La profonda importanza dell’articolo 9

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C’è, all’interno della nostra Costituzione, un articolo che recita così: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”.

Considerato come l’articolo più originale della nostra Carta, l’articolo 9 trova pochi confronti con gli ordinamenti degli altri Paesi del mondo.
In questo breve, ma fondamentale articolo sono racchiusi due grandi principi: la cultura e l’ambiente, due capisaldi la cui tutela lo Stato deve sempre tenere a mente.

È nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa degli italiani che risiede il cuore della nostra identità, di quella Nazione che è nata ben prima dello Stato e ne rappresenta la più alta legittimazione.

Dall’intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte (5 maggio 2003)

Parola chiave: sviluppo

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
La prima frase dell’articolo 9 sottolinea come debba sempre essere garantita la piena libertà nella divulgazione della cultura e nello svolgimento delle attività di ricerca.
Tale concetto nacque dalla volontà di contrapporsi alla politica perseguita dal Fascismo: l’eliminazione della libertà intellettuale mediante l’imposizione della cultura di regime.
La Costituzione mette in questo modo l’accento sull’importanza della ricerca scientifica, che deve essere favorita dallo Stato in modo da garantire la competitività con i Paesi più avanzati a livello tecnologico. In questo modo l’Italia dovrebbe evitare di trovarsi in una posizione subordinata o arretrata rispetto agli altri. L’impulso deve provenire sia da enti pubblici, come Università e Istituti di ricerca, ma anche da imprese e singoli soggetti.

Una svolta importante

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Questo secondo comma è molto importante perché si riferisce ad un concetto, quello di paesaggio, che ha assunto con il tempo sempre una maggiore rilevanza.
Al tempo della stesura della Carta vigeva ancora una concezione statica del paesaggio, che veniva inteso come semplice panorama o, al più, come “insieme di bellezze naturali”.
Il passare degli anni ha portato, invece, a concepire il paesaggio in maniera più dinamica, come “ambiente naturale” così come è stato e viene continuamente modificato dall’uomo.
Questo cambiamento di punto di vista ha fatto diventare l’articolo 9 il fondamento giuridico su cui si eresse tutta la successiva legislazione in materia ambientale. Nel corso degli anni Ottanta, infatti, la Corte Costituzionale si è espressa a favore di un’interpretazione estensiva del termine «paesaggio». Questo ha permesso di elevare l’ambiente a «valore costituzionale».

Temi solo apparentemente diversi

L’articolo mette in relazione due temi che solo all’apparenza sono diversi: sviluppo, ricerca, cultura e patrimonio formano un tutt’uno inscindibile.
È del tutto evidente, infatti, che non si può concepire lo sviluppo culturale senza uno sviluppo contestuale della ricerca scientifica e tecnologica.
Anche la tutela deve essere concepita non come passiva protezione, ma come un modo per i cittadini di fruire liberamente del loro patrimonio. 

La presenza dell’articolo 9 tra i ‘principi fondamentali’ offre un’indicazione importante sulla ‘missione’ della nostra Patria.
La gestione economica dei beni culturali non deve essere l’obiettivo della promozione della cultura, ma un mezzo utile per la sua conservazione e diffusione. Lo ha detto la Corte Costituzionale in una sentenza del 1986, quando ha indicato che la ‘primarietà del valore estetico-culturale non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici’.

“La tutela del patrimonio artistico non dovrebbe essere un’attività ‘fra altre’ per la Repubblica, ma una delle sue ‘missioni più proprie’.”.
Così parlò nel 2003 l’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.
Parole che, quasi vent’anni dopo, sono più attuali che mai. Purtroppo non sempre questo tenuto a mente da chi di dovere.
La cultura è pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e soprattutto dovrebbe esserlo per la volontà di conservare e proteggere un’identità millenaria che non ha eguali nel mondo.

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About Author

Caterina Costa

Bellunese a Bologna, con una passione per l’arte nata tra i banchi di scuola e proseguita tra quelli universitari. Nata nel 1996, frequento il corso magistrale di Arti Visive. Da un anno sbarcata su Sistema Critico, la scrittura è un’esperienza nuova che mi piacerebbe coltivare.

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