Le religioni e il rapporto con il Libro : conseguenze politiche di modelli alternativi

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Perché interessarsi di Torah, Vangeli e Corano nel 2021? Perché affidare a tre collezioni di scritti di epoca antica (quando non antichissima) una parte della comprensione della realtà attuale? La risposta a questa domanda non è affatto scontata. La società occidentale di oggi, cioè il nostro punto di vista, ha raggiunto il traguardo della laicità ormai da diversi decenni. Il rifiuto di sottoporsi alla “dittatura della religione”, anche solo nella spiegazione dei fatti politici e sociali è un comportamento particolarmente comune anche in ambiente scientifico. Si cerca di avere un approccio il più possibile spassionato ed obiettivo, prendendo a piene mani dagli sviluppi della sociologia e della psicologia, per comprendere tutta una serie di fatti, di sviluppi storici, di comportamenti individuali. La realtà però è più complicata.

La teologia lotta da anni per riconquistare il terreno perduto dal punto di vista dell’autorevolezza scientifica, richiedendo un approccio maggiormente integrato. Questioni apparentemente marginali come la natura dei testi sacri, i dibattiti sulla loro veridicità e sulla loro ispirazione ecc. hanno delle conseguenze decisive nella spiegazione di tutta una serie di fatti storici, politici e sociali. Paradossalmente, la consapevolezza non è un fattore necessario. La distruzione di opere architettoniche islamiche, perpetuate da questa o quella fazione di riformisti, non richiede che alla base ci sia una conoscenza perfetta e una riflessione critica sulle nozioni di raffigurazione ed intercessione nelle fonti islamiche, per usare un esempio a caso. È piuttosto una questione di “cause profonde” (root causes) che hanno conseguenze importanti senza che la loro presenza sia avvertita più di tanto.

La natura del Testo Sacro

La natura del testo sacro e il rapporto di ciascuna religione con esso è uno dei punti chiave. Come ben evidenziato dal teologo svizzero Hans Kung, tutte le credenze hanno avuto una loro evoluzione storica, suddividibile in fasi (“paradigmi”, usando la terminologia di Thomas Kuhn) che iniziano, si interrompono, conservano taluni elementi e ne abbandonano altri. Gli impianti “ideologici” presenti, che immaginiamo come dei monoliti, sono invece il frutto di scelte fondamentali compiute nel passato e di cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli.

In genere, la magnitudo di tali scelte tende ad affievolirsi con il tempo: la gran maggioranza dei passi decisivi per lo sviluppo di una religione sono fatti dalle comunità dei primi giorni. Con delle eccezioni, certo, ma che riguardano più che altro l’approccio o il contorno ideologico (e.g. il Concilio Vaticano II, che ha cambiato radicalmente la Chiesa romana senza toccare il credo e i dogmi). Le grandi scelte dogmatiche (Cristo profeta? Uomo? Figlio di Dio? Logos incarnato? Muħammad vivo o morto? Capo politico o profeta? ecc.) appartengono tutte agli inizi. Il Cristianesimo ha vissuto una lunga fase di Concili ecumenici per fissare in aeternum queste scelte. L’Islam ha fatto lo stesso, seguendo un’altra strada non di rado conflittuale. L’ebraismo è arrivato a prendere le sue irrevocabili decisioni dogmatiche vari secoli prima di Cristo, redigendo una versione definita del Pentateuco durante l’esilio in Babilonia.

Scelte dogmatiche

Le grandi scelte dogmatiche che ogni religione deve compiere riguardano, in prima istanza, quelle relative al proprio Libro. Una volta che la decisione è stata presa, questa è comunque passibile di revisioni parziali, riconcettualizzazioni e novità, ma l’impianto strutturale rimane il medesimo. La funzione centrale del testo sacro è evidente nel momento stesso in cui parliamo di Religioni del Libro. Ebraismo, Cristianesimo ed Islam sono tutte fondate su un Libro: può essere diverso il significato che gli si dà, ma è innegabile che esso sia un elemento centrale.

Al contempo, ogni evoluzione passata e presente di una credenza si fonda su una rilettura di questo Libro. Non si può prescindere da questo vincolo: per proporre un nuovo modo di intendere la propria fede, o quella della propria comunità, bisogna passare attraverso una riconsiderazione dei propri scritti sacri.
Dunque, due passaggi fondamentali: la scelta iniziale dei primi tempi, che dà luogo al dogma immutabile sul Testo; e le riletture e revisioni lungo tutta la storia della religione, per avvalorare le proprie tesi ed i propri impianti ideologici. Insomma, il Libro è uno e immutabile, ma può essere letto e interpretato in un’infinità di modi, in base all’epoca (e alla convenienza), con enormi conseguenze sulla politica e sulla società.

Le scelte delle origini

La natura del Libro è uno dei primissimi concetti che ciascuna delle tre religioni abramitiche deve affrontare in modo serio e sistematico. In base al tipo e alla natura del processo di formazione del testo stesso, la scelta può essere fatta da un lato, oppure dall’altro.

Ebraismo

L’ebraismo è la religione più antica delle tre in esame, e fa risalire il proprio periodo di formazione ad un epoca tanto antica che rende difficile la ricostruzione puntuale dei fatti. La ricerca tende comunque a concordare sul fatto che la stesura “puntuale” del Pentateuco risalga al periodo dell’esilio babilonese o a quello appena successivo (VI/V secolo a.C.), come frutto della sintesi di tutta una serie di tradizioni precedenti (sacerdotale, eloista, jahvista). In un momento di grande crisi per il popolo ebraico, il ritorno alle fonti venne vissuto come ancora di salvezza e di speranza nel futuro. L’idea, che sopravvive come dogma ancora oggi, è che i cinque Libri della Torah siano parola di Dio nella forma più pura, in quanto puntualmente dettata a Mosè.

La paternità del Pentateuco è quindi dello stesso Mosè, previa precisa ispirazione divina. Nei secoli e nella pratica, la ricerca storico-esegetica ha dimostrato l’impossibilità di un tale assunto e l’ortoprassi ebraica ad oggi si è ammorbidita, ma il dogma rimane immutato. Quali conseguenze? Secoli di visione “rigida” della Torah e una moltitudine di prescrizioni rituali e alimentari. Come spesso succede, anche grazie alla mistica l’ebraismo nel corso dei millenni ha cercato con fatica di adattarsi, anche nei dogmi, alla modernità. Ed ha avuto successo: la religione ebraica ad oggi si è molto interiorizzata ed ha riacquisito una grande dignità etico-morale. Eppure, proprio sulla base del dogma del testo sacro, continua ad esistere una moltitudine di fondamentalisti ed estremisti, i quali pretendono di interpretare il Libro nella sua letteralità.

Cristianesimo

Il cristianesimo ha seguito, per conto suo, un processo ben diverso. Esso è una religione che ha al centro non il Libro, ma la Persona: Gesù di Nazaret, ovviamente. I quattro Vangeli sono stati da subito riconosciuti come il tentativo, assolutamente terreno, di narrare e glorificare le opere della tale Persona. Da subito se ne è comunque riconosciuta l’ispirazione divina, ma non la divinità del testo in quanto tale. Addirittura, riguardo all’Antico Testamento, Cristo viene rappresentato come il suo “compimento” (non “superamento”) e quindi l’importanza della Torah ne viene ridimensionata. Ciò rappresenta una grossa differenza sia rispetto all’ebraismo, sia rispetto all’Islam. I tentativi di assolutizzare i testi evangelici (nonché quelli paolini, giovannei, o veterotestamentari) sono stati innumerevoli nella storia, ed hanno anche avuto successo.

La storia cristiana è in larga parte una storia di contraddizioni rispetto alle proprie origini e ciò vale anche per questo ambito. Per esempio, le grandi lotte di religione del XV/XVI secolo vedono combattersi due fazioni che fondano il proprio messaggio sull’estremizzazione di due concetti addirittura assenti nel messaggio originario cristiano: la centralità della tradizione e della Chiesa (i cattolici); l’assoluta rigidità e divinità del testo sacro (i protestanti). Ma ciò non toglie che il dogma cristiano delle origini sia qualcosa di ben diverso. Quali conseguenze? Ad oggi, una minore rigidità dogmatica e un messaggio molto più incentrato sull’interiorità che sull’adempimento di ritualismi. Il mondo cristiano è, non a caso secondo un certo filone di studi, quello che meglio e più rapidamente si è avvicinato all’idea di laicità. L’assenza di un’interpretazione eccessivamente letterale ha sicuramente aiutato nell’approccio con la modernità, e ha preparato la strada ai cambiamenti d’impostazione dell’ultimo secolo.

Islam

Infine, l’Islam è forse il caso più particolare. Centro della religione islamica non è una persona, come per il cristianesimo, bensì la Rivelazione divina. Rivelazione che si è concretata nella discesa del Corano, il testo sacro. Esso è perfetta parola di Dio “rivelata in arabo perfetto” all’orecchio del profeta Muħammad. Possiede dunque tutti gli attributi degni della divinità, in quanto sua diretta emanazione. Ciò è stato chiaro fin dal periodo stesso della “discesa” sul Profeta: nessuna vaga ispirazione, ma letteralità del messaggio. Ogni sura, ogni versetto è parte di un grandioso disegno divino di disvelamento “a vantaggio dell’uomo”. Addirittura, nella più classica delle scelte dogmatiche originarie, l’Islam ha adottato la dottrina del “Corano increato”, sostenendone cioè la preesistenza fin dall’alba dei tempi, in maniera identica a quanto il cristianesimo afferma riguardo a Cristo (= logos). Quali conseguenze? Tante e innumerevoli, tanto da necessitare uno spazio a parte.


Conseguenze politiche per l’Islam

La concettualizzazione islamica riguardo al proprio testo sacro è gravida di conseguenze in una pluralità di ambiti. Ad oggi, la moltitudine di correnti che compongono l’”Universo Islam” è molto variegata dal punto di vista dell’impostazione da adottare. Molte di queste correnti hanno un rapporto estremamente onesto con la modernità e con il proprio testo sacro. Sono in grado di comprendere in modo comprensivo il messaggio coranico, di contestualizzarlo nella sua epoca, di leggerlo in chiave di metafora qualora ciò sia corretto e necessario.

Altre, in genere minoritarie ma sicuramente più rumorose, preferiscono un altro modello. Il Libro viene adottato in toto, senza riflessione critica, in senso a-temporale (cioè considerando immutabile nel tempo il suo valore e i suoi precetti). Le conseguenze sono, non di rado, pericolose, e la storia è piena di esempi. L’Arabia Saudita, e.g., è un Regno che si fonda sull’ideologia wahhaabita, da al-Wahhaab, pensatore del XVIII secolo e teorico di un ritorno alla letterarietà delle fonti che escluda ogni forma di interpretazione (igtihad). Attingendo a-criticamente dalle fonti sacre, il regno saudita si è reso protagonista di una serie di comportamenti “particolari”. Ad esempio, la distruzione sistematica di tutti i luoghi dell’intercessione (tombe, santuari ecc.) nel nome del dogma dell’unicità di Dio.

Una terza via

Nello scacchiere internazionale, l’Arabia Saudita è riuscita a promuovere quella che di fatto è un’ideologia fortemente oscurantista grazie a una serie di fattori: la creazione di organizzazioni internazionali di natura religiosa come l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (nata a Riyadh nel 1972), e una sapiente calibrazione tra rigidità dogmatica ed economia competitiva portata avanti negli anni, su tutti. In questo sta forse il reale pericolo dell’ideologia conservatrice saudita-wahabita: che, grazie alla capacità del Regno di mascherarla sotto un rinnovato atteggiamento progressista, e in virtù del suo preponderante ruolo internazionale, essa possa piano piano essere avvertita come la “vera ideologia” del mondo musulmano. Già solo il fatto che il Regno saudita sia costantemente segnalato nelle cronache come “la potenza regionale sunnita” (opposta a quella sciita, l’Iran), senza mai segnalarne il discostamento dal sunnismo classico, è un atteggiamento rischioso.

Infine, oltre all’impostazione “moderna” e a quella “letteralista” (di cui il wahabismo è solo un esempio fra i tanti), vi è una terza strada. Si tratta di quella adottata dai gruppi fondamentalisti di varia natura, dai salafiti ai talebani. Essi sono l’estremizzazione del secondo caso, una grande tirata per i capelli del concetto di sacralità del Corano. Si tratta di gruppi spesso sprovvisti di una vera base dottrinale, che invece è rintracciabile nei due casi precedenti. L’esempio migliore rimane quello dei talebani, forse in assoluto la corrente della religione islamica più oscurantista che sia mai esistita. La loro efferata violenza e la loro estrema rigidità non trovano, secondo gli esperti, delle reali basi in alcuna corrente teologica. Tutt’al più il fondamento è di tipo ideologico, fortemente anti-occidentale e anti-moderno. La legge coranica viene semplicemente usata come mezzo, e non come fine, per legittimare le proprie pretese di purezza e sacralità.

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About Author

Matteo Suardi

Matteo Suardi, oltrepadano di nascita e di spirito, classe 1997. Studio Scienze internazionali all'Università di Torino, profilo Middle East and North Africa. Fiero appassionato di Medio Oriente, multilateralismo e studio delle religioni, scrivo per Sistema Critico nella sezione Politica. Die hard fan dell'ONU, unica cosa al mondo che mi emoziona più di Roger Federer.

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