Kosovo: le ombre del passato continuano a bussare

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Seppur siano passati 12 anni dall’indipendenza del Kosovo, i problemi politici di questo Stato continuano a non attenuarsi. Il 24 giugno, il Presidente della Repubblica kosovara Hashim Thaçi, è stato rinviato a giudizio, insieme ad altre importanti figure politiche kosovare, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. A muovere le accuse è stato l’ufficio del procuratore del Kosovo Specialist Chambers and Specialist Prosecutor’s Office.

Chi è Hashim Thaçi?

Il presidente del Kosvo Hashim Thaçi. Photo Credit: Reuters

Hashim Thaçi, è una delle figure più importanti del panorama politico kosovaro. Prima di essere eletto Presidente del Kosovo nel 2016, Thaçi ha coperto diverse cariche politiche nei precedenti governi kosovari come vicepremier e ministro degli esteri. Ancor prima, però, durante la sanguinosa guerra in Kosovo del 1998-99, entra a far parte dell’UÇK, acronimo di Ushtria Çlirimtare e Kosovës, fino a diventarne rappresentante politico. L’UÇK è stato un esercito formato da albanesi-kosovari che ha combattuto contro l’esercito jugoslavo durante gli anni di guerra in Kosovo. Seppur quest’ultimo abbia commesso atroci crimini contro gli albanesi kosovari, l’UÇK non è stato da meno. Infatti, nel corso degli anni, sono state diverse le accuse per crimini di guerra e contro l’umanità rivolte ai suoi esponenti.

Di cosa è accusato il presidente del Kosovo?

Come si legge dal comunicato stampa dell’ufficio del Procuratore dell’Aja, Thaçi è stato incriminato per essere responsabile, in tempi di guerra, della morte e della tortura di oltre 100 persone di etnia albanese e serbo kosovara, rom ed egiziana; accusati dall’UÇK di essere presunti collaboratori dell’esercito jugoslavo. Questa, però, non è l’unica grave accusa mossa nei suoi confronti. Secondo il procuratore dell’Aja, Thaçi avrebbe tentato di ostacolare queste imputazioni, cercando, inoltre, di rovesciare la legge che ha imposto l’istituzione della Corte.

In un post riportato nella sua pagina personale, il Presidente kosovaro respinge queste accuse; ritenendo che siano frutto di tentativi per riscrivere la storia del Kosovo. Adesso un giudice pre-processuale avrà sei mesi di tempo per decidere se convalidare le incriminazioni.

A rischio il meeting di Washington

Queste accuse non potevano arrivare, forse, in un momento peggiore per il Kosovo. Infatti, lo stesso Thaçi, nel momento in cui gli venivano imputate le incriminazioni, si trovava in viaggio verso Washington, dove ad aspettarlo ci sarebbe stato l’ambasciatore americano Richard Grenell e il presidente serbo Vučić. L’incontro, fortemente voluto dal presidente americano Donald Trump, ha come scopo quello di cercare di accelerare il raggiungimento di un accordo di pace tra la Serbia e il Kosovo. La Serbia non riconosce, ad oggi, il Kosovo come Stato indipendente. Il Kosovo, infatti, ricordiamo che non è ancora membro delle Nazioni Unite e numerose nazioni, tra cui Spagna, Russia e Cina, non lo riconoscono come Stato indipendente.

I rapporti tra Pristina e Belgrado

La questione kosovara, a monte, è molto più articolata. Nel corso degli anni l’Unione Europea ha fatto diversi passi in avanti nel dialogo tra Pristina e Belgrado. Nel 2013 si era raggiunto un accordo mai firmato, a Bruxelles, che avrebbe spianato la strada verso una normalizzazione delle relazioni, ma così non fu. Il Bruxelles Agreement prevedeva che il Kosovo concedesse alle sue municipalità del nord, a maggioranza serba, di ottenere un pieno autogoverno. In cambio Belgrado ha concesso la cessione dei suoi poteri sulla polizia e sul sistema giuridico delle municipalità del nord kosovaro, facendole confluire sotto il controllo del governo di Pristina.

Seppur la Serbia abbia rispettato i patti, il governo kosovaro non ha mai concesso l’autogoverno alle municipalità del nord. Ciò, nel corso degli anni, ha portato a un’intensificazione di ripicche e ostacoli tra i due Stati. Alla prima occasione la Serbia ha ostacolato l’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Pristina, di sua risposta, ha imposto dazi del 100% sulle merci provenienti dalla Serbia. Per riuscire a riportare la pace tra i due Stati, è stata avanzata l’ipotesi di raggiungere un accordo attraverso uno scambio di territori. Il tutto però si è dissolto in una bolla di sapone dopo il summit di Berlino nell’aprile del 2019.

Le ombre mai dissipate

Non è la prima volta che delle accuse per crimini di guerra e contro l’umanità vengono mosse nei confronti di un esponente politico kosovaro. Lo stesso Ramush Haradinaj, ex primo ministro kosovaro, dovette dimettersi a causa delle stesse accuse mosse dalla Kosovo Specialist Chambers nel 2019. Le dimissioni di Haradinaj hanno portato a due rocamboleschi cambi di governo in meno di un anno. Ad oggi, il primo ministro del Kosovo è Avdullah Hoti e sostituirà lui il presidente Thaçi nell’incontro che si terrà a Washington e di cui si è accennato in precedenza. Sperando che, da esso, i due Stati, ormai da troppo tempo in conflitto, riescano a fare passi in avanti verso il raggiungimento di un accordo che normalizzi le loro relazioni.

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Manuel Ferrara

Siciliano, classe 1993. Consegue la laurea magistrale in Economia Politica e Istituzioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Pavia. Aspirante cooperante nel settore delle emergenze umanitarie, è un fervente difensore dei diritti umani. Grande appassionato di film e di Andrea Camilleri, immagina, di tanto in tanto, di trovarsi dentro una matrioska di sogni.

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