Dal vino d’Arabia all’Espresso: la storia del caffè

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Qual è il caffè più costoso del mondo? Quanti tipi esistono?

Sul finire del XVI secolo, il caffè giunse in Europa a bordo dei grandi velieri che solcavano il Mediterraneo. La sua storia è molto particolare ed è indubbio che, ancora oggi, sia la bevanda con il più alto potere aggregante.  

“Qahwah”

La parola “coffee” entrò a far parte della lingua inglese nel 1582, riprendendo l’olandese “koffie” e il turco-ottomano “kahve”, ma tutte derivano da qahwah. Originariamente con la parola araba “qahwah” si faceva riferimento ad una tipologia particolare di vino dal gusto forte e deciso. Tradotta dall’arabo, la parola vuol dire “energia” ma secondo la lessicografia indica anche la “mancanza di fame” (in riferimento alle proprietà sazianti della bevanda).

L’arte di mangiar bene

Fino al XIX non era chiaro quale fosse il luogo d’origine del caffè, fu Pellegrino Artusi (scrittore e gastronomo) con il suo manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, per molti conosciuto semplicemente come “L’Artusi”, a ritenere che il caffè originario fosse quello proveniente da Mokha (Yemen).

Per altri, il primo caffè proviene dall’Etiopia.
Si narra che fu proprio un pascolo di capre che, masticando foglie e mangiando bacche rimase sveglio per tutta la notte. Il loro pastore Kaldi, capì che era per via di quello che avevano mangiato e per questo, decise di fare un infuso con quelle stesse bacche. Scoprì, allora, le proprietà energizzanti della bevanda.

Di storie o forse leggende ce ne sono innumerevoli, quella soprariportata è solo una delle tante. Ma la vera fortuna è venuta alla luce quando la bevanda è arrivata in Europa.

Venezia

La prima città italiana ad accogliere il caffè fu Venezia, crocevia del commercio nel XVI secolo. Dopo che esso si era abbondantemente affermato e veniva, altrettanto abbondantemente consumato a Damasco, poi al Cairo e infine in Turchia, grazie ai commerci, infatti, arrivò anche in Europa.

È proprio a Venezia che, nel 1720, Floreano Francesconi fondò il caffè letterario intitolato “Alla Venezia Trionfante” ribattezzato successivamente in “Caffè Florian”. Ai suoi tavoli discussero e sorseggiarono tazze di caffè, tra i tanti, Ugo Foscolo, Lord Byron, Charles Dickens…

I caffè letterari in Italia e non solo, divennero luoghi importanti di ritrovo e confronto politico. Le menti più brillanti si recavano in questi luoghi magici e conviviali. Dotati di una forza particolare, divennero una sorta di istituzione.

Il caffè Florian oggi, credit: veneziaradiotv.it

L’espresso

Esistono diversi tipi di caffè, ma l’espresso è certamente l’emblema della cultura italiana. Prende questo nome in virtù del processo di realizzazione che lo caratterizza. E’ frutto, infatti, della torrefazione e della macinazione dei chicci di caffè attraverso macchinari che, nel tempo, hanno cambiato forma.

La prima macchina per la macinazione venne ideata da Angelo Moriondo nel 1884 a Torino, in occasione dell’Expo.

Il brevetto per la macchina dell’espresso

Dopo varie vicissitudini, il brevetto passò nelle mani di Desiderio Pavoni, titolare dell’omonima azienda. Da allora, la macchina per il caffè cominciò ad essere prodotta in serie. Ma fu Pier Teresio Arduino che nel 1905 intuì la potenzialità della macchina da bar e comprese l’utilità di uno strumento che potesse realizzare il caffè “al volo” rendendo più rapido e semplice il lavoro dei baristi.

Tradizioni

Esistono due varietà di chicchi che possono essere adoperati per realizzare questa inebriante bevanda: arabica o robusta. Le modalità di realizzazione cambiano da Paese a Paese, mentre le abitudini di consumo variano da persona a persona. C’è chi lo preferisce “all’americana” e quindi dal gusto più leggero e delicato, oppure, chi non si vuole allontanare dalla tradizione italiana e beve solo l’espresso. Alcuni lo vogliono macchiato caldo, altri macchiato freddo, altri ancora preferiscono il cappuccino…ma, a prescindere da tutto, il caffè mantiene, da sempre, le sue proprietà aggreganti e, ancora oggi, è tra le principali “scuse” che portano amici e parenti a ritrovarsi per “bere un caffè in compagnia”.

Dale Cooper in Twin Peaks

Per concludere, ripartiamo dall’inizio: qual è, allora, il caffè più costoso del mondo? Ebbene, è il Black Ivory Coffee (ben 1600 euro al kg). Viene prodotto in Thailandia tramite l’aiuto degli elefanti attraverso modalità piuttosto discutibili e per una quantità piuttosto esigua di 150 kg l’anno.

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Natalìa Buccini, nata nel 1998 in Molise. Ho conseguito il diploma al liceo classico. La passione per la conoscenza della realtà che mi circonda, mi ha portata a scegliere la facoltà di Scienze Politiche che attualmente frequento. Adoro la musica ed i bei libri.

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