L’ultima sfida delle librerie indie americane

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Su internet le provocazioni rivolte da decine e decine di librerie indipendenti ai consumatori, e i riferimenti al più grande e-commerce del mondo, Amazon – nato proprio come un negozio di libri online – non mancano.

“Comprate da chi vuole vendere libri, non da chi vuole colonizzare la luna”
“Per favore Amazon, non portare sul nostro pianeta il mondo distopico di Orwell”
“Se volete che Amazon diventi l’unica libreria esistente, allora continuate pure a comprare da lì”

La pandemia di COVID-19 e i continui lockdown – nazionali o localizzati – stanno arrecando un danno enorme all’economia dei Paesi di tutto il mondo, ma alcuni settori ne usciranno più svantaggiati di altri: tra questi, senza dubbio, troviamo le librerie indipendenti. Già in crisi a causa della concorrenza sleale del gigante Amazon che fornisce milioni di titoli di ogni genere a un prezzo particolarmente conveniente, le librerie indie oggi devono nuovamente reinventarsi per sopravvivere.

Erano già state costrette a reinventarsi negli scorsi anni, per differenziare la propria offerta facendo leva sull’aspetto esperienziale della lettura, garantendo un servizio da un lato sicuramente più costoso, ma che dall’altro appagasse i lettori a tal punto da spingerli ad affezionarsi a una libreria e alle persone che ci lavorano all’interno, facendole diventare dei veri e propri luoghi di aggregazione.

Aggregazione, appunto. Una parola quasi proibita oggi.

Se una libreria storica come Vroman – una vera e propria istituzione presente a Pasadena, in California da 126 anni – riusciva a guadagnare soprattutto grazie alle varie centinaia di eventi ospitati ogni anno, in occasione dei quali i lettori potevano incontrare e porre domande ai loro autori preferiti mentre sorseggiavano un bicchiere di vino nel bar interno, nel 2020 tutto questo non è stato possibile.

Allo stesso modo, l’interattività delle librerie indie è venuta meno nell’ultimo anno. Confrontarsi e chiacchierare delle proprie letture con i membri dello staff, altamente qualificati e sempre pronti a soffermarsi sui loro gusti e a dare consigli, non è più possibile e quindi tutto ciò che di bello era stato costruito all’interno delle librerie di questo tipo per fidelizzare i clienti è stato vanificato in poco tempo.

Inoltre, uno dei punti di forza delle librerie indipendenti è sempre stata la loro capacità di attrarre turisti che, attirati da edizioni speciali o da uno stile retrò particolarmente invitante, decidevano di entrare per dare un’occhiata e venivano poi sommersi da un’atmosfera particolarmente inebriante. Oggi, viaggiare non è più possibile e a rimetterci sono state anche in questo caso le librerie.

Eppure, nemmeno in questo caso i loro proprietari si sono dati per vinti e hanno deciso di reinventare la loro offerta ancora una volta, cercando di mantenere quel lato esperienziale e interattivo sfruttando i canali di comunicazione online. Hanno quindi iniziato a spedire i libri via posta ai loro clienti, alcuni sono riusciti a trasformare il loro negozio in un e-commerce nel giro di poche settimane, altri hanno cercato di mantenere la loro relazione con i clienti attraverso newsletter quotidiane o settimanali così da poter continuare a suggerire letture, aprendo uno spazio per il confronto e lo scambio di opinioni.

Le grandi librerie indipendenti come Vroman hanno iniziato a ospitare eventi online per promuovere le nuove uscite. A San Francisco, invece, una libreria ha deciso di sfruttare i primi mesi della pandemia per vendere magliette con la scritta: “Stay home, read books”, invitando quindi le persone a rimanere a casa e leggere.

E in un certo senso, si può dire che gli americani abbiano ascoltato questo consiglio, perché il numero di libri venduti negli Stati Uniti nel 2020 è aumentato del 6%. Purtroppo, però, questo aumento non è andato a favore delle librerie indipendenti. Al contrario, la pandemia ha sorriso ancora una volta a un’azienda che già prima della pandemia registrava un fatturato annuo superiore a 280 miliardi di dollari, Amazon.

“Abbiamo lavorato molto più degli altri anni, ma abbiamo venduto molto meno” si lamenta Kelly Estep, proprietaria di una libreria indipendente a Louisville, in Kentucky. In effetti, tutto l’impegno durante la pandemia non è servito a generare utili, ma soltanto a minimizzare le perdite – che in molti casi si aggirano attorno al 40% rispetto all’anno precedente – nella speranza di sopravvivere più a lungo possibile.

Dimenticati anche dai fornitori, che hanno deciso di privilegiare i grandi gruppi del settore durante la pandemia, generando forti ritardi nelle consegne alle piccole librerie indipendenti, ora queste chiedono disperatamente agli americani di fare uno sforzo e di sostenere la loro attività, a costo di spendere qualche dollaro in più, perché altrimenti il rischio è che quando tutto sarà finito avremo un quasi monopolio di Amazon e la lettura non sarà più un argomento di confronto.

Le librerie potrebbero dunque smettere di essere un luogo di aggregazione e il settore potrebbe essere l’ultima vittima di una standardizzazione dominante che riguarda ormai moltissimi prodotti di consumo.

Fonti: New York Times

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Studentessa di lettere moderne all’Università di Urbino Carlo Bo, da sempre appassionata al giornalismo culturale, ha partecipato al “Festival di Giornalismo Culturale 2016” organizzato a Fano e ha collaborato a “Passaggi Festival” come volontaria. I suoi articoli hanno lo scopo di avvicinare i giovani nel modo più semplice possibile alla letteratura e alla storia dell’arte. Appassionata di musica e di vintage, cerca di portare la parte migliore di se stessa in tutto ciò che scrive.

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