Fake news: dalla caccia alle streghe a Donald Trump

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Dalla caccia alle streghe a Donald Trump. Nel corso dei secoli le fake news hanno cambiato volto, modalità di diffusione e, soprattutto, capi espiatori.

Il processo di Salem

Uno dei processi di stregoneria più noti, è senza dubbio quello avvenuto a Salem Village, Massachusetts (comunità formata da immigrati inglesi puritani).

Siamo nel 1692. Gli anni precedenti avevano, in un certo senso, posto le basi per la psicosi religiosa che sarebbe in seguito scoppiata: invasioni di locuste e ripetuti periodi di siccità avevano distrutto i raccolti in tutta la regione, causando ristrettezze e miseria per la maggior parte dei coloni (che basavano la gran parte della loro sopravvivenza su un’economia di sussistenza).

Come se non bastasse, in quel periodo la colonia era rimasta senza governo ufficiale dopo la sospensione del trattato di Bay-Colony del 1684.

Tutti questi avvenimenti contribuirono a diffondere un clima di terrore. A molti sembrò che questi disastri fossero parte di un piano del diavolo per cacciarli dalla Nuova Inghilterra e riprendersi i suoi territori.

Questa atmosfera di superstizione e crescente panico portò, nel 1692, allo scoppio dell’isterica caccia alle streghe.

Come si arrivò alle accuse di stregoneria

Nell’inverno fra il 1691 ed il 1692, Elizabeth “Betty” Parris ed Abigail Williams (la figlia e la nipote del reverendo Parris), iniziarono a comportarsi in modo inusuale: rimanere piuttosto taciturne, nascondersi dietro vari oggetti ed a strisciare sul pavimento.

Solo uno dei dottori interpellati, William Griggs, annunciò una spiegazione a tali comportamenti: la possessione da parte del demonio. 

“Entravano nelle buche e strisciavano sotto le sedie e sgabelli… [con]svariate posizioni e buffi gesticolii, [e]facevano discorsi ridicoli e assurdi incomprensibili per loro come per gli altri”

All’inizio il reverendo Parris decise di non rivolgersi alle autorità giudiziarie. Chiese consiglio ad altri pastori del luogo, i quali gli consigliarono di affidarsi a Dio. Intanto nel villaggio, però, si erano diffuse voci sul malocchio:  altre adolescenti oltre Abigail e Betty si comportavano allo stesso modo. Vi era la convinzione che fossero stregate da Satana e le sue complici.

I processi alle streghe

I familiari cominciarono, quindi, a puntare il dito contro delle donne ai margini della società. In particolare: Sarah Osborne e Sarah Good. La prima era una signora anziana ed inferma. Aveva dato al suo compagno gli averi che avrebbe dovuto lasciare in eredità ai figli del suo primo marito. La seconda, una mendicante nota in città. Ritenuta una strega poiché parlava spesso da sola.

Dopo le accuse fu istituito un tribunale giudiziario e i processi ebbero inizio. I sospettati vennero prima interrogati, anche sotto tortura, messi alla prova nella recitazione delle preghiere cristiane e posti al cospetto delle ragazze che dichiaravano di essere possedute. 

Sarah Osborne, dopo un processo, venne rinchiusa in prigione, dove morì due mesi dopo.

Betty e Abigail, invece, accusarono Tituba Indians, allora al servizio del reverendo Parris. Ella, in tribunale, disse che il Diavolo era andato da lei e narrò di come si fosse decisa a servirlo, iniziando a torturare le ragazze. Confessione più che sufficiente per decretare la sua morte.

Questi processi, furono l’inizio di una caccia alle streghe che contò più di duecento vittime.

Potevano essere molte di più, se quindici pastori puritani, non avessero stilato un documento in cui si dichiarava che, prima di condannare a morte qualcuno, bisognerebbe avere delle prove inconfutabili.

I giudici infatti si erano basati prevalentemente sulle confessioni degli accusati. Ritenevano prove schiaccianti affermazioni relative a: “manici di scopa, rituali blasfemi, rapporti carnali col demonio, patti luciferini firmati col sangue o apparizioni spettrali, forme di telepatia o manifestazioni di poteri particolari, irreligiosità dell’inquisito”.

Le fake news al giorno d’oggi

Ciò che, all’epoca, veniva usato come prova schiacciante contro l’imputata erano quelle che oggi chiamiamo “fake news”.

Questo termine  indica articoli su reti sociali redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione.

Vengono individuati sette diversi modi di fare disinformazione:

  1. Collegamento ingannevole: quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto.
  2. Contenuto ingannatore: il contenuto viene spacciato come proveniente da fonti realmente esistenti.
  3. Informazione falsa al 100%: quando il contenuto è completamente falso, costruito per trarre in inganno.
  4. Contenuto manipolato: l’informazione reale, o l’immagine, viene manipolata per trarre in inganno.
  5. Manipolazione della satira: quando non c’è intenzione di procurare danno, ma il contenuto satirico viene utilizzato per trarre in inganno.
  6. Contenuto fuorviante: quando si fa uso ingannevole dell’informazione per inquadrare un problema o una persona.
  7. Contesto ingannevole: quando il contenuto reale è accompagnato da informazioni contestuali false.

Esistono più elementi a favorire la diffusione dei contenuti. Quattro sarebbero i canali principali:

  1. Una parte è condivisa involontariamente sui social networks da persone che, senza una verifica approfondita, rilanciano o “ritwittano” informazioni inaccurate o false.
  2. I contenuti amplificati dai giornalisti, che devono diffondere informazioni emerse dal web e dai social in tempo reale.
  3. Gruppi vagamente collegati tra di loro che tentano di influenzare l’opinione pubblica.
  4. Altri elementi che sono prodotti da campagne sofisticate di disinformazione attraverso reti di Bot e fabbriche di troll.

Fake news e social

Uno dei più grandi utilizzatori dei social network a scopo politico è stato Donald J. Trump.

Dagli insulti alle giornaliste e alle avversarie, passando per il bullismo contro i rivali, fino alle false notizie sul coronavirus. Così, un candidato prima ed un presidente poi, ha cambiato il modo di fare politica utilizzando Twitter.

Vittime preferite dei suoi attacchi politici, le donne. Da lui insolentite nei modi più diversi e volgari. 

 Ha perseguitato per anni John McCain, un conservatore dallo stile molto diverso dal suo, contestandone l’immagine di eroe di guerra. Infatti, fu abbattuto col suo aereo sui cieli di Hanoi, durante il conflitto del Vietnam, e sopravvissuto ad anni di durissima prigionia. Eppure, Trump lo descrive come un loser, un perdente, anche dopo la sua morte: «Non mi piacciono quelli che si fanno catturare».

Trump tira dritto e, quando arriva alla Casa Bianca, non si pone minimamente il problema di rendere la comunicazione più presidenziale.

Negli anni della presidenza la produzione di tweet si intensifica: anche più di cento al giorno, a volte pubblicati persino alle tre di notte.

Ma il tweet forse più dannoso in assoluto (perchè può costare vite umane) è quello del 5 ottobre: annunciando che stava per lasciare l’ospedale Walter Reed, dove era stato ricoverato perchè colpito dal coronavirus, Trump ha invitato gli americani a non avere paura del coronavirus. 

«Guardate me, sono in gran forma, meglio di come stavo 20 anni fa»

Peccato che lui sia stato curato con un’attenzione che nessun altro può avere e con nuovi, rari e costosissimi antivitali come il Remdesivir. Cure che per adesso gli altri contagiati possono solo sognare.

Le fake news di Trump sulle votazioni

Ma non solo sul virus: anche l’esito delle elezioni americane sono state contestate dall’ormai ex presidente.

In particolare, l’idea che i Democratici e Joe Biden abbiano manipolato il processo di conteggio dei voti, per rubare la vittoria al candidato repubblicano Donald Trump. Negli Stati Uniti, i politici sono stati tra i più accesi sostenitori della disinformazione sulla presunta frode elettorale. 

“Noi ci preparavamo a vincere queste elezioni, a dire il vero abbiamo vinto queste elezioni. Vi è in atto una frode nei confronti degli americani, un imbarazzo”.

Noi andremo alla Corte Suprema, vogliamo che questo si fermi”

Mai parole furono più ascoltate dai suoi fan.

Difatti, un assedio a Capitol Hill è avvenuto proprio ieri sera.

Fatto curioso, vi fu un discorso che Trump ha tenuto a Washington qualche ora prima dell’assalto al campidoglio. Egli ha rifiutato ancora una volta la vittoria di Joe Biden, presidente eletto, affermando: “Non ci arrendiamo, non concederemo mai la vittoria”. E ha chiesto al suo vice, Mike Pence, di “fare la cosa giusta: non ratificare la vittoria di Biden nella sede del Congresso Usa.

Il costo delle fake news nell’era dei social network

Il Congresso americano è stato trasformato in un campo di battaglia, con i parlamentari costretti a fuggire indossando maschere anti-gas e la polizia con armi in pugno contro i manifestanti.

Jake Angeli si è fatto leader dell’assalto. Bandiera americana in mano, viso dipinto con i colori del vessillo Usa, indosso una pelliccia e sul capo un cappello con le corna da vichingo. Definito “lo sciamano”.

Un seguace di QAnon, la teoria del complotto secondo cui i poteri occulti di un Deep State hanno tentato in tutti i modi di rovesciare il potere di Donald Trump. 

A causa di quelle parole, dettate dall’ex presidente, sono morte 4 persone e ferite parecchie. Un assalto progettato da tempo, attraverso i social network. Innumerevoli gruppi social sono stati il fulcro della progettazione di questo assalto.

Tutto partendo da innumerevoli tweet e fake news sulla frode elettorale.

Anche Pence scarica Trump: “La violenza non vince mai”. Ed il Congresso proclama Biden presidente.

Ma non solo: Twitter ha deciso di bandire Donald Trump in modo definitivo. Nonostante l’ex presidente abbia accusato questo gesto come un “complotto per farlo tacere”. Non solo l’account personale, ma anche quello presidenziale. Entrambi chiusi dalla piattaforma, onde evitare sul nascere altre forme di violenza.

La storia si ripete?

Cambiano i mezzi, ma non la sostanza. Solo che, al giorno d’oggi, attraverso i mezzi di informazione diventa più facile divulgare ed incitare odio e malcontento.

Terreno molto fertile per le notizie false. Eppure, basterebbe informarsi di più ed avere uno sguardo critico sul mondo, per capire quando un’informazione è fuorviante.

L’esempio lo ha fornito l’ANSA, con il suo ANSA check. Una soluzione che consente di “certificare” l’origine delle notizie.

Leggi anche:

Sistema Critico | Stati Uniti, l’assalto al Campidoglio è solo l’inizio

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Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Sebbene le mie passioni siano la letteratura e la filosofia, sono laureanda in Informatica Applicata all'Università di Urbino Carlo Bo. Scrivo nella sezione di filosofia per Sistema Critico. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su un piccolo blog personale.

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