SURE, il fondo europeo per salvare i lavoratori

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Lo scorso 7 ottobre sono stati erogati all’Italia 10 miliardi di euro nella prima tranche del fondo europeo SURE. Di cosa si tratta? Quali sono le prospettive del fondo e, più in generale, del mondo del lavoro in Europa?

La “cassa integrazione europea”

SURE, acronimo di “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency” (Supporto per mitigare i rischi di disoccupazione legati ad un’emergenza), è un fondo europeo approvato e studiato in seguito alla crisi sanitaria ed economica da Coronavirus.

In Italia è stato spesso definito come la “cassa integrazione europea” ma, nel complesso, il fondo è molto di più. Si tratta di uno strumento teso a ridurre le ripercussioni della crisi in ambito occupazionale e per questo andrà soprattutto a beneficio dei paesi più fragili dell’Unione (circa il 60% sosterrà gli Stati membri deboli).

Grazie ai prestiti concessi da SURE, si potrà ammortizzare l’aumento della spesa pubblica e, più nel dettaglio, i costi legati ai regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo, casse integrazioni e sostegno ai lavoratori autonomi.

L’obiettivo è dunque proteggere i cittadini e i posti di lavoro, come ricorda la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen: «I primi esborsi nell’ambito dello strumento SURE rappresentano tappe importanti nel nostro impegno a preservare posti di lavoro e mezzi di sussistenza e costituiscono una chiara dimostrazione della solidarietà dell’Europa nei confronti dei cittadini […]».

Come funziona?

Il fondo europeo basa la sua efficacia su due caratteristiche principali: un sistema di garanzie in cui gli Stati membri verseranno delle quote, proporzionate al Pil, fino a 25 miliardi di euro; e la leva finanziaria, una pratica tipica del trading, in cui si utilizza una parte di prestito per aprire nuove posizioni finanziarie riuscendo a godere di una disponibilità economica maggiore rispetto a quella iniziale.

A questo punto diventa molto più facile comprendere il funzionamento del fondo rammentando il detto “L’unione fa la forza”: utilizzando i 25 miliardi versati dagli Stati membri, l’UE potrà emettere bond (obbligazioni, come i titoli di Stato) finanziandosi per un totale massimo di 100 miliardi di euro grazie alla leva finanziaria.

Agli Stati membri verranno quindi versati dei prestiti a condizioni favorevoli, sicuramente più vantaggiose per quanto riguarda tassi d’interesse e tempi di restituzione delle somme che verranno concordate con ciascuno Stato richiedente.

Occorre precisare che si tratta di un fondo temporaneo istituito per far fronte all’emergenza in atto, e che, quando questa situazione di criticità sarà finita, bisognerà comunque restituire i prestiti, avendo comunque la possibilità di ritirare le garanzie precedentemente versate.

Solidarietà concreta

Fin dalle prime ore di emissione, i bond SURE hanno ottenuto un grande successo tra gli investitori: a fronte di un valore complessivo di 10, 15 miliardi di euro, si sono verificate richieste da parte dei finanziatori per un totale di 233 miliardi.

Il grande successo è dovuto alle condizioni favorevoli garantite dal fondo e alla sua caratteristica di obbligazioni sociali, uno dei prodotti cardine della “finanza sostenibile”. Gli investitori hanno la certezza che gli investimenti andranno a finanziare le misure sociali a sostegno dell’occupazione, come da regolamento del fondo SURE, che prevede uno specifico iter per l’erogazione del sostegno.

Ogni domanda per l’utilizzo di SURE comporterà una consultazione tra lo Stato membro e la Commissione Europea, che si occuperanno di verificare le dimensioni del provvedimento (un aumento della spesa pubblica per lo stato contraente) e si accorderanno sulle condizioni del prestito. Al termine della consultazione la Commissione presenterà al Consiglio Europeo una proposta da approvare. Lo Stato che otterrà l’assistenza dovrà redigere un rendiconto sull’impiego del prestito e delle relazioni periodiche sugli effetti prodotti a livello sociale, attestando così agli investitori l’impatto dei loro fondi.

Il provvedimento esercita un grande appeal sul mercato e interessa già 17 Stati membri, confermando le parole di Johannes Hahn, Commissario per il Bilancio e l’amministrazione, che ha definito SURE come “solidarietà concreta”.

Effetto farfalla

Finora, dei 100 miliardi disponibili, il Consiglio Europeo ha approvato 87,9 miliardi di euro a sostegno di 17 Stati membri e nei prossimi mesi avverranno le erogazioni e le emissioni di obbligazioni.

A trarne beneficio, come si è detto, sono soprattutto gli Stati più fragili come Italia e Spagna, che figurano come primi insieme alla Polonia. All’Italia andrà la somma più consistente del fondo: un totale di 27,4 miliardi di euro, di cui 10 già erogati, pronti a finanziare la cassa integrazione e i fondi per i lavoratori autonomi.

L’impatto del fondo sul mondo del lavoro non sarà indifferente. Con le restrizioni imposte a partire da marzo, le ore lavorative diminuiranno e si presenterà l’incubo della disoccupazione. Un sussidio pubblico garantirà ai lavoratori la possibilità di esercitare un ruolo positivo nell’economia continuando ad acquistare beni e servizi.

Inoltre, ci si auspica (ma sarebbe un side-effect non direttamente riconducibile al fondo) che il tempo libero generato dall’emergenza possa essere utilizzato per una specializzazione dei lavoratori tramite corsi.

Per il fondo SURE si immagina un effetto farfalla in cui se in una parte di Europa un investitore impegna il proprio denaro in obbligazioni, dall’altra parte un lavoratore accede ad un corso di formazione; ma forse è una speranza un po’ troppo fantasiosa.

Il primo passo

Il fondo SURE può essere criticato ma è una misura storica molto importante nel quadro delle soluzioni finanziarie a sostegno della crisi in corso, nonostante non abbia avuto una grande eco mediatica appunto per la sua immediata approvazione (senza i grandi litigi del Mes).

Va comunque detto che da sola questa misura non sarà sufficiente dato che non sapremo quanto ancora la crisi si prolungherà; anche se sarà possibile incrementare le garanzie del fondo, questo non è che un primo passo verso qualcosa di più grande e più efficiente.

Nella comunicazione redatta dalla Commissione Europea in merito alla risposta economica all’emergenza in atto si dichiara l’impegno ad accelerare l’elaborazione della proposta legislativa relativa a un regime europeo di riassicurazione contro la disoccupazione.

Il fondo SURE è temporaneo ma può essere un banco di prova per altri strumenti simili a tutela dei lavoratori e delle famiglie europee.

Le difficoltà superate sono opportunità guadagnate”, sosteneva Winston Churchill, un europeista e federalista super partes, non esattamente il personaggio più amato in questo 2020 ma che, nella citazione, sembra parlare all’Europa intera, chiamata ora più che mai a difendere e a ridefinire i confini stessi dell’Unione.

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Sofia Bettari

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