Breaking News del mercoledì

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Breaking News del mercoledì arriva puntuale anche questa settimana con la sua rassegna di notizie dal mondo. Oggi si parte dal Perù, dove è scoppiata una gravissima crisi politica. Attraversiamo, poi, il Pacifico perchè in Asia è stato firmato il più grande accordo di libero scambio del mondo. Sempre qui l’Organizzazione Mondiale della Sanità è coinvolta in una polemica per aver oscurato la parola Taiwan sui suoi social. Infine, facciamo ritorno in Italia per parlare di diritti della comunità LGBT+ e di bambini che inviano PEC preoccupati per Babbo Natale.

Morti e feriti in piazza a Lima. Il Perù cambia tre presidenti in una settimana

Nonostante la crisi attraversata dal paese nella gestione della pandemia, il Congresso peruviano ha nei giorni scorsi sfiduciato il presidente in carica Martìn Vizcarra. Ne è scaturita una drammatica crisi politica e istituzionale avviata appunto con la destituzione del presidente accusato di corruzione dalla stampa nazionale. L’accusa si basa su indagini avviate e non ancora concluse dalla magistratura peruviana che tuttavia ancora non vedono Vizcarra come imputato. I fatti risalirebbero comunque ad un periodo precedente alla nomina a Capo di Stato, quando cioè l’ormai ex presidente era governatore di una regione meridionale del paese.

Nelle ore seguenti al voto di sfiducia ha accettato l’incarico il deputato Manuel Merino il quale ha formato un nuovo governo. La notizia di questo avvicendamento di potere ha tuttavia provocato gravo scontri in piazza nella capitale Lima ed in tutto il Perù. Vista la gravità della situazione ed il bilancio di decine di feriti e 3 morti, tra cui due giovani, Merino è stato costretto alle dimissioni nel giro di appena 5 giorni.

E’ notizia delle ultime ore che a sostituirlo sarà il parlamentare centrista Francisco Sagasti il quale comunque, come lo sarebbe dovuto essere il suo predecessore, sarà solo Presidente ad interim fino a nuove elezioni generali previste per la prossima primavera.

Sagasti eredita una situazione drammatica non solo in virtù della pandemia ma anche di una dilagante sfiducia dei cittadini nelle istituzioni dopo un passato recente caratterizzato da diversi scandali che hanno investito più presidenti in carica.

Per saperne di più continuate a seguire Sistema Critico, stiamo preparando un approfondimento per voi.

Lorenzo Alessandroni

Asia: firmato il RCEP, il più grande accordo di libero scambio del mondo

Dopo anni di negoziati, domenica scorsa, al termine del 37 summit dell’ASEAN, è stato firmato il RCEP, Regional Comprehensive Economic Partnership.

L’accordo coinvolge 15 Paesi. Dieci sono paesi ASEAN: Brunei, Cambogia, Indonesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam; ai quali si aggiungo cinque membri extra: Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Inizialmente doveva coinvolgere anche l’India, però questa a novembre 2019 ha deciso di ritirarsi, ritenendo che l’accordo fosse pericoloso per le attività locali in quanto avrebbe reso troppo semplice l’accesso di prodotti stranieri, soprattutto cinesi e australiani, al mercato indiano.

L’accordo si compone di venti capitoli che riguardano commercio di beni e servizi, investimenti, proprietà intellettuale, cooperazione eocnomica e e-commerce. La presenza di quest’ultimo capitolo rende il RCEP un accordo particolarmente innovativo.

L’ obiettivo è ridurre le barriere commerciali tra gli stati firmatari, facilitando commerci e investimenti, e contribuire all’intergrazione economica dell’area. La speranza è anche che questo accordo faciliti la ripresa economica dopo la crisi dovuta alla pandemia.

La portata di questo accordo è enorme, tanto da renderlo il più grande al mondo. Il RCEP coinvolge il 30% della popolazione mondiale (più di 2 miliardi di consumatori), il 30% del GDP mondiale e il 27% dei commerci globali.

RCEP: un successo politico

Questo accordo ha anche un significativo valore politico. L’Asia è un’osservato speciale, perché è una regione del mondo che sta crescendo molto, sia dal punto di vista demografico, sia da quello economico, e con questa crescita sono aumentate anche la rilevanza politica e le ambizioni del continente. In questo nuovo ruolo da protagonista l’Asia non si chiude al mondo, ma cerca di rendersi nuovo promotore del multilateralismo, in netta opposizione ai quattro anni di Trump, il quale ha decisamente ostacolato la cooperazione. Allo stesso tempo, però, evita di continuare a dipendere da Stati esterni.

Il valore politico di questo accordo si misura anche internamente. Il RCEP, infatti, permette anche di cooperare e garantire un dialogo con il vicino più ingombrante, la Cina, la quale ha contese politiche aperte con diversi degli altri membri (ad esempio le questioni sul Mar Cinese Meridionale).

Questo accordo potrebbe anche rivelarsi lo strumento per rilassare i rapporti tra Cina e Australia che negli ultimi mesi erano diventati abbastanza tesi.

Per finire, questo è un grande successo per la Cina che si apre la porta a nuovi mercati in cui far arrivare i propri prodotti e lega a sé i propri vicini (allontanandoli dalla sfere di Washington).

Andrea Giulia Rossoni

Taiwan può aiutare,’ se solo gli fosse permesso.

215 giorni senza contagi, un totale di 603 casi e 7 morti.

Nonostante i dati mostrino chiaramente che Taiwan sappia come gestire una pandemia, perdura l’ostilità della World Health Organization (WHO) nei confronti del governo di Taipei.

Dal 9 al 14 Novembre si è svolta a Ginevra la settantatreesima edizione della World Health Assembly (WHA), la cui partecipazione è consentita esclusivamente ai delegati dei Paesi membri della WHO. L’organizzazione è ormai da tempo vittima delle pressioni politiche provenienti da Beijing che hanno impedito a Taiwan di ottenere lo status di membro.

Tuttavia, niente ha potuto impedire a Taiwan di finire sotto i riflettori durante l’ultima WHA.

Il 12 Novembre, assistendo alla live Facebook della conferenza WHA, un grosso numero di utenti ha scoperto che la pagina dell’organizzazione sottoponeva a censura automatica i seguenti termini: ‘Taiwan,’ ‘China,’ ‘China virus,’ e ‘Wuhan virus.’


Come segno di protesta, diverse persone hanno adottato lo slogan ‘Taiwan può aiutare.’ Frase nata da un’iniziativa solidale a supporto dei cittadini, ed in particolare di tutte le vittime di SARS-CoV-2. Poco dopo, anche questo slogan è stato censurato e, per aggirare il blocco, in molti sono ricorsi a caratteri speciali ⓉⒶⒾⓌⒶⓃ ⒸⒶⓃ ⒽⒺⓁⓅ,o a lettere appartenenti all’alfabeto cinese scritte in verticale.

Nonostante la WHO abbia successivamente rimosso le censure presenti sulla sua pagina Facebook, l’incidente ha avuto pesanti ripercussioni sull’immagine dell’organizzazione, ormai vista da molti come un ulteriore strumento politico a disposizione del governo di Beijing.

Kevin Carrara

Legge contro l’omobitransfobia: ancora scetticismo

La legge contro l’omobitransfobia, già approvata alla Camera dei Deputati con 265 voti favorevoli, si preannuncia come la più dibattuta degli ultimi tempi.

Mentre la maggioranza e la comunità LGBTQIA+ festeggia questo primo traguardo, l’opposizione di centro-destra protesta, intonando un grido di libertà e inscenando un simpatico teatrino, con tanto di bavagli e silenzio religioso.

A parlare è la portavoce di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Il vero obiettivo della proposta di legge Zan sull’omofobia è quello di introdurre un reato di opinione”. E ancora: “Siamo davanti ad una legge profondamente sbagliata, che rischia di creare davvero delle discriminazioni e dei cortocircuiti incredibili”.

Tuttavia a rassicurare Meloni e tutto il centrodestra, interviene la maggioranza: “le opinioni non istigatorie ‘restano salve’, in quanto già discendenti direttamente dall’articolo 21 della Costituzione”.

Il contenuto della legge.

La legge, infatti, altro non è che un prolungamento della Legge Mancino (1993), che già puniva le discriminazioni razziali, etniche e religiose. Ora, modificando l’articolo 604-bis e 604 ter del Codice Penale, verrà inserito anche l’aggravante di discriminazione legata a sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.

Ragion per cui non verranno tutelati solo gli omosessuali (come si suol dire); ma anche donne e disabili.

Secondo una ricerca condotta quest’anno da Amnesty International, in Italia sulle piattaforme online un contenuto su quattro, avente come argomento donne e persone LGBTQIA+, è offensivo. Parliamo, infatti, del 27,5 per cento dei casi.

Inoltre il 10 per cento dei tweet politici parla di questi due argomenti, scatenando polemiche e una grande quantità di commenti d’odio.

Tuttavia il problema non è “solo online”, ma ha anche degli effetti nocivi sulla quotidianità delle persone. Per rendersi conto di ciò, basta consultare i dati messi a disposizione dal Gay Help Line nel 2018. Sarebbero 50 le vittime di omofobia ogni giorno; perlopiù ragazzi, dai 12 ai 25 anni, che subiscono discriminazioni anche all’interno della propria famiglia.

Proprio per questo motivo è necessario creare consapevolezza, attraverso iniziative e giornate di sensibilizzazione sul tema. Due obiettivi inseriti nel nuovo ddl Zan.

Con l’articolo 8 verranno, inoltre, creati dei veri e propri centri anti-violenza.

Ogni cittadino, infatti, ha il diritto di sentirsi sicuro a camminare per strada ed essere tutelato nel caso di una evidente discriminazione.

Sara Albertini

Una letterina per il presidente Conte

Ha fatto scalpore la letterina che il piccolo Tommaso, dalla provincia di Monza e Brianza, ha inviato al presidente del consiglio Conte. Il bambino, preoccupato per l’imminente avvento del Natale, si è premurato a scrivere al Premier italiano per chiedergli se, per via delle restrizioni Covid, Babbo Natale avesse il permesso di svolgere il proprio lavoro e distribuire regali a tutto il mondo.

Conte ha prontamente rassicurato il piccolo Tommaso: “[…] Babbo Natale mi ha garantito che già possiede un’autocertificazione internazionale: può viaggiare dappertutto e distribuire regali a tutti i bambini del mondo. Senza nessuna limitazione.” Nel resto della lettera, il Premier raccomandava a Tommaso di continuare a rispettare le norme Covid per la sicurezza sua, dei suoi Nonni e dei suoi cari.

La risposta del Web

Il web si è subito scatenato alla lettura di questa lettera. In molti, tra i non sostenitori del Premier, hanno subito fatto ironia a riguardo. Tra chi sosteneva che la paternità della lettera fosse da attribuire a Rocco Casalino, portavoce del premier, e chi, come Luca Bizzarri, famoso attore e comico italiano, ne ha fatto una vera e propria parodia sui suoi canali social.

La domanda che preme farsi è: a che pro scagliarsi così a fondo su una lettera? Personalmente la trovo una lettera ben scritta, e sicuramente un bimbo di 5 anni avrà avuto i genitori a correggerla (nota per i malpensanti). Lo scopo della sua pubblicazione avrebbe dovuto essere quello di stemperare gli animi. Di cercare di strappare un sorriso a chi, come tutti noi, sta passando dei giorni davvero difficili a causa di questa pandemia.

È stata solo pubblicata una lettera, non è stata mica sfruttata pubblicamente, in un comizio politico, una bambina facendola passare per una vittima delle violenze di Bibbiano, per poi scoprire che con i fatti di Bibbiano non c’entrava assolutamente nulla.

P.S Ogni riferimento a fatti, eventi e persone non è puramente casuale.

Manuel Ferrara

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