I musei non si fermano, neanche con la pandemia

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Anche i musei, come tutti noi, in tempi di pandemia hanno dovuto ripensare se stessi e reinventare il loro ruolo all’interno della società. Come si sono mossi e che strategie hanno dovuto mettere in campo per fronteggiare l’emergenza?

La rivoluzione digitale dei musei

La pandemia da Coronavirus che tanto ha segnato questo 2020 ha sicuramente trasfigurato molti aspetti della nostra vita, sia domestica che pubblica. Se da un lato siamo in (soft) lockdown, tra smart working e didattica a distanza, dall’altro abbiamo un’economia – e una politica – sempre più incerta, con scuole, università e luoghi del sapere chiusi.  

Le nostre abitudini, i nostri gesti quotidiani, le nostre relazioni, il nostro modo di approcciarci alla realtà, tutto dentro di noi è inevitabilmente cambiato, di pari passo con ciò che cambiava fuori. Se sia un cambiamento in meglio o in peggio dipende dalla nostra sensibilità; ciò che è certo è che è nella natura delle cose rispondere alle crisi con il mutamento.  

Mutato è sicuramente il ruolo del museo o, più in generale, dell’intera “macchina culturale”. 

Di fronte alla chiusura delle strutture, delle sale e delle mostre si rischiava di andare incontro ad un arresto irrimediabile, non solo economico, ma anche e soprattutto sociale. Dobbiamo ricordarci, infatti, che un museo, oltre ad essere una meta “turistica”, è un luogo in grado di stimolare la nostra sensibilità e di metterci in contatto con la nostra storia e con le nostre radici. Un luogo, possiamo dire, dove ritrovare noi stessi.  

Fortunatamente gli ingranaggi della macchina hanno girato nel verso giusto e siamo stati testimoni, quest’anno, di una vera e propria rivoluzione e reinvenzione dell’intero apparato museale.  

Il passaggio al digitale   

La prima idea di digitalizzazione del nostro patrimonio culturale è probabilmente legata a Google e al progetto Arts & Culture, nato nel 2011, che ad oggi conta circa 15.000 musei coinvolti e più di 6 milioni di opere digitalizzate. 

L’omonima applicazione offre diversi svaghi: possiamo passeggiare tra i corridoi del nostro museo preferito (veri e propri tour virtuali in 3D); possiamo avvicinarci ai quadri in modo incredibile e vedere dettagli che forse anche dal vivo ci sfuggirebbero; possiamo navigare tra le diverse pagine di approfondimento o leggere le numerose storie tematizzate. Recentemente sono stati aggiunti anche dei “giochi” – come il famoso Art Selfie, il Cultural Crossword, il Puzzle Party, il Colour Art Book – e diverse features, tra cui spicca la possibilità di vedere, attraverso la fotocamera, come sarebbe a grandezza naturale un’opera d’arte a casa tua.  

È ovvio che un approccio del genere, che può far storcere il naso ai più “puritani”, si sposi bene con le dinamiche del mondo moderno. Come hanno più volte ripetuto i responsabili del progetto, Google Arts & Culture nasce con l’intento di incuriosire e far giocare con l’arte, senza per questo voler sostituire l’esperienza fisica con quella digitale. 

Negli anni sono state mosse numerose critiche al progetto, principalmente per il fatto che il tour virtuale può allontanare i visitatori dai musei reali, proprio in virtù della gratuità dell’esperienza e della comodità di farla interamente dal divano della propria casa.  

Ovviamente una critica del genere è abbastanza infondata: sappiamo tutti che vedere un Caravaggio su uno schermo sia ben altra cosa rispetto a poterlo guardare dal vivo. Quante volte, infatti, ci è capitato di osservare la riproduzione di un’opera d’arte sul libro di scuola e pensare “Chissà cosa si prova ad averla davanti”, vera, viva, reale? 

La risposta alla pandemia 

A partire da marzo, a causa del lockdown, gran parte dei musei europei ha dovuto chiudere. Queste strutture, che vivono solo in relazione al pubblico che le visita, si sono trovate a dover affrontare una vera e propria rivoluzione, una naturale evoluzione che – come ha sottolineato il direttore del British Museum Hartwig Fischer – normalmente sarebbe accaduta tra diversi decenni e che “oggi abbiamo potuto realizzare in pochi mesi”.  

Per mantenere il rapporto con i propri visitatori, infatti, era necessario spostare l’intero lavoro sul piano digitale e ripensare completamente la strategia di comunicazione. 

Se all’inizio l’idea presentava molte incertezze, con il tempo si è rivelata una mossa vincente. Ad oggi, quasi tutti i musei possiedono account su piattaforme social che permettono loro di interagire con il pubblico (gli Uffizi hanno addirittura un account su TikTok), creando così quell’engagement che prima mancava.  

Sono aumentate anche le attività online dei vari enti museali (italiani e non): sono migliaia i virtual tour disponibili, le video conferenze, gli incontri con i direttori o i curatori delle mostre e altro ancora; vi basterà fare una veloce ricerca sulle pagine ufficiali dei vari musei per rendervene conto in prima persona.  

Di seguito vi indicherò alcune tra le iniziative più interessanti dei musei italiani da andare a vedere (o rivedere).  

Da tenere d’occhio  

Tra gli eventi disponibili, i più interessanti sono sicuramenti quelli organizzati dagli Uffizi e dal Museo egizio di Torino e ciò lo dimostrano i numeri da record che hanno raggiunto in questi mesi. 

Questi due musei si sono particolarmente impegnati nel diffondere contenuti multimediali: nel caso degli Uffizi troviamo incontri di varia natura (programmati fino al 2021), tutti disponibili sulla loro piattaforma; per il museo egizio, invece, gli incontri sono più tematizzati (come le famosissime “Passeggiate del direttore”, disponibili sul loro canale Youtube).  

Altra iniziativa da non perdere è quella organizzata dal MANN di Napoli in collaborazione con Firenze Archeofilm Archeologia Viva: dal 2 al 5 dicembre, infatti, si è tenuta in diretta streaming l’ArcheocineMANN, una rassegna di film a tema archeologia, arte e ambiente (qui trovate l’intero programma) che saranno disponibili on demand dal 6 al 10 dicembre.  

In versione digitale troviamo anche diverse mostre (sia italiane che estere).  

La più particolare è sicuramente quella dedicata a Giambattista Tiepolo, la quale doveva iniziare a Milano il 30 Ottobre e al momento interrotta. Gallerie D’Italia ha dunque deciso di creare una piccola anticipazione della mostra, portando su questo sito un’esperienza visiva unica: otto capolavori del pittore raccontati dal punto di vista del figlio, Giandomenico Tiepolo.  

Ovviamente ci sono moltissimi altri eventi disponibili che, per mancanza di tempo e di spazio, non ho citato; anche qui basterà controllare le pagine ufficiali dei vari musei e scegliere in base alle proprie preferenze e ai propri interessi.  

La cosa certa è che, nonostante la difficile situazione che stiamo vivendo, la pandemia in corso e l’assenza di certezze sul nostro domani, non possiamo fermarci, non così, non adesso. E neanche i musei possono farlo.

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Emerlinda Osma

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