Il Recovery Fund aiuterà l’economia italiana?

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Il dicianove Giugno c’è stato in un incontro fra i commissari dell’Esecutivo Europeo volto a dare una risposta univoca alla crisi economica derivata dall’attuale pandemia. La Commissione Europea ha annunciato gloriosamente l’iniziativa “Next Generation EU”.

Essa non sarebbe altro che una evoluzione del fondo settennale della stessa commissione, ma maggiorato con ulteriori fondi, uno di questi è il Recovery Fund.

Tali risorse non sarebbero più finanziate solamente da gettiti di denaro provenienti dai paesi membri, ma da una immissione straordinaria di titoli garantiti dalla commissione europea.

Si stima per un totale di 750 Miliardi di Euro saranno tramite questi due metodi.

La parte per l’Italia

Basandosi sulle notizie che giungono in sede a Bruxelles, l’Italia dovrebbe avere la più cospicua fetta di fondi: 81 miliardi proverebbero dalla commissione sotto forma di prestiti da restituitre, in maniera simile al Mes.

Mentre gli altri noventuno miliardi proveranno dai titoli del Recovery fund propriamente detto.

Per un totale di 172 miliardi di Euro per spese legate alla ripresa.

Per capire al meglio le conseguenze di tale azione, bisognerebbe spiegare nel dettaglio quali sarebbero le conseguenze più dirette dell’azione comune Europea nei confronti dell’Italia.

In primis, avere una liquidità enorme a propria disposizione e per finanziare sussidi e investimenti pubblici. Una stima in tal senso potrebbe infatti agitarsi sulla cifra di 65 Miliardi di Euro nel giro di due anni. Pari a due leggi finanziare.

Le insidie dei fondi europei

Ma un critico potrebbe obbiettare giustamente che già in passato i fondi internazionali avessero già prestato ingenti somme di denaro a paesi.

In seguito, pretesero riforme economiche che difficilmente sarebbero state approvate dalla popolazione in maniera democratica, se non sotto ricatto. Come il caso della Grecia del primo ministro Tsipras insegna.

In linea generale, è ingenuo ritenere che questi soldi possano essere concessi senza condizioni di sorta.

Dobbiamo ricordarci che il fine ultimo delle istituzioni Europee sarà sempre quello di omogeneizzare le economie dei vari stati.

Questo per rendere il processo di integrazione politica sempre meno traumatico.

Quindi il processo inevitabilmente passa tramite delle riforme, sia di carattere giudiziario, che economico o politico. 

Questi fattori fanno tremare anche ai più convinti europeisti.

Si teme infatti che le future azioni dei politici italiani possano essere legate alla promessa di restituire i congrui fondi monetari.

Prestiti e versamenti a fondo perduto

A differenza di quanto avvene con la crisi finanziaria del 2008-13, le trance dei prestiti saranno suddivise in due tipologie:

fondi e prestiti, che saranno entrambi finanziati – in larga parte- tramite degli speciali bond prodotti dalla Commissione.

Questi bond dovrebbero avere un tasso di interesse sul prestito implicito quasi nullo, ognuno di essi dovrebbe avere un valore di un miliardo di euro netti all’anno.

Perciò, anche in caso di un prestito elevato, sulla cifra di novanta miliardi di euro, gli interessi non dovrebbero superare il Miliardo e mezzo.

Nel caso dell’Italia, la parte di aiuti concessa sotto forma di prestiti sarebbe sui cinquanta miliardi, senza esosi tassi di interesse come nel caso Greco. Tale prestito verrebbe restituito tranquillamente nel giro di un decennio, senza grosse riforme strutturali e austerity antidemocratica imposta. Garantendo inoltre una sostanziosa liquidità immediata.

Il problema dell’unanimità

In poche parole, un enorme salto di qualità per la concessione dei prestiti, ma come sempre c’è un ma: L’unanimità.

Nel recente Eurogruppo del 19 Giugno, sono state decise in videoconferenza svariate azioni da intraprendere per la ripresa economica del dopo covi-19.

In breve, gran parte dei governi del consiglio europeo ha accetato le proposte della commissione europea, dai recovery fund e al MES .

Inoltre, ai fondi europei  per le spese mediche saranno dati maggiori incisività in settori che prima non erano di competenze della Unione , in senso stretto

Come: Welfare state, fiscalità e governance diretta.

Questo però ha creato una reazione da parte dei governi euroscettici.

Mentre i ministri discutono, decidono, i popoli decidono con maggiore fretta. Ci sarà ancora un senso comunitario verso la fine dell’anno?

Questo dipenderà dall’incisività e dalla cooperazione dei paesi dell’Ue contro l’aquila di Trump, L’orso di Putin e il Dragone del Presidente Xi.

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