconda la Repubblica, i livelli precedenti la crisi del 2008 (307 mila neo- iscritti) per il periodo 2019-20, un report commissionato dal ministero dell’Università stima una contrazione dell’11% e, nei casi più gravi, del 20% per il prossimo anno.

Un mondo che ha privilegiato, fino a qualche mese fa, le università del nord alle quali erano destinate la maggior parte delle risorse disponibili – 42,3% secondo l’ultimo rapporto biennale dell’Anvur – lasciando la restante parte suddivisa tra sud e isole. Rispetto al 2009, continua lo studio, la spesa complessiva per il sistema universitario è diminuita di circa 1 miliardo, di cui 180 milioni destinati al sostegno del diritto allo studio. Dunque, la modesta ripresa delle immatricolazioni, bloccata dalla pandemia, è sicuramente riconducibile alla lenta crescita italiana dopo il 2008 e non ai fondi statali in aiuto alle famiglie (riduzione di tasse universitarie).

SPERANZE DI RILANCIO

Adesso è il momento di guardare avanti. Il “decreto rilancio” fa ben sperare.

«Le università plaudono le misure su università e ricerca del Decreto Legge annunciato dal Governo», così commenta la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI) elogiando il lavoro del Ministro Manfredi.

Dunque la direzione verso cui avanziamo è, forse, una volte per tutte, quella giusta.

Preoccupa il crollo delle matricole e, ancor di più, i possibili abbandoni dovuti alle condizione precarie delle famiglie. Un calo di iscritti rischia di diventare una rinuncia al futuro. Per questo i nuovi provvedimenti provvedono anche alla creazione di ben 4000 nuovi posti da ricercatore.

Secondo il Sole24Ore saranno subito disponibili ben 290 milioni di euro suddivisi in quattro linee di intervento. I primi riguardano gli studenti in pieno digital divide seguiti, poi, da fondi destinati alla riduzione della no tax area e da un aiuto alle famiglie danneggiate dalla crisi. Infine ci sono risorse destinate al fondo integrativo statale per le borse di studio e ai dottorati di ricerca.

«Gli investimenti in questione – ha commentato Ferruccio Resta, Presidente della CRUI – non tamponano, ma rilanciano. È questa la questione cruciale. Finalmente, dopo anni di ritirata dello Stato da un settore fondamentale per lo sviluppo e il benessere dei cittadini, si intravedono chiari segnali di un cambiamento di marcia».

La strada per la ripresa dell’università è ancora molto lunga e non basta fermarsi qui. Nonostante i positivi pareri di molti accademici è necessario programmare un mirato piano pluriennale che rilanci il nostro paese. Sarà allora un “miracolo italiano” o la solita “storia all’italiana”?

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Pierdomenico Ottomano

Sogna, insegui, vinci! Questo sono io. Pugliese fuori sede, sono ormai due lunghi anni che seguo lezioni di economia all'università di Urbino. Musicista mancato, credo in quel futuro che saremo in grado di costruire grazie alla competenza, alla cultura, all'educazione e all'umiltà. Prendiamo in mano la nostra vita e realizziamo i nostri sogni!

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