Arte per educare nella Germania di Hitler

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Dopo essere diventato dittatore nel 1933, Adolf Hitler sfruttò il suo potere per diffondere in tutta la Germania la propria idea di arte. Il modello era l’arte classica greca e romana, considerata il simbolo per eccellenza della bellezza e della forza. Per compiacere questo ideale, non esitò a distruggere e vendere migliaia di opere d’arte nel nome di una razza superiore.

I sogni artistici falliti del dittatore

Adolf Hitler aveva avuto fin da bambino un rapporto molto stretto con l’arte.
Da giovane sognava di diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Vienna, ma il sogno si infranse nel 1908. Fu infatti bocciato per due volte consecutive all’esame di ammissione, nonostante nella scuola tecnica che aveva frequentato precedentemente fosse il miglior disegnatore della classe.

"Maria e Gesù", quadro dipinto da Adolf Hitler nel 1913
“Maria e Gesù”, quadro dipinto da Adolf Hitler nel 1913

Negli anni successivi (e fino allo scoppio della Prima Guerra mondiale) dipinse e realizzò cartoline per pagarsi da vivere. Si stima che il numero di quadri da lui realizzati si aggiri tra i due e tre mila. Alcuni oggi sono di proprietà privata, mentre altri si trovano oltreoceano, presso l’International Museum of World War II in Massachusetts e in alcuni caveau segreti a Washington.
Nonostante la sua entrata in politica, la passione per il mondo artistico non lo abbandonò mai.

Quando divenne Cancelliere iniziò a riprogettare Berlino per far divenire la città un vero e proprio simbolo dell’orgoglio tedesco. Cominciò nel 1925 con quella che sarebbe dovuta essere la “Galleria nazionale tedesca”: con egli stesso come direttore, sarebbe diventata la casa delle opere dei suoi artisti preferiti (chiaramente tedeschi).
Dopo l’annessione dell’Austria ai territori germanici, Hitler decise di spostare la costruzione del museo a Linz, città a lui molto cara. Rese il progetto ancora più imponente dopo una sua visita in Italia. Invidioso della quantità di opere presenti nella penisola, decise che il suo museo dovesse divenire il più grande e prestigioso d’Europa.
Il Führermuseum non vide mai la luce. Hitler vi rimase però sempre ossessionato, anche mentre il suo impero cadeva a pezzi.

Febbraio 1945: a tre mesi dal suicidio, Hitler contempla nel suo bunker il modello del Führermuseum (dal sito del Minneapolis Institute of Art)

Nel nome della razza

Sono convinto che il lavoro dei grandi statisti e dei leader militari risieda sempre nel campo dell’arte.
da Mein Kampf, 1925

Hitler disprezzava tutta l’arte non tesa ad esaltare il mito della razza ariana, che al tempo comprendeva la maggior parte delle opere contemporanee.
L’esaltazione della razza ariana e l’antisemitismo non erano concetti nuovi ma con Hitler assunsero una connotazione diversa. Divennero parte centrale di un progetto volto all’eliminazione dell’arte ritenuta “inutile” dal regime.
Dadaisti, impressionisti, cubisti, surrealisti e persino gli espressionisti (nonostante la matrice tedesca e il fatto che alcuni di loro avessero aderito al Partito nazista) vennero messi al bando e bollati come arte degenerata, in tedesco entartete Kunst. Vincent van Gogh, Marc Chagall, Paul Klee, Piet Mondrian, Wassily Kandinsky, Max Ernst, tra più noti. 

Nel 1937 una squadra di quattro esperti tedeschi si riunì su ordine di Hitler per individuare pezzi degenerati e venderli all’estero. Lo scopo ufficiale era quello di aumentare la liquidità nelle casse dello stato in vista della corsa alle armi. Quello ufficioso di eliminare ogni traccia di quest’arte “perversa”.
Furono sedici mila i quadri e le sculture sottratti a musei e collezioni private di tutto il Paese. Si stima inoltre che siano cinque milioni quelli rubati alle altre nazioni.
Alcuni di questi sarebbero dovuti entrare nella collezione privata di Hitler e di Hermann Göring, numero due del regime.

Le mostre

Venne organizzata una mostra itinerante con 650 di questi pezzi. La “Mostra dell’arte degenerata” aveva lo scopo di dimostrare la devianza delle avanguardie ed educare i tedeschi a quale tipo di arte disprezzare. Le tele esposte erano circondate da slogan che puntavano a metterle in ridicolo ed erano accompagnate dai disegni di malati mentali.
Pochi giorni prima si era tenuta invece a Monaco la “Grande mostra dell’arte tedesca”, assolutamente celebrativa dell’arte gradita al regime.
Per ironia della sorte, la mostra degenerata riscosse più successo di quella tedesca.

Hitler in visita alla "Mostra dell'arte degenerata" nel 1937.
Hitler in visita alla “Mostra dell’arte degenerata” nel 1937.

Le motivazioni

Delle nuove correnti artistiche d’avanguardia, il Führer odiava la concezione delle figure umane, scomposte e deformi, la critica allo Stato che da esse traspariva e i sentimenti di paura che infondevano. A tutto questo opponeva l’esaltazione della bellezza dell’arte classica, la sola arte di Stato, pura e rassicurante.

Hitler riteneva che chiunque sostenesse il tipo “sbagliato” di arte, come gli intellettuali ebrei, contribuisse al disfacimento della società. L’arte infatti era considerata uno strumento importante all’interno dell’ideologia nazista. Per questo motivo venne costruita ad hoc un’arte di regime che potesse influenzare ed istruire le masse. Egli infatti voleva elevare al massimo la cultura germanica, limitando le influenze straniere e inviando artisti tedeschi all’estero. I traguardi così raggiunti dalla cultura ariana potevano essere evidenti in tutto il mondo.

Oltre 600 mila sono i lavori ritrovati finora, ma tanti ancora risultano dispersi. I Monuments Men rinvennero alla fine della guerra capolavori come la Madonna di Bruges di Michelangelo, l’Astronomo di Vermeer, la Danae di Tiziano. Erano nascosti negli appartamenti dei mercanti d’arte di fiducia del partito o nelle miniere, qui portati quando gli esiti della guerra erano ormai chiari.
L’elenco di opere d’arte degenerate (circa 17 mila voci) compilato tra il 1941 e il ’42 è oggi consultabile sul sito del Victoria and Albert Museum.

“La pittura è uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico”.
Pablo Picasso

 Tre Monuments Men posano con la "Dama con l'Ermellino" di Leonardo, recuperata nell'aprile 1946 in Polonia.
(dal sito  monumentsmenfoundation.org)
Tre Monuments Men posano con la “Dama con l’Ermellino” di Leonardo, recuperata nell’aprile 1946 in Polonia.
(dal sito monumentsmenfoundation.org)
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Caterina Costa

Bellunese a Bologna, con una passione per l’arte nata tra i banchi di scuola e proseguita tra quelli universitari. Nata nel 1996, frequento il corso magistrale di Arti Visive. Appena sbarcata su Sistema Critico, la scrittura è un’esperienza nuova che mi piacerebbe coltivare.

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