Chiusura dei teatri: la parola ai giovani artisti

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Il buio. Quello profondo, che non lascia via d’uscita. Quello che ti intrappola e ti lascia sprofondare nel silenzio della non esistenza. Quello a cui non eravamo più abituati e quello che siamo costretti a subire per l’ennesima volta. Il teatro aveva riacceso le sue luci, ed insieme a loro, la speranza di poter ripartire, da capo e con una scintilla in più. L’arte è così compressa nella sua stessa voglia di vita, pronta ad esplodere nuovamente e a rivendicare la libertà che gli spetta.

Abbiamo chiesto a quattro giovani artisti, tre attori e un drammaturgo, di spiegare cosa per loro rappresenti quest’ulteriore blackout nel panorama teatrale. 

Irene Timpanaro

Siciliana, si diploma alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, corso attori, nel 2010. Socia fondatrice del Teatro dei Gordi, collabora come attrice con diverse compagnie tra cui Postop, Farneto Teatro e Guinea Pigs. Da maggio 2017 collabora con Tournée da Bar, impresa culturale con la quale porta in scena, in giro nei bar, circoli e luoghi della quotidianità, teatrali e non, di tutta Italia, gli spettacoli Macbeth, Romeo e Giulietta, Antonio e Cleopatra e Amleto di William Shakespeare per la regia di Riccardo Mallus. Lavora anche come speaker per la pubblicità e in radio, collaborando con Radio 24, RSI e Istituto Barlumen.

Marzo 2020: il teatro e il lockdowm

All’inizio del primo lockdown, quando, allora come adesso, i teatri sono stati i primi a essere chiusi, ho pensato che la mia attività di attrice avrebbe subito un arresto totale.  Mi sono invece ritrovata a sperimentare anche io una sorta di smart working. Durante la quarantena primaverile, per 48 giorni, con Istituto Barlumen, ovvero Gaetano Cappa e Marco Drago, insieme a Massimiliano Speziani e Jacopo Fracasso, abbiamo registrato dei corti radiofonici, uno al giorno, ognuno dalle nostre case, da mandare online quotidianamente. La serie si trova ancora su YouTube sul canale di Istituto Barlumen e si chiama Il supermercato alla fine del mondo.

Sperimentare per vivere: il primo radiodramma da remoto

Alla fine del lockdown ho reso “portatile” una sorta di cabina di registrazione, in modo da poterla avere con me durante gli spostamenti, il che mi è tornato decisamente utile quando nei mesi estivi Cappa&Drago hanno tentato un esperimento ancora più ardito: il primo radiodramma completamente registrato e prodotto da remoto, per Rete Due – Radio Svizzera Italiana, 3000 anni fra i microbi. È stata un’esperienza folle e stupenda allo stesso tempo.

Un tentativo di resistenza: La mia esistenza d’acquario come “teatro in smart working”

Ma forse la prova più intensa a livello umano e professionale, che mi ha portato questo 2020 così complesso e faticoso per noi lavoratori dello spettacolo, è stata La mia esistenza d’acquario di Rosso di San Secondo, uno spettacolo con la regia di Lydia Giordano, prodotto dal Teatro Stabile di Catania. Lo spettacolo è andato in scena dal 23 settembre al 3 ottobre in streaming su Zoom. È stato un processo intenso, molto diverso da quello a cui ero abituata in teatro. Oltre al lavoro sul testo e sull’interpretazione, ci siamo trovate infatti a confrontarci con tante altre variabili quali, ad esempio, la costruzione del disegno luci coi mezzi che avevamo a disposizione, l’interazione con lo sfondo virtuale ecc. Questa esperienza di “teatro in smart working” è stata sicuramente arricchente, ma mi rendo conto che mai potrà sostituire quella vera, del teatro in presenza, delle ore in sala prove a contatto coi colleghi, dell’energia del pubblico seduto in platea, degli applausi a fine replica. Tutto ciò mi manca enormemente, in maniera viscerale.

La mia esistenza d’acquario, regia di Lydia Giordano

Un barlume di speranza: a teatro con Innamorati di Carlo Goldoni

Per un attimo ho creduto di poterlo rivivere, quando a metà ottobre abbiamo iniziato le prove di Innamorati di Carlo Goldoni assieme a Davide Lorenzo Palla e Giacomo Stallone, con la regia di Riccardo Mallus, una produzione del Teatro Carcano che sarebbe dovuta debuttare prima ad aprile 2020, poi a metà novembre 2020. Così non è stato, siamo riusciti soltanto ad arrivare a una prova generale, poi il teatro è stato costretto a chiudere i battenti, la nostra scenografia è rimasta montata sul palco, i costumi appesi nei camerini, tutto come congelato, in attesa di tempi migliori.

Giacomo Stallone

Diplomato presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine. Frequenta il corso di Alta Formazione presso ERT (Emilia-Romagna Teatro). Lavora in teatro con registi come Nanni Garella e Giancarlo Sepe. Al cinema con Il Caso Pantani di Domenico Ciolfi.

#chiusidachinonvaateatro

Evitare assembramenti chiudendo un luogo di cultura già vittima di una desertificazione. Un crudele controsenso. Se prima gli spettatori erano pochi adesso non ci sono più.

Le prove di Innamorati di Carlo Goldoni sono state pura resistenza teatrale. Solo cellofan sulle poltrone del Teatro Carcano di Milano. Tournée da Bar arriva fino alla prova generale. La scena rimane sul palco in attesa del mancato debutto.

Innamorati di Carlo Goldoni, adattamento Davide Lorenzo Palla e Riccardo Mallus con Davide Lorenzo Palla, Irene Timpanaro e Giacomo Stallone

Alessandro Blasioli

Attore abruzzese classe 1992, autore, regista e interprete dei monologhi di teatro civile Questa è casa miaDPR – Web Sommerso e Sciaboletta; il primo da lui scritto, sul post sisma aquilano, ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero.

Una verità scomoda

Ancora una volta i teatri sono fra i primi luoghi ad essere interdetti alla pubblico, nonostante gli sforzi profusi da tutto il settore. Ci si è adattati alla situazione, comprendendola e accettandola, ci si è prodigati come tutti -forse più di tutti – nel rigido rispetto delle regole (e prova di ciò è l’assenza di cluster a seguito di un evento artistico, discoteche escluse!), ma ciò non è bastato ad evitare la chiusura. Adesso, come sempre, ci si ingegna per continuare, ma fa rabbia e tristezza pensare che si sarebbe potuti arrivare preparati a questi giorni. L’impresa è certamente ardua, ma non può essere una scusante, se v’è stata imperizia e sottostima del pericolo.

Sciaboletta, di e con Alessandro Blasioli
Foto di Manuela Giusto

Aureliano Delisi

Diplomato come autore teatrale presso l’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi e laureato in lettere presso l’università di Bologna, lavora attualmente con il Centro Teatrale Universitario di Urbino nell’ambito della formazione teatrale e della drammaturgia. Nel 2018 ha pubblicato la raccolta Poesie a Perdere con Ensemble Edizioni. Nel 2019 ha vinto il premio Shakespeare is now di Bergamo per la nuova drammaturgia. Coach abilitato sulla piattaforma di e-learning Docety. Segue, come drammaturgo, produzioni teatrali fra Marche, Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna.

Oggi Sonsano, domani chissà, di e con Aureliano Delisi e Giacomo Stallone
Foto di Salvatore Anversa

Sacrificare: come rendere sacro il teatro?

Circola voce che i Dpcm non tengano in considerazione le realtà specifiche del mondo dei lavoratori dello spettacolo. I professionisti combattono, rivendicando. Gli artisti valutano il sacrificio. Sacrificare, ovvero rendere sacro. Ognuno è chiamato a decidere dove porre il limite delle proprie rinunce, per il teatro.

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About Author

Asia Vitullo

Asia Vitullo, abruzzese, classe 1997. Laureata in Filologia Moderna ad Urbino, proseguo il mio cammino tra i letterati, un po’ come il protagonista di Midnight in Paris, sorseggiando un tè e sognando la Torre Eiffel. Adoro il cinema, il teatro e gli ossimori. La mia più grande fonte di ispirazione è Pier Paolo Pasolini e vivo nella speranza di poter dare ancora una voce alle sue parole.

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