Gisèle Halimi, l’avvocato delle donne

0

Note d’autore

Il 28 luglio é venuto a mancare un simbolo della lotta femminista; anzi, un simbolo della lotta tout court. Sto parlando dell’avvocato franco-tunisino- o avvocata, a voi la scelta- Gisèle Halimi. Mi vergogno ad ammetterlo, ma non la conoscevo.  È pur vero però – tentativo alquanto balordo  di spezzare una lancia a mio favore- che l’ignoranza consapevole é sempre meglio che  lasciarsi  consumare – come afferma Pasolini- dall’arte dell’indifferenza. Cosi, dopo aver letto per caso ” Gisèle Halimi morta”   nella home page di Google ho deciso di indagare, per così dire. Dopo una ricerca piuttosto riduttiva e oscurata letteralmente da miriadi di siti che ne piangevano la scomparsa ho potuto comunque constatare che quella dell’Halimi é una scelta di vita dettata dall’esperienza, una storia che ha come fonte il vissuto, non teorie da spettatore esterno ai fatti.

Cenni biografici: battaglia contro lo sfruttamento

Nata in Tunisia nel 1927 da famiglia ebraica cresce in un ambiente patriarcale e oscurantista e in un Paese colonizzato. No, non si può ancora parlare di Paese del Terzo Mondo o etichettarlo come Paese non Allineato. Nulla, solo un Paese sfruttato. In questo scenario, essere donna era un vero stigma. Il padre di Gisèle  fu addirittura spinto a nascondere la nascita della figlia per 3 settimane.  La nascita di una bambina, infatti, significava sfortuna, catastrofe, malocchio. Si, la superstizione pervadeva gli animi.

Il grande male

Cosi, Gisèle cresce con la colpa di non essere nata maschio. Ad ogni domanda, corrispondeva la medesima risposta, negativa. ” No perché sei una femmina”. Non era il no a disturbarla, quanto la spiegazione. E Gisèle si interrogava, rifletteva; voleva capire, doveva capire. Non accettava questa perenne condizione di sottomissione al punto da dar prova di grande  determinazione. Si ribellava.

Voglia di rivalsa: esplosione di uno spirito libero

Un episodio da lei più volte riportato la figura ostinata a non servire i fratelli, come era invece  usanza a quei tempi. É così che inizia a forgiarsi il suo animo femminista.  Stessa determinazione la mostra a scuola. Destinata a quella che sembra essere un’ineluttabile ignoranza riesce ad autoeducarsi e a strapparsi ad una Tunisia che per lei sarebbe stata un vicolo cieco.

Un processo controcorrente

Come ho evidenziato all’inizio, non sapevo nulla di Gisèle Halimi. Ho capito però-o almeno credo- che il suo nome é legato soprattutto al noto ” Processo di Bobigny” datato 1972. In un contesto socio-politico di riorientamento della società civile in senso progressista ma ancora lungi dal cambiamento radicale, un avvocato ormai naturalizzato francese e già affermatosi( Gisèle Halimi Ndr) si appresta a difendere gli indifesi anzi, Le indifese, vittime di un sistema- giuridico e non-  che invece di imputare i colpevoli  giudica  le innocenti.

Contro l’ingiustizia della giustizia

Il processo vedeva così inquisite 5 donne: Marie-Claire, all’epoca 16 enne, accusata per aver abortito, e altre 4 donne considerate sue complici. Mancano ancora tre anni all’entrata in vigore della legge “Veil”, la legge circa la legalizzazione dell’aborto in Francia. L’atto di abortire é così considerato un grave reato. Non ha importanza se la donna sia stata violentata o, ad ogni modo, forzata al coito.  Gisèle Halimi, già fondatrice dell’associazione choisir ( scegliere) si ritrova così a combattere contro una legge ingiusta. “Difendo la giustizia, non la legge- afferma a più riprese e- prosegue- non posso avallare una legge ingiusta che non rispecchia affatto la realtà”. Una realtà tragica, testimone di migliaia di aborti in condizioni a dir poco precarie, a volte perfino  fatali.

Risultato della storia

Come poteva, anzi, come potevano lei e tante altre donne piegarsi ad un sistema che rifiutava qualsivoglia forma di educazione sessuale  costringendo però la donna a partorire?  Non si tengono conto dei pregressi, della volontà, di nulla. Solo di valori bigotti e che costringono a pensare quello  sessuale e quello procreativo come un unico atto. 

Una vittoria

Il processo di Bobigny rappresentò una svolta dovuta, anche, alla strategia di difesa di Gisèle e alla prova di coraggio di Martine, madre di Marie- Claire e accusata di manipolazione ai danni della figlia. Era necessario rivendicare l’atto di abortire, non biasimarlo e auto-biasimarsi. ” Non é della donna la colpa, ma della legge” – inveiva la Halimi. Decisivo fu anche il fatto che la giovane Marie-Claire non avesse scelto deliberatamente di compiere l’atto sessuale.

Parziale: perché?

Ciò non significa- figuriamoci- che il violentatore fu condannato o minimamente coinvolto. Il termine violentatore non era ancora entrato nel lessico- diciamo- giuridico. É segno ,questo, di un maschilismo arduo da sradicare, di un maschilismo che fa leva sul sesso come fatto politico e, dunque, come prova della supremazia dell’uomo sulla donna. La legge sulla legalizzazione dell’aborto é stata così  un passo decisivo per poter dire alla donna ” Puoi scegliere”.

Traduzione estratto del  discorso di Gisèle Halimi durante il Processo di Bobigny

“(…parlano di se stesse( le imputate) , parlano del loro corpo, della loro condizione di donne, e ne parlano a quattro uomini che fra poco  le giudicheranno . Questa rivendicazione elementare  quella ,cioé, di poter disporre di noi stesse, di poter disporre del nostro corpo, verso chi la formuliamo?  Verso  gli uomini. Ci rivolgiamo a voi. – Vi diciamo: «Noi donne non vogliamo più essere servi». Voi, signori, accettereste di comparire davanti ai tribunali delle donne perché avreste disposto del vostro corpo?”…)

“(…parlano di se stesse( le imputate) , parlano del loro corpo, della loro condizione di donne, e ne parlano a quattro uomini che fra poco  le giudicheranno . Questa rivendicazione elementare  quella ,cioé, di poter disporre di noi stesse, di poter disporre del nostro corpo, verso chi la formuliamo?  Verso  gli uomini. Ci rivolgiamo a voi. – Vi diciamo: «Noi donne non vogliamo più essere servi». Voi, signori, accettereste di comparire davanti ai tribunali delle donne perché avreste disposto del vostro corpo?”…)

Gisèle Halimi

http://www.lindiependente.it/il-manifesto-delle-343-puttane-ricordo-di-simone-de-beauvoir/

Share.

About Author

Chiara Anastasi

Sono Chiara, classe 2001. Studentessa del liceo LInguistico di Pesaro. Amo le parole, la filosofia...l'arte. La mia vena politica e il mio spirito critico non sono sempre ben visti...

Leave A Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.