Italia: aeneadum genetrix

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Per ricordare una storia a volte non sono necessarie né parole né versi. In questo caso essa, nell’Eneide, inizia con il celebre esametro intriso di omerica conoscenza: arma virumque cano.

La storia

E’ il proemio di uno dei più celebri poemi epici del mondo classico e riesce impeccabilmente nel suo intento celebrativo, elogiando la città di Roma e i romani attraverso le gesta e le qualità di quello che è considerato il suo pius progenitore.

Così come Virgilio leviga perfettamente la sua opera, che termina nel 19 a.C, Gian Lorenzo Bernini leviga altrettanto scrupolosamente, ma questa volta nel diciannovesimo anno del 1600, la sua prima scultura commissionatagli dal collezionista d’arte Scipione Borghese, che è oggi collocato nell’omonima galleria romana.

L’Eneide

Intensa, d’impatto, carica di classicità e mito, è praticamente il secondo libro dell’Eneide realizzato con il marmo invece che con gli esametri, altrettanto efficace nell’esposizione e nella celebrazione, Enea, Anchise e Ascanio racconta l’inizio di un viaggio degno di quello odissiaco che ha ancorato le fondamenta della città simbolo del nostro paese, così ricca di antico splendore che tuttora non smette di rivelare a chiunque la visiti. Enea porta sulla sua spalla sinistra l’anziano pater, Anchise, e alla sua destra vi è il piccolo Ascanio che segue fiducioso il genitore, mentre dietro di loro si trova Troia in fiamme vinta dagli achei.

Enea, Anchise e Ascanio; G. Bernini.

L’eroe virgiliano è il filo conduttore che unisce le due civiltà più importanti per il mondo occidentale, è la storia di un uomo che deve adempiere necessariamente al suo dovere e non può permettersi di distogliersi dalla sua missione neanche per un istante, con il passato che grava sulle sue spalle e l’acerbo futuro che lo segue a passi incerti, con alcune divinità dalla sua parte e altrettante contro di lui, il vir una volta troiano, ora si fa carico del grave compito di fondare una nuova patria per lui e per i suoi successori.

Ogni venatura che abita quel marmo così importante sembra quasi rappresentare le mille peripezie che infine sono nascoste dal perfetto traguardo, e l’etereo candore ammorbidisce le grida di guerre e dolori che hanno accompagnato l’impresa dall’inizio alla fine.

Tra le centinaia di meraviglie esposte, che gareggiano ammalianti tra loro per attirare l’attenzione di un visitatore curioso, quest’unica opera è stata capace di costringermi a rimanere più del dovuto per narrarmi la sua storia, come un rapsodo narra tutto il sapere di cui è in possesso.

Italia: culla d’arte

Le innumerevoli opere d’arte di cui il nostro paese gode sono sempre disponibili a concederci un minuto del loro tempo, e noi dovremmo fare lo stesso. Perché non riconoscere almeno gli aspetti decisamente positivi della nostra Italia? Quello stesso luogo dove Virgilio dimostrava il suo orgoglio patriottico romano e dove lo stesso Bernini esprimeva la sua maestosa arte.

Davanti a tale meraviglia persino il più scettico italiano, diffidente dagli attuali politici e sfiduciato in un possibile miglioramento del paese, in cui egli stesso vive, possa per un attimo ricredersi e vedere l’Italia come arte e nient’altro. Arte come sinonimo di espressione, celebrazione, sinonimo di bellezza. Per un artista suscitare emozioni è l’obiettivo principale, spesso però l’emozione è tale da prestarsi quasi ad una promessa di equilibrio.

Il kosmos riscontrabile nelle stesse proporzioni delle tre figure si riflette sullo spettatore, che osserva lo spettacolo totalmente rapito e in qualche modo rassicurato.

L’arte come catarsi

Penso che a questo punto il vero potere dell’artista sia celebrare il soggetto della sua opera in un primo momento, ma essa rimanendo in vita senza il suo creatore e superandolo di gran lunga in longevità dona quasi un senso di speranza, come a voler dimostrare che nonostante tutto, nonostante la caducità che caratterizza l’essere, qualcosa in cui riconoscersi rimane sempre.

Anchise tiene con la mano sinistra il keramos troikos contenente le ossa degli avi ed Ascanio, sorregge il fuoco di Vesta, due dei sette pignora imperii ovvero gli oggetti che, per il popolo romano, erano in grado di garantire e mantenere eternamente la grandezza di Roma.

E’ così che quest’opera nata dall’attenta lettura di un passo dell’Eneide concede equamente spazio a passato e futuro, lanciando un messaggio di speranza per la ventura maestosità dell’Urbs, che sembra sicuramente essersi realizzato.

Dal desiderio celebrativo di Virgilio nell’Eneide, alla patriottica fiducia machiavellica fino ad arrivare al secolo scorso, l’amore per la propria patria è stato soggetto artistico e letterario, fonte di ispirazione e di ideali; in questi ultimi decenni, dove questi valori non sono più così condivisi, spero che possa essere l’arte ad ispirare quello stesso sentimento da cui lei stessa, un tempo, era creata.

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Studentessa di lettere moderne all’Università di Urbino Carlo Bo, da sempre appassionata al giornalismo culturale, ha partecipato al “Festival di Giornalismo Culturale 2016” organizzato a Fano e ha collaborato a “Passaggi Festival” come volontaria. I suoi articoli hanno lo scopo di avvicinare i giovani nel modo più semplice possibile alla letteratura e alla storia dell’arte. Appassionata di musica e di vintage, cerca di portare la parte migliore di se stessa in tutto ciò che scrive.

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