(R)esistere: il teatro digitale di Collettivo ØNAR

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Il teatro per sua natura costruisce un grande ed eterogeneo mosaico: incastri di tipo umanistico, classico, libero e fantasioso si plasmano in un incredibile puzzle di pura arte. E l’evento digitale PPSS_Mosaico_020, di Collettivo ØNAR, Davide Nota e Alice Piergiacomi, si addentra nel regno dell’arte facendo accomodare gli spettatori all’interno di uno straordinario laboratorio creativo. Un proposito innovativo, tecnologicamente avanzato ed essenziale, considerata la situazione di salute pubblica attuale dovuta alla pandemia. Il progetto è stato realizzato assieme a MALTE – Musica Arte Letteratura Teatro Eccetera, nel contesto di Marche Palcoscenico Aperto. I mestieri dello spettacolo non si fermano, promosso da Regione Marche / Assessorato alla Cultura e AMAT. 

Nell’intervista a Giacomo Lilliù, responsabile della regia, si delinea questo lavoro fuori dagli schemi, basilare per ricostruire, se pur metaforicamente, il bisogno viscerale di teatro.

Com’è nata l’idea del progetto?

«È dal 2016 che con Collettivo ØNAR lavoriamo attorno al romanzo Lilith (Un mosaico) di Davide Nota, assieme all’autore e all’artista Alice Piergiacomi. Abbiamo chiamato questo cantiere laboratoriale PPSS (perne postne sepse sarsite). Il libro di Davide è un densissimo labirinto psichico in cui si frammentano varie voci, alcune narrative, altre liriche, altre diaristiche. Fin dall’inizio siamo stati d’accordo che, piuttosto che dare una traduzione univoca, sarebbe stato più corretto moltiplicare i risultati. 

Le talee che si sono generate attraverso PPSS sono quindi varie. Finora abbiamo fatto emergere una traccia audio, uno spettacolo concerto, un film a episodi. Tra l’altro, Davide ha continuato la stesura del romanzo in parallelo a queste varie attività: si potrebbe dire che anche la stesura definitiva di Lilith, uscita per Luca Sossella Editore nel 2019, abba in sé un riverbero di PPSS. È un processo per noi particolarmente fertile, è come avere a che fare con un terreno continuamente dissodato. 

Con il primo lockdown abbiamo fatto di necessità virtù. Ci siamo trovati a ragionare sulla possibilità di creare un nuovo esito di PPSS. Questa volta il campo d’azione sarebbe stato giocoforza il digitale. Si è trattato di uno sviluppo naturale visto il materiale di partenza. Petra, la protagonista di Lilith, intraprende un suo personale percorso di attraversamento del dedalo del reale tramite videochat erotiche e incontri casuali. E spesso nel romanzo compaiono frammenti filtrati tramite circuiti chiusi, obiettivi di telecamere, schermi di telefoni o laptop. Così è nato PPSS_Mosaico_020.L’occasione per metterci all’opera è arrivata fine del 2020, con il bando Marche Palcoscenico Aperto promosso dalla Regione e da AMAT, per il quale siamo stati selezionati. Ora, insieme ad altre 59 proposte di teatro da remoto, saremo parte di questo “festival del teatro senza teatri”».

PPSS_Mosaico_020

In cosa consiste esattamente? 

«Ci interessava contrapporre alla velocità dello scambio digitale un tempo molto più disteso. Per questo motivo, PPSS_Mosaico_020 ha un arco molto lungo. Un pellegrinaggio in solitaria di quattro mesi in tutto. Il progetto è diviso in due parti. 

La prima si svolge da febbraio a maggio. Basta fornire il proprio indirizzo e-mail su https://lilithmosaico.org/mosaico020., e si entra a far parte dei viandanti di questo viaggio. Gli iscritti inizieranno a ricevere, più o meno ogni 15 giorni, una serie di sette Lettere in bottiglia via e-mail. Già qui si crea un primo cortocircuito tra l’analogico e il virtuale. Una lettera in bottiglia è dopotutto un messaggio abbandonato al caso, che si incontra senza preavvisi.

Allo stesso modo, le nostre e-mail sembreranno apparire casualmente, senza introduzione, quasi fossero un messaggio di posta indesiderata, o l’effetto di un virus informatico (ovviamente siamo totalmente innocui). Le lettere saranno una sorta di collage creati a mano e successivamente scansionati per l’invio. Conterranno illustrazioni, situazioni tratte dal libro, enigmi da meditare, e delle missioni da compiere. Queste ultime saranno inviti a vivere delle piccole illuminazioni nel quotidiano, delle tappe del proprio viaggio privato. Ogni lettera prevedrà quindi la creazione di semplici artefatti, o la collezione di reperti comuni da osservare sotto una luce diversa.

La seconda parte del progetto si terrà invece alla fine di maggio. Si tratterà di un rito web in video chiamata, accessibile dopo aver acquistato un biglietto. I viandanti giunti a questo santuario non si troveranno davanti a un palco, quanto a un desktop, su cui andrà in scena una coreografia di video, file, finestre, interventi attoriali in diretta. Sarà il momento più propriamente teatrale, ma sarà anche profondamente connesso alla fase precedente. Le lettere e il rito sono entrambi guidati da una stessa drammaturgia. le esperienze vissute nella prima fase saranno riattraversate e trasfigurate nella seconda». 

PPSS_Mosaico_020

Come siete riusciti a conciliare la realtà fisica del palcoscenico con lo schermo di un computer? 

«In realtà, non ci aspettiamo di creare questa conciliazione. PPSS_Mosaico_020 è un progetto che potrebbe esistere solo online. Come già detto, la pandemia è stata l’occasione per riflettere sul medium. Ma personalmente non credo che il digitale rappresenterà mai un surrogato per lo spettacolo dal vivo. Il teatro è la manipolazione tecnica di una sostanza specifica, e quella sostanza è la compresenza nello stesso luogo di corpi vivi. Bisogna mettersi nell’ottica che teatro e performance digitale sono due discipline profondamente separate. Questo non vuol dire che non si possano fare degli esperimenti di contaminazione incrociata, come speriamo accadrà nel nostro caso. Ma per compiere questi esperimenti occorre comprendere e rispettare profondamente la specificità di ciascun campo. Una volta abbandonata qualsiasi volontà di creare un meccanismo palliativo o sostitutivo, possiamo discutere di quali siano i punti di contatto.

In particolare, di questo progetto mi piace molto il modo in cui potrebbe riflettere su cosa significa essere una platea. Credo che una platea sia qualcosa di diverso dalla somma dei singoli spettatori. Una platea si muove con una certa sincronicità di azione e reazione verso quello che sta osservando. C’è uno studio dell’Università di Parma che dimostra che a teatro il battito cardiaco del pubblico si sincronizza. Di questo sto parlando. PPSS_Mosaico_020 è un progetto che fa proprio il paradosso come modo d’indagine, che preferisce vergare a mano delle lettere piuttosto che mandare vocali su Whatsapp, anche se poi il virtuale viene recuperato come mezzo d’invio.

Allo stesso modo, quella sincronicità del sangue è impossibile se non a teatro, in presenza; e tuttavia, grazie al digitale possiamo tentare di rimodulare una sincronicità diversa, una sincronicità di percorsi e non di reazioni. Tutti i viandanti di PPSS_Mosaico_020 avranno non tanto la stessa mappa, ma le stesse tappe. I tragitti e le avventure per raggiungerle sono lasciate alla libertà di ciascuno. Ogni pellegrino che intraprenderà questo sentiero è da solo davanti al proprio schermo, è innegabile. Ma è proprio da quelle solitudini si possono tracciare costellazioni nuove».

PPSS_Mosaico_020

Quali sono gli obiettivi che vorreste conseguire? Come reagirà, secondo voi, il pubblico?

«Una delle frasi di Lilith che ci guidano in questo progetto è “Il tema è la ‘Distanza’”. La Distanza non bisogna ridurla, bisogna attraversarla. Con PPSS_Mosaico_020 stiamo forse cercando di dire questo. Ci piacerebbe aprire ai partecipanti delle entrate inaspettate per il labirinto. Non proponiamo vie di uscita insomma. Suggeriamo di stare dentro il perdersi, di spogliarsi dell’ansia di riemergere sani e salvi. Viviamo in un’epoca in cui l’immagine spadroneggia. Se questo avviene con l’assuefazione di molti, forse è perché abbiamo interiorizzato una postura eccessivamente difensiva rispetto al mondo. Un lockdown esistenziale. E dunque l’ologramma ci appare come salvifico, perché neutralizza la realtà, rende la vita innocua, ci fa schivare qualsiasi ferita. PPSS_Mosaico_020 prova a muovere contro questa tendenza. Lo fa agendo dentro il virtuale, con il presentimento che per trovare l’antidoto si parte dal veleno. 

Ad ogni modo, non possiamo organizzare questo lavoro in termini di “successo” o “fallimento”. L’esito, il residuo che questa cosa avrà si depositerà solo nell’intimo inaccessibile di ciascun partecipante. Come creatori quelli che forniamo sono strumenti. Bussole il cui polo è da inventare. Tali strumenti possono essere utilizzati, collezionati, abbandonati in mezzo alla vegetazione. Per noi va bene allo stesso modo. Proprio per questo abbiamo voluto rendere l’ingresso dentro al progetto gratuito e senza vincoli. Se qualcuno dirà “queste cose a me non dicono più nulla”, sarà libero di ignorare le lettere che spediamo, o di disiscriversi dalle e-mail future. Ognuno dei nostri compagni di viaggio saprà fin dove condividere la strada, e dove sarà bene.

Da parte nostra, possiamo assicurare l’impegno ad arrivare fino in fondo a questa esplorazione. Ponendoci in testa a questa carovana, cercheremo più che altro di scrutare orizzonti possibili. Ci interrogheremo costantemente se confermare o deviare la rotta. E questo progetto morirà sugli schermi a maggio, forse il viaggio rinascererà in altra forma, tra i monti, in silenzio. Forse ci riconosceremo per strada e non ci saluteremo, ma gli occhi sapranno. Sono obiettivi questi? No, perché non desideriamo perseguirli. Desideriamo che ci urtino, che ci accadano addosso, con meraviglia».

Asia Vitullo, Francesca Garavalli, Nikita Nanni

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About Author

Asia Vitullo

Asia Vitullo, abruzzese, classe 1997. Laureata in Filologia Moderna ad Urbino, proseguo il mio cammino tra i letterati, un po’ come il protagonista di Midnight in Paris, sorseggiando un tè e sognando la Torre Eiffel. Adoro il cinema, il teatro e gli ossimori. La mia più grande fonte di ispirazione è Pier Paolo Pasolini e vivo nella speranza di poter dare ancora una voce alle sue parole.

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