Le donne di Elizabeth Moss

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Elizabeth Moss, classe 1982, originaria di Los Angeles. Una carriera che parte fin da bambina, tra teatro, attività di doppiaggio in film d’animazione e partecipazioni minori in film divenuti celebri, come Ragazze Interrotte, pellicola del 1999 con Winona Ryder e Angelina Jolie. Ma la fama e i primi riconoscimenti di Moss arrivano con progetti per il piccolo schermo, in particolare con due personaggi di cui difficilmente ci si dimentica.

Dal 2007 al 2015 interpreta Peggy Olson in Mad Men, serie ambientata negli anni sessanta, che racconta gli sconvolgimenti storici e economici del decennio , attraverso il mondo pubblicitario New Yorkese, un mondo che ha la forte tendenza a lasciare in disparte la figura della donna, o di vederla come un trofeo.

Dal 2017 è invece June Osborne, protagonista della nuova serie distopica The Handmaid’s Tale (Il racconto dell’ancella), ambientata in un futuro prossimo, in cui a seguito di una guerra civile, parte degli Stati Uniti si trasformano in un regime teocratico totalitario, con una società patriarcale in cui la figura femminile è solo un mezzo per raggiungere un fine.

Due personaggi all’apparenza molto diversi, ma accomunati da un carattere forte e determinato, reso splendidamente dalla forte espressività di Elizabeth Moss.

Ma in che modo due donne che vivono in epoche così lontane possono avere così tanti tratti comuni?

Peggy

Da una parte ci troviamo nel bel mezzo de “Les trente glorieuses”, anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, in pieno sviluppo economico e sociale, soprattutto in America, il cui fulcro è appunto New York. Peggy Olson è un’insicura ragazza di vent’anni che intraprende la carriera di segretaria alla “Sterling Cooper”, rinomata azienda pubblicitaria di Madison Avenue, in rapida ascesa grazie alla sempre più frequente diffusione della televisione. Un’ambiente stimolante, creativo e pieno di potenziale per carriere nascenti. Ben presto Peggy si renderà conto che fare la segretaria non fa per lei, ma al contrario scopre di avere un incredibile talento come copywrighter, impiego che consiste nello scrivere e ideare slogan per il mondo dell’advertising.

Viene notata, si, dal suo capo, nonchè protagonista della serie Donald Draper, ma la ragazza dovrà presto scontrarsi con l’amara realtà: essere donna facendo quello che nell’immaginario sociale è a tutti gli effetti un lavoro da uomini. Essere una donna in carriera in uno scenario in cui le donne sono quasi esclusivamente mamme e casalinghe.

Sono anni di transizione, l’importanza della figura femminile sta piano piano iniziando a cambiare, con rivolte e movimenti che si fanno sempre più insistenti. Tutto ciò avviene però lentamente e grazie soprattutto alla determinazione di donne come Peggy Olson. La serie, infatti, spiega in maniera precisa ed estremamente realistica la forza di carattere che il personaggio di Moss (e non solo) dimostra andando controcorrente, subendo ingiustizie (la più banale ma estremamente diffusa, quella della disparità salariale), imparando a districarsi in un ambiente che altrimenti la inghiottirebbe, evitando con eleganza la maliziosità e malignità sia di uomini che di donne, che non si capacitano di come una segretaria possa diventare una talentuosa copywrighter.

6 Marzo 1971: marcia da Hyde Park a Trafalgar Square del “Women’s liberation movement”

June

Catapultiamoci ora in un futuro indefinito. Anche qui negli Stati Uniti, che sono però devastati da guerre civili, problemi sociali e di inquinamento. June Osborne è una giovane editor, con una figlia e un marito che ama da impazzire. A seguito di un colpo di stato il potere passa nelle mani di estremisti religiosi cristiani che instaurano un nuovo governo, sotto il nome di Gilead, che diventa a tutti gli effetti una dittatura di stampo militare e maschilista.

June rimane vittima di questo regime, viene catturata e allontanata dalla famiglia. Il suo unico peccato è quello di essere una donna fertile in un mondo in cui il tasso di fertilità è crollato vertiginosamente. In questo modo lei e le poche altre donne americane rimaste in grado di poter avere figli diventano schiave, termine camuffato con il nome di “ancelle”. Ognuna di loro viene portata in una famiglia e la loro esistenza si riduce al puro atto di riproduzione, una volta al mese (quando le possibilità di rimanere incinta sono al massimo) con il capofamiglia, identificato con il nome di Comandante.

Anche qui Elizabeth Moss da prova della sua versatilità e bravura interpretando un personaggio forte e pieno di carattere (che le vale un Emmy e un Golden Globe) . June non si arrende mai, nonostante venga continuamente sottoposta ad abusi, sia fisici che mentali. Non sa che fine abbia fatto la sua famiglia, ma è disposta a tutto per ritrovarla, persino alla rinuncia della propria libertà. Mano a mano che la serie continua lei diventa un simbolo agli occhi dello spettatore. Un simbolo di resistenza, caparbietà e determinazione ma che al tempo stesso ci fa sentire sulla pelle il dolore dei torti subiti, le lacrime versate e la piena consapevolezza di quanto facilmente una donna possa essere trattata come un oggetto.

June nei vestiti che caratterizzano le ancelle nel regime di Gilead

Lottare per vincere

Ecco quindi cosa hanno in comune questi due personaggi: essere donne forti e tenaci . Simboli della lotta per i propri diritti, che posso essere raggiunti ma purtroppo facilmente persi. I personaggi di Elizabeth Moss sono solo due esempi, il mondo delle serie tv ci offre spesso interpretazioni femminili che fanno venire voglia di alzarsi in piedi e lottare a gran voce per la nostra libertà e quella degli altri. Si pensi solo alla celebre Arya di Game of Thrones, o alle coraggiose prigioniere del carcere di Litchfield in Orange is the New Black o ancora alla fantastica Nicole Kidman nei panni di Celeste Wright in Big little Lies. Ambientazioni, caratteri e stili diversi, che possono però essere collegati grazie al significato di fondo che li lega. Tutte donne, tutti esseri umani, che con le loro fragilità e la loro insormontabile forza ci fanno appassionare e riflettere.

Questi personaggi ci colpiscono al cuore e ci entrano nella pelle. Ciò sta sicuramente nella bravura di chi le interpreta e nel modo in cui certi temi vengono affrontati. Risulta infatti molto meno banale di quello che si pensi, raccontare queste storie in maniera credibile, sincera, reale, senza sfociare in luoghi comuni che non fanno altro che rafforzare il concetto opposto. Anche il formato della serie tv agevola questo processo, perchè da la possibilità di approfondire trame e ruoli e di conseguenza di creare una connessione con lo spettatore.

Resta quindi soltanto da accendere la Tv e lasciarci coinvolgere da queste storie così reali e appassionate. D’altronde, un po’ di binge watching non ha mai fatto male a nessuno.

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About Author

Alessandra Sabbatini

Classe 1999. Bolognese di nascita ma cresciuta in un paesino della Bella Romagna. Frequento il terzo anno della facoltà di lingue aziendali a Urbino. Erasmus a Würzburg, Germania. Amo tutto quello che mi permette di andare lontano con la mente: cinema, letteratura e soprattutto musica. Mi piacciono le gite fuori porta e i viaggi verso luoghi che lasciano a bocca aperta. L'Irlanda è il mio paese del cuore (però sono di parte, ho i capelli rossi)

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