Breaking News del mercoledì

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Torna Breaking News del mercoledì, questa settimana in un’edizione impegnativa, infatti sono giorni ricchi di notizie. Iniziamo da quelle domestiche con la crisi di governo che si è chiusa proprio ieri sera. Poi andiamo negli Stati Uniti dove si insedierà il presidente Joe Biden. Sarà una cerimonia inusuale a causa del Covid e delle tensioni che seguono gli eventi di Capitol Hill. Dopodiché torniamo in Europa, per non dimenticare quello che sta succedendo in Bosnia. Parliamo anche di Covid-19 perchè in Brasile, oltre a essere in corso una gravissima crisi, è stato scoperto un nuovo ceppo. Chiudiamo il nostro viaggio settimanale in Uganda dove ci sono state le elezioni presidenziali, segnate da violenze, il blocco di internet e dubbi di legittimità.

Passa la fiducia anche al Senato. Il Governo Conte bis salvo (per ora)

Nella giornata di ieri il Governo Conte si è presentato al Senato per ottenere la fiducia e poter proseguire il suo mandato. L’audizione del Presidente del Consiglio è iniziata di prima mattina ed è stata seguita dagli interventi provenienti da tutte le forze politiche. Verso le 17.30 Conte ha fatto ritorno in aula per la replica finale.

A serata inoltrata la Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ha dichiarato conclusa la votazione sul 156 voti favorevoli, 140 contrari, 16 astenuti. Il governo non ha quindi raggiunto la maggioranza assoluta (che per il Senato si attesta a 161) ma ha comunque incassato la fiducia poiché il regolamento del Senato prevede che eventuali astensioni aiutino la maggioranza abbassando la soglia necessaria per l’approvazione. Nel caso di specie, con 16 astenuti, la soglia si attestava a 149.

Per sottolineare una nota di colore: all’estrema delicatezza del momento si è aggiunto un siparietto singolare quando, dichiarata chiusa la votazione, sono in realtà insorti due senatori che sostenevano di non essere riusciti a votare. Ciampolillo (misto, ex M5S) e Nencini (IV-Psi). Solo dopo un controllo delle registrazioni operato in separata sede, si è accertata la possibilità per i due di prendere regolarmente parte al voto. Entrambi hanno votato infine sì.

Il Governo quindi sopravvive (con anche i voti dei senatori a vita Segre, Monti, Cattaneo), senza maggioranza assoluta ma con una maggioranza relativa. Situazione diversa alla Camera dove invece lunedì è riuscito ad incassare la maggioranza – lì sì- assoluta, nonostante l’astensione di Italia Viva.

Nella notte del Senato sono però emersi alcuni spunti importanti: non solo Nencini ha votato sì in extremis a discapito delle attese ma anche due senatori di Forza Italia hanno votato favorevolmente al governo. Entrambi sono stati immediatamente espulsi dal partito di Berlusconi e confluiranno nel Gruppo Misto.

Lorenzo Alessandroni

È il Biden day, oggi si insedia il nuovo Presidente degli Stati Uniti

Joe Biden oggi si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca, giurando da nuovo Presidente degli Stati Uniti. Un giorno diverso dagli altri nella storia americana, segnato dagli scontri a Capitol Hill, dal clima di divisione che ha spaccato il Paese, dalle tensioni relative alle teorie sulle elezioni truccate. Ma soprattutto, dalla mancata partecipazione del Presidente uscente Donald Trump all’inaugurazione. La transizione di potere da Trump a Biden è stata la più tesa della storia democratica americana, e i segni lasciati da questi mesi di scontri e accuse reciproche segneranno in buona parte la Presidenza Biden. Per non far mancare niente, l’ex Presidente Trump ha graziato 72 persone nel suo ultimo giorno da Presidente, una tra queste Steve Bannon, suo ex collaboratore e opinion leader dell’estrema destra nel mondo. Il Paese si presenta scosso, profondamente spaccato: l’appello all’unità del neo-eletto Presidente non sarà facile da applicare.

Un’inaugurazione nel segno della tensione

Oggi, in virtù dei fatti di Capitol Hill, sarà dispiegata una presenza massiccia di soldati a Washington, con la Guardia Nazionale che schiererà più di 20mila soldati, e l’FBI che monitorerà la situazione. Capitol Hill è già stata recintata un complesso sistema di blocchi, barricate, filo spinato, recinzioni. Si temono attacchi da parte di gruppi di estrema destra, come è emerso dalle conversazioni tracciate nei vari gruppi Telegram ed in social media conservatori come Parler (recentemente sospeso). Si teme addirittura che ci possano essere infiltrazioni nei servizi segreti e nell’esercito da parte di sostenitori di Trump che vogliano mettere in pericolo l’incolumità del Presidente Biden.

Il movimento nato con Trump non è destinato a sparire, e con questo dovrà fare i conti la nuova amministrazione Biden. Intanto, il processo di Impeachment nei confronti di Donald Trump potrebbe andare avanti anche dopo il suo mandato. Se andasse in porto, precluderebbe la possibilità all’ex Presidente di ricandidarsi per un secondo mandato nel 2024. Nel frattempo, ieri Biden ha tenuto un discorso in Delaware, sua terra d’origine, per ringraziare tutta la comunità  per il loro sostegno, con la voce rotta dall’emozione. Durante il discorso Biden ha detto “avrei voluto vedere mio figlio Beau al posto mio, lui se lo sarebbe meritato”.

Massimiliano Garavalli

Abbandonati al freddo e al gelo

Il 24 Dicembre 2019, un devastante incendio ha distrutto il campo profughi di Lipa in Bosnia Erzegovina. Da allora, 1000 profughi, che tentano disperatamente di entrare in Europa attraverso la pericolosissima rotta balcanica, vivono in perenni condizioni di precarietà al freddo e al gelo. Solo nella giornata di ieri, l’esercito bosniaco ha fornito delle tende per far dormire qualche centinaio di persone al caldo, ma, ancora, centinaia di loro rimangono sprovvisti di shelter dove passare la notte. Sul posto sono presenti varie ONG che stanno distribuendo cibo e beni di prima necessità ai profughi, i quali, per la maggior parte, vengono dal Medio-Oriente. Sono ore concitanti, da giorni, infatti, il clima in Bosnia non fa altro che peggiorare. Le temperature si aggirano intorno i -11 gradi e i boschi vicino Lipa, dove al momento sono fermi i migranti, sono coperti di neve.

Varie ONG internazionali, tra cui Amnesty International, ha accusato le autorità locali e la Comunità europea di totale immobilismo nelle politiche migratorie e di aiuto umanitario. Noi, non possiamo che accodarci all’allarme lanciato da Amnesty in quanto è impensabile che, nel 2020, non si possa trovare una soluzione comune a questa crisi migratoria: in modo impedire i crudeli respingimenti lungo i confini croato-bosniaci e permettere un passaggio sicuro a chi dalla guerra e dalla disperazione scappa.

Manuel Ferrara

Covid-19: la nuova variante “Made in Brazil

Come pronuncia il detto: “non c’è due senza tre”. Dopo la variante inglese e sudafricana, compare, infatti, quella brasiliana. Per essere precisi, tuttavia, sarebbe opportuno parlare di due varianti, la P.1(K417N / E484K / N501Y) e la B.1.1.28 (E484K). Entrambe presentano un alto livello di contagiosità, dovuto alla mutazione E484K.

La nuova variante è, inoltre, considerata pericolosa per l’uomo poiché maschera la proteina spike del virus Covid, rendendola irriconoscibile davanti al sistema immunitario. Questo riduce in modo vertiginoso (di 10 volte) le possibilità di neutralizzare il virus da parte degli anticorpi. Ragion per cui, ci sono persone che si sono ammalate una seconda volta, presentando sintomi più gravi rispetto alla precedente.

Le prime notizie della mutazione E484K risalgono all’11 gennaio scorso quando quattro turisti, arrivati dal Brasile, sono stati isolati in Giappone.

Secondo lo specialista italiano in Immunologia clinica e Allergologia Mauro Minelli: “Gli anticorpi umani prodotti contro la forma originaria del virus non riescono a neutralizzare questa nuova variante, che riesce a eludere l’azione di blocco esercitata dalle cellule immunizzanti che, pur essendoci, non risultano pienamente efficaci”.

Intanto in Amazzonia…

I casi di reinfezione in Brasile, uno nello stato di Bahia e l’altro in Amazzonia, sono monitorati dalle Organizzazioni Panamericana e Mondiale della Sanità (OPS e OMS).

Nella città di Manaus, nello Stato di Amazonas, gli ospedali sono al collasso e l’ossigeno per i pazienti è finito. Il quotidiano Folha de Sao Paulo riporta la situazione drammatica, sottolineando il fatto che i medici allo stremo tengano in vita i malati attraverso la ventilazione manuale. In questo caos generale il Brasile si piazza al secondo posto come paese più colpito dalla pandemia con ben 208mila morti. La nuova variante ha, inoltre, provocato 94 milioni di contagiati nel mondo e fra questi 2 milioni di morti.

Questo dato allarmante ha spinto l’Italia, così come l’Inghilterra, a bloccare i voli provenienti dal Brasile.

Non è ancora possibile stabilire se i vaccini, proposti dal mercato farmaceutico, possano effettivamente funzionare anche sulle varianti del Covid. Quello che è certo è che bisogna continuare la campagna di immunizzazione, senza lasciarsi prendere dallo sconforto. I vaccini, infatti, come segnalano gli esperti, possono essere aggiornati nel giro di pochi mesi, anche per adattarsi ad eventuali mutazioni. Dunque l’apparizione di queste nuove varianti non deve creare allarmismo immoderato; ma spingere i cittadini a compiere scelte consapevoli alla luce di questi nuovi dati.

Sara Albertini

Museveni confermato Presidente dell’Uganda, forti dubbi sulla regolarità delle elezioni

Yoweri Museveni ha vinto le elezioni in Uganda, è stato rieletto Presidente e governerà ancora il paese che dirige ormai da trentacinque anni. Lo ha fatto ottenendo il 58% dei voti, a fronte dei 35% dello sfidante Bobi Wine, cantante e parlamentare molto vicino alle istanze giovanili. Museveni, che durante la prima fase del suo governo pluridecennale era considerato un esempio virtuoso di governante africano, e aveva portato l’Uganda sulla strada dello sviluppo economico, ormai da anni è disceso nella spirale dell’autoritarismo in modo sempre più evidente. Dagli inizi del millennio ha operato tutta una serie di modifiche alla Costituzione atte a rimanere in carica: dalla rimozione dei limiti di età fino al “mandato zero” ante-litteram. Ora questo nuovo mandato, dopo la deposizione di Mugabe (Zimbabwe, 2017), certifica il suo ruolo di “grandpa of Africa” come leader più longevo del Continente.

Violenze, arresti e blocco di internet

Le elezioni del 14 gennaio sono avvenute in un clima di violenze, morti e repressione che ne mina alla base ogni pretesa di legittimità. Wine, il principale sfidante, è stato vittima di violenze, pestaggi e arresti arbitrati nei mesi e nei giorni precedenti alla tornata elettorale. Addirittura, appena certificato il risultato, l’esercito lo ha di fatto chiuso dentro alla sua stessa abitazione privata, senza permettergli di uscire. Ancora, il governo ha disposto il blocco di internet e di tutti i social network durante le settimane precedenti alle elezioni “per assicurare un leale confronto”. Anche questa mossa è stata aspramente criticata dalle opposizioni, ma senza risultati. Inutile dire come colpire internet abbia causato più problemi alla base elettorale di Wine (giovani e abitanti delle città) piuttosto che a quella di Museveni (aree rurali).

In Uganda la commissione di verifica del voto è nominata dallo stesso governo, contravvenendo a uno dei principi di base di un’elezione free and fair. E questo da sempre. Questa volta, ciò ha fatto il paio con i pochissimi accrediti concessi agli osservatori internazionali: niente ad USA e UE, pochissimi solo all’Unione Africana. E proprio con gli USA si è scatenata ieri una delle più classiche “polemiche del giorno dopo”, per via della visita dell’ambasciatrice USA all’abitazione di Bobi Wine. Il riconfermato governo ugandese ha accusato l’alleato a stelle e strisce di ingerenza nei suoi affari interni, e la situazione rimane delicata.

Matteo Suardi

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