Decreti sicurezza: un fantasma che aleggia ancora

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“Superati i decreti salvini!”, così esultano da qualche giorno molti politici, membri del governo e semplici cittadini. La sera del 5 ottobre il Consiglio dei Ministri si è riunito a Palazzo Chigi e ha approvato diversi provvedimenti. Tra questi la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, ma sicuramente l’intervento sui decreti sicurezza e immigrazione del 2018 è stato il più discusso.

Partiamo da un fatto: i decreti sicurezza tanto voluti da Salvini esistono ancora, sono “solo” stati modificati. Proviamo ad analizzare queste modifiche per capire se si può davvero parlare di “superamento” dei decreti.

Cos’erano i decreti sicurezza?

Prima di addentrarci nell’analisi è utile capire di cosa stiamo parlando e inquadrare i decreti sicurezza; noti anche come “decreti Salvini”, in nome del loro principale promotore.

Il 24 settembre 2018, forte di un grande consenso popolare, il leader del Carroccio Matteo Salvini presentò il primo dei due decreti sicurezza.

Il primo dei due decreti, sul campo dell’immigrazione, ha apportato le seguenti modifiche:

  1. Aumento dei reati che prevedono la sospensione della richiesta di asilo politico;
  2. Abolizione della protezione umanitaria;
  3. Raddoppio dei giorni di trattenimento nei centri di rimpatrio: passando da 90 a 180;
  4. Revoca della cittadinanza qualora una persona fosse da ritenersi un pericolo per lo Stato e subisse una condanna per reati terroristici;
  5. Eliminazione del patrocinio gratuito per i migranti ai quali viene negata la protezione umanitaria;
  6. Aumento dei fondi per i rimpatri;
  7. Modifica del funzionamento dei centri Sprar.

Oltre al primo Decreto di Sicurezza, il 5 Agosto 2019, il Senato della Repubblica approvò il Decreto Sicurezza Bis, il quale, in tema di immigrazione, prevedeva:

  1. Il passaggio del controllo dei porti, e la loro potenziale chiusura, dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti a quello dell’Interno, dandogli il potere, di vietare o limitare il transito di navi, nei porti italiani, qualora venisse messo a rischio l’ordine pubblico.
  2. Confisca della nave e multa per chiunque violi gli ordini citati nel punto uno; reati di cui fu accusata Carola Rackete poi scagionata dal GIP di Caltanissetta, in quanto ritenuta non colpevole perché avrebbe agito in base alle norme del diritto internazionale sul soccorso in mare.
  3. Aumento dei fondi per i rimpatri per i migranti irregolari.
  4. Aumento dei fondi per il contrasto all’immigrazione clandestina.

Il “nuovo” decreto sicurezza e immigrazione

Il presidente del Consiglio dei Ministri Conte e l'ex ministro Salvini annunciano i decreti sicurezza nel 2018
Pic Manuel Ferrara

Con un colpo di gomma in governo a guida PD-M5S ha modificato i due precedenti Decreti sicurezza. Ha apportato specifici cambiamenti, ma senza cancellare del tutto le disposizioni dei decreti del 2018. Andiamo a vedere nello specifico quali sono stati i passaggi modificati dal nuovo Decreto immigrazione e sicurezza.

Protezione internazionale

Questo risulta essere uno dei punti più forti di questo nuovo decreto legge.

Il “decreto salvini” del 2018, all’art. 1 cancellava la protezione umanitaria. Questa consisteva nella possibilità di concedere un permesso di soggiorno a cittadini stranieri anche in quei casi in cui, pur non essendoci tutti i requisiti per concedere lo status di rifugiato, ci fossero stati seri motivi di carattere umanitario, coerentemente con gli obblighi costituzionali o derivanti dal diritto internazionale. Questa vietava anche l’espulsione di cittadini stranieri che correvano il rischio di diventare vittime di torture e persecuzioni e di tutte le vittime di sfruttamenti e tratte di esseri umani. Fino al momento della sua abrogazione, la protezione umanitaria è stato il principale giustificativo per il rilascio di permessi di soggiorno in Italia, anche per via della sua flessibilità, che le permetteva di adattarsi a molte situazioni. 

La sua abrogazione ha reso irregolari più di 17000 richiedenti asilo. Il nuovo decreto legge approvato il 6 ottobre ripristina la protezione umanitaria che cambia nome in “protezione speciale”. Viene reintrodotto il divieto di espulsione respingimento quando “il rimpatrio determini, per l’interessato, il rischio di tortura” oppure quello di divenire vittima di “trattamenti inumani o degradanti e […] anche nei casi di rischio di violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare”. Per tutte queste casistiche si prevede il rilascio di un permesso di soggiorno.

Il nuovo decreto, inoltre, ha allungato la lista dei permessi di soggiorno convertibili in permessi di lavoro. Tra questi quelli legati a “protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori”. E’ un punto molto rilevante, perché consente a persone che hanno ottenuto il permesso di soggiorno di costruirsi una vita qui e cercare lavoro, anche quando le condizioni per cui hanno ottenuto in origine il permesso (ad esempio: una calamità) venissero meno, senza la paura di essere espulsi dopo aver creato i propri legami sociali e aver vissuto anni in un certo luogo.

Riforma del sistema di accoglienza

Pre-decreti sicurezza

La logica del sistema di accoglienza SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), prima della riforma di Salvini, era quella di fornire una prima accoglienza ai richiedenti asilo, procedendo con una veloce identificazione e l’avviamento della domanda di protezione internazionale. In pratica, però, questo sistema ha sempre incontrato ostacoli legati più a ragioni politiche che tecniche. Erano, e sono tutt’ora, i Comuni a far richiesta volontaria per la creazione di un centro SPRAR sul proprio territorio. Richiesta che molto spesso non avveniva per ragioni politiche, seppur il progetto fosse finanziato con soldi statali. Risultato è che la grande domanda si scontrava con una scarsa offerta, causando innumerevoli disservizi al sistema.

Con i decreti sicurezza

Il Decreto Sicurezza, due anni fa, ha ampiamente modificato questo sistema di accoglienza. 

Il primo decreto sicurezza ha ribattezzato i centri SPRAR in SIMPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati).  A differenza degli SPRAR, i quali servizi erano forniti anche a chi aveva una richiesta di asilo in sospeso, i centri SIMPROIMI rivolgevano i loro servizi solo a coloro che avevano ottenuto la domanda di asilo o ai minori stranieri non accompagnati. 

Chi, dopo essere passato nei centri di prima accoglienza come Hotspot e CAS, passava per i centri di secondo accoglienza,i centri SIMPROIMI, si vedeva negati tutti quei servizi base di integrazione e supporto che lo SPRAR forniva al suo interno, ricevendo, dopo il primo Decreto sicurezza, solo vitto e alloggio.

Salvini, ha anche tagliato le risorse economiche dei centri di accoglienza. Se prima dei Decreti sicurezza ogni centro SPRAR riceveva 35€ al giorno per ogni singolo ospite; dopo l’attuazione dei decreti si è passato a 21€ al giorno. Questo pesante taglio, scatenò le proteste di numerose cooperative, associazioni e ONG del settore umanitario, le quali vedevano tagliato il sostegno economico statale per assicurare i servizi base ai richiedenti asilo che ospitavano.

Le ultime modifiche

Il nuovo decreto legge, invece, ha ripristinato l’accesso ai centri di seconda accoglienza anche ai richiedenti asilo. I centri SPRAR/SIMPROIMI hanno, a loro volta, cambiato nome in Sistema di Accoglienza e Integrazione(SAI).

I servizi di primo livello (come l’assistenza sanitaria, scolastica, sociale e psicologica, per citarne alcuni) per i richiedenti di protezione internazionale vengono divisi da quelli di secondo livello che concernono i programmi di integrazione, orientamento e formazione lavorativa.

La richiesta dell’avviamento di un progetto SAI, continuerà comunque ad essere richiesta dai Comuni solo su base volontaria.

Soccorso in mare

Rimane la norma per cui il Ministro degli interni può, ma solo di concerto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e informando il Presidente del Consiglio, bloccare l’ingresso o il transito di navi nei porti per motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare. Tuttavia il divieto non si applicherà alle operazioni di soccorso nei casi in cui sia stata data comunicazione al centro di coordinamento e allo Stato di bandiera e siano state rispettate le convenzioni internazionali. 

Per chi viola questa norma è prevista una multa da 10 a 50 mila euro e fino a due anni di reclusione. L’ammenda amministrativa e il sequestro della nave vengono, dunque, eliminati.

Cittadinanza

La richiesta della cittadinanza italiana prevede che un immigrato sia residente sul territorio italiano per 10 anni di fila. Per chi ha ottenuto la protezione umanitaria gli anni obbligatori di residenza si abbassano a 5. Solo dopo essere stati regolarmente residenti sul territorio italiano per questi archi temporali, all’immigrato è concessa la possibilità di presentare la domanda di cittadinanza. I vecchi decreti prevedevano che per l’ottenimento di questa fossero necessari fino a 4 anni dalla presentazione della richiesta, il nuovo decreto legge li ha ridotti a 3.

Sicurezza

Infine, il Consiglio dei Ministri ha approvato modifiche inerenti a questioni di sicurezza e ordine pubblico: 

  • Rafforzamento del “Daspo urbano”: è data al Questore la possibilità di vietare l’accesso a locali pubblici a soggetti che abbiano subito una o più denunce o condanne non definitive negli ultimi tre anni per la vendita di stupefacenti, in caso di violazione del divieto è prevista la reclusione e una multa da 8000 a 20000 euro;
  • Oscuramento per i siti che sono utilizzati per commettere reati in materia di stupefacenti;
  • Inasprimento pene per soggetti coinvolti in risse;
  • Rafforzamento delle sanzioni per comunicazioni dei detenuti del 41-bis e una nuova fattispecie di reato per chi introduce o detiene cellulari negli istituti penitenziari.

Un passo nella giusta direzione

Alla luce di quanto abbiamo vissto, si può notare come il Governo abbia voluto apportare importanti modifiche ai decreti sicurezza. Questi cambiamenti, però, sono solo un primo passo nella direzione di un sistema efficace e rispettoso dei diritti umani. La strada da percorrere è ancora lunga.

I decreti Salvini, modificati, esistono ancora, dunque è presto per cantare vittoria o annunciarne l’eliminazione, per ora sono ancora un fantasma che aleggia tra di noi.

Manuel Ferrara & Andrea Giulia Rossoni

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About Author

Andrea Giulia Rossoni

Classe 1996, nata nella provincia novarese, diplomata a Biella, laureata a Pavia in scienze politiche e delle relazioni internazionali, Erasmus a Bamberg. Oggi studio Relazioni Internazionali, indirizzo China and Global Studies, all'università di Torino. Innamorata del sogno europeo, affascinata dal mondo asiatico, ma curiosa di quello che succede in tutto il mondo.

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