Breaking News del mercoledì

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Anche oggi arriva puntuale la nostra rubrica Breaking News del mercoledì. Oggi partiamo da Roma, dove un’altra crisi di governo rischia di provocare una nuova e insanabile ferita per il nostro Paese; voliamo a Singapore, dove un’app di contact tracing minaccia, seriamente, la privacy di chi la scarica; sorvoliamo l’Asia, dove è avvenuto un nuovo e misterioso incidente aereo; infine, atterremo in Qatar dove, appunto, analizzeremo le ragioni della nuova alleanza tra Teheran e Qatar.

Si fa sempre più concreta l’ipotesi di una crisi di Governo: Conte ter o elezioni?

Da ormai metà Dicembre a questa parte il Governo Conte bis ha imboccato la scivolosa china che sembra condurlo ad un sempre più concreto fine corsa. Iniziata, questa fase travagliata, con dichiarazioni al veleno del leader di Italia Viva Matteo Renzi, il malcontento parrebbe essere emerso anche tra altre forze che sostengono il governo. Non un malcontento tout court ma focalizzato su alcuni aspetti specifici: la possibile inadeguatezza di alcuni ministri e le decisioni del premier non sempre in linea con la maggioranza.

Tra ipotesi e caos

Se è vero che il prolungarsi delle tensioni non sembra destinato ad un buon finale, è anche vero che oltre la soglia della crisi le strade sono due. Rimpasto, e quindi Conte ter, o elezioni. La sempreverde ipotesi-Mario Draghi non sembrerebbe essere concreta.Questa insalata di verbi al condizionale è d’obbligo in ogni frase vista l’indeterminatezza della situazione. Eppure, dalle parti del Quirinale – almeno da quanto emerge -, l’ipotesi di una nuova maggioranza non convince. Si pensi a questo: era appena nato il Conte bis, non c’era una pandemia, Renzi era nel Pd (insomma un secolo e mezzo fa) quando fonti della presidenza della repubblica salutavano l’inizio della nuova esperienza di governo con un monito: non esistono altre maggioranze, se va male anche questa volta, c’è il voto. Ovviamente la frase riportata è abbondantemente parafrasata.

La danza della crisi

Viene da chiedersi allora se con un pratico esercizio di proprietà commutativa si possa smuovere il Quirinale dalla sua convinzione. In altre parole: cambiando gli addendi – i ministri – si manterrà lo stesso risultato e cioè rinsaldare la maggioranza? Vedremo. Quel che è certo è che se la crisi dovesse sfuggire di mano, quella che dovrebbe essere – nelle intenzioni – una detonazione controllata, sarà una esplosione devastante. Il voto sarà allora l’unica soluzione. Il centro-sinistra no di sicuro, ma il paese potrà permetterselo?

Lorenzo Alessandroni

TraceTogether: da app CoVid ad app della polizia

La prima app di contact tracing, dal nome Trace Together, sviluppata a Singapore e scaricata da più di due milioni di persone, ha attirato su di sé nuove polemiche. È recente, infatti, la notizia per cui la polizia potrà servirsi della stessa anche per indagini penali.

Dapprima utilizzata per controllare l’andamento dei contagi, con la promessa che non avrebbe avuto altri fini; TraceTogether ora sembrerebbe entrare in modo troppo invasivo nelle vite dei consumatori. Nonostante nel sito web dell’app, ci sia scritto espressamente che utilizzi il tracciamento Bluetooth e non quello GPS, basta leggere i termini d’uso per rendersi conto che vengono memorizzati all’interno del server numero di telefono e dati identificativi.

Ad inizio giugno, momento del rilascio del dispositivo, i cittadini di Singapore si erano già mostrati contrari a questo sistema, attraverso una petizione online indetta da Wilson Low, che aveva visto la partecipazione di 54000 persone.

“Il tempo stringe” e il malcontento sale:

Dopo la comunicazione, da parte del governo di utilizzare TraceTogether anche per indagini penali, molti utenti hanno disinstallato l’app. Questo ha costretto il governo “a correre ai ripari” e comunicare che, nel mese di febbraio 2021, verrà emessa in Parlamento una proposta di legge al fine di limitare l’accesso delle autorità ai dati degli utenti; permettendogli di accedervi solo nel caso di sette categorie di reati, per esempio omicidio e terrorismo.

Tuttavia a spaventare non è solo questa decisione governativa, ma anche il fatto che scaricare TraceTogether non avvenga più su base volontaria. L’app o il token (un sostituto per chi non possiede smartphone) sarà reso obbligatorio per le persone che desiderino recarsi in luoghi affollati quali cinema e centri commerciali ma anche in luoghi di lavoro o scuole.

Dunque, a questo punto, è chiaro che non si tratti di una rinuncia a delle attività secondarie o di piacere, ma ad un vera e propria forzatura a compiere questa azione se non si vuole perdere il proprio lavoro o rischiare di essere esclusi dall’educazione.Alcuni potrebbero considerarla una piccola privazione della libertà, in nome di una libertà più grande, ossia quella sociale, minata dalla pandemia. Tuttavia fino a che punto può spingersi lo Stato, senza indebolire i diritti dei cittadini?

Sara Albertini

Incidente aereo in Indonesia

Domenica 10 gennaio il volo 182 di Sriwijaya Air, una compagnia aerea indonesiana, ha perso i contatti poco dopo essere partito da Giacarta ed è precipitato in mare: a bordo c’erano 62 persone indonesiane, tutte disperse. Il volo era partito alle 13.40 locali, quando in Italia erano le 8.40 del mattino, e sarebbe dovuto arrivare alle 15.15 ora locale a Pontianak, in Indonesia, una popolare destinazione turistica per gite in giornata da Giacarta. Secondo i dati di FlightRadar24, l’aereo ha perso improvvisamente quota poco dopo il decollo, scendendo di 3.000 metri in meno di un minuto mentre stava sorvolando un tratto di mare. «Stava piovendo molto e il tempo era cattivo», ha raccontato ad Associated Press un pescatore che stava lavorando nell’area e ha visto l’aereo schiantarsi in mare.

L’aereo era un Boeing 737-500, un modello ormai in disuso fra le principali compagnie aeree, costruito a fine anni Ottanta. Boeing per ora non ha commentato l’incidente, mentre il presidente di Sriwijaya Air ha detto che l’aereo era in grado di volare e che aveva effettuato un volo sulla stessa tratta poche ore prima dell’incidente. Non è la prima volta che nel tratto di mare in questione avviene un incidente aereo: appena due anni fa un Boeing 737 MAX di Lion Air precipitò con 189 persone a bordo, uccise nello schianto. Ai tempi la colpa fu data ai noti problemi della serie 737 MAX, che Boeing ha risolto soltanto dopo alcuni gravi incidenti.

Le compagnie indonesiane sono famose per la loro inaffidabilità e scarsa manutenzione. Dal 2007, tutte le 51 compagnie indonesiane erano infatti finite nella Black List dell’Unione Europea, la lista delle compagnie aeree che non possono circolare nello spazio aereo europeo poiché troppo pericolose, salvo poi essere tutte rimosse nel 2018.

Massimiliano Garavalli

Qatar e Arabia Saudita si riscoprono alleati

A tre anni di distanza dall’inizio delle tensioni con Doha, l’Arabia Saudita e i suoi alleati nella regione (Emirati Arabi, Egitto e Bahrein) hanno deciso di porre fine all’isolamento del Qatar. La decisione, ratificata il 5 gennaio nel vertice sulla cooperazione dei paesi del golfo, sancita con un simbolico abbraccio tra il leader Al –Thani (Qatar) e il principe saudita Mohammed Bin Salman, pone fine all’embargo iniziato nel 2017 e durato tre anni e mezzo. 

Questa svolta arriva in un momento cruciale per la regione: con la politica di riconciliazione voluta dall’amministrazione Trump, alcuni paesi arabi come Marocco Sudan ed Emirati Arabi hanno firmato accordi di pace o deciso di riprendere il dialogo con Israele, creando irritazione nella comunità palestinese. La stessa Arabia Saudita è stata invitata da Washington a riprendere i colloqui con Gerusalemme, ma Riyad rimane diffidente sulla questione. il cambio di passo intrapreso dall’ Arabia Saudita, e prima ancora da Trump, ha come obiettivo l’Iran.

Le continue tensioni tra Teheran e Washington

Teheran e Washington continuano a minacciarsi a vicenda aumentando la tensione che nell’ultimo anno ha raggiunto livelli critici; l’uscita di scena di Trump non sembra spegnere gli animi: infatti il regime iraniano ha annunciato di aver raggiunto il 20% dell’uranio arricchito, violando gli accordi sul nucleare del 2015. Un chiaro messaggio al neo presidente Biden che la strada verso un nuovo accordo sarà lunga e dura. Ma le stesse mosse dell’Arabia Saudita sono conseguenza del conflitto indiretto con l’Iran: la decisione di rompere i rapporti con Doha, nel 2017, era stata presa perché il Qatar era accusato di relazioni con Teheran, di aver sostenuto le primavere arabe e di essere sponsor dei fratelli musulmani.

Tuttavia in questi tre anni Il Qatar, grazie agli aiuti umanitari degli Ayatollah e della Turchia (altro grande avversario soprattutto di Egitto ed Emirati arabi) è riuscito a sopravvivere, spingendo Riyad a porre fine al disastroso embargo, a condizione che: Doha cessi di cooperare con Teheran, chiuda una base militare sotto controllo turco e tagli i finanziamenti alla canale tv Al Jazeera.

Manuel Morgante

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