“Ma pur di rose e fior dipinta e d’erba”: Simonetta Vespucci il volto dell’amore

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Candida è ella, e candida la veste/ ma pur di rose e fior dipinta e d’erba/ lo inanellato crin dell’aurea testa/ scende in la fronte umilmente superba. con tali parole Agnolo Poliziano immaginava, tra le pagine delle sue Stanze per la giostra, l’incontro tra Iulio e la bellissima ninfa di cui si innamorerà. Le Stanze per la giostra sono un’opera che il grande poeta toscano aveva composto per omaggiare la famiglia dei Medici, suoi protettori, e, in particolare, il fratello di Lorenzo, Giuliano. La figura di Iulio, nome dalle implicazioni classiche, adombra proprio il dedicatario del componimento. Iulio è un uomo lontano dai piaceri dell’amore e proprio per questo Cupido, infastidito da tanto spregio, decide di inviargli una particolare cerva durante una battuta di caccia. Quest’ultima, messa alle strette, si rivelerà essere una bellissima ninfa, capace con la sua grazia di far breccia nel cuore di Iulio: Simonetta Vespucci.

Sandro Botticelli, Ritratto ideale di dama (Simonetta Vespucci), 1475-1480 ca., Gemäldegalerie, Berlino
Sandro Botticelli, Ritratto ideale di dama (Simonetta Vespucci), 1475-1480 ca., Städel Museum, Francoforte

Simonetta Vespucci non resse stati e non si occupò di politica, come la altrettanto celebri Lucrezia Borgia e Isabella d’Este, ma seppe divenire musa ispiratrice per arte e letteratura. Il suo fascino le permise di diventare protagonista dell’opera che, forse più di tutte, identifica l’epoca in cui visse: la Nascita di Venere di Sandro Botticelli. Il pittore di casa Medici fu colui che innalzò Simonetta a diva sempiterna dell’arte. Alcune delle opere più celebri create dal genio toscano ritraggono madonna Vespucci nei più disparati ruoli. Botticelli poté osare tanto, dando lustro alla sua arte e alla bellezza di Simonetta, grazie all’amicizia che lo legava a Giuliano de’ Medici che della Vespucci fu l’amante. Per Sandro Botticelli Simonetta divenne una vera e propria ossessione e glorificare la sua immagine fu per lui come una missione.

Sandro Botticelli, Ritratto ideale di dama (Simonetta Vespucci), 1475-1480 ca., Gemäldegalerie, Berlino
Sandro Botticelli, Ritratto ideale di dama (Simonetta Vespucci), 1475-1480 ca., Gemäldegalerie, Berlino

Simonetta Vespucci musa di Botticelli

Il suo pennello ritrarrà l’illustre musa in moltissimi celebri capolavori. Come tutti sappiamo il caso più celebre è quello della Venere degli Uffizi per cui è vista e ammirata da milioni di turisti giunti da tutto il mondo. Non tutti però sanno che Botticelli la dipinse per ben due volte all’interno della Primavera, la inserì nella tavola londinese con Venere e Marte e la immortalò in due bellissimi ritratti oggi conservati a Francoforte e a Berlino. Una presenza costante che pare fare capolino anche dietro alcune delle più famose Madonne dipinte dal pittore fiorentino lungo la sua carriera. Questo “sodalizio artistico” fu quasi sicuramente, come già illustrato, dovuto all’amicizia che il pittore ebbe con Giuliano de’ Medici. Proprio per Giuliano Botticelli dipinse l’immagine che più di tutte fece breccia nel cuore della giovane donna: lo stendardo della Giostra.

Sandro Botticelli, Venere e Marte, 1482-1483 ca., National Gallery, Londra
Sandro Botticelli, Venere e Marte, 1482-1483 ca., National Gallery, Londra

Giuliano de’ Medici e la Giostra

Nella Firenze del ‘400 non era raro che le piazze si animassero per dar luogo a partite di calcio o tornei d’arme. Fu così che nel 1475, in Piazza Santa Croce, si svolse quello che è passato alla storia come “Torneo di Giuliano”. Davanti all’intera Firenze il giovane rampollo di casa Medici dedicò la vittoria ottenuta alla bella Simonetta. Giuliano portò con sé lo stendardo realizzato da Sandro Botticelli in cui compariva la figura dell’amata nei panni di Venere con ai piedi Cupido incatenato. Ad accompagnare il tutto vi era una frase scelta da Lorenzo il Magnifico: La sans par, la senza pari. Giuliano, come ci racconta anche Poliziano nelle sue Stanze, fu premiato dalla stessa Simonetta con un elmo realizzato dalla bottega di Andrea del Verrocchio. Il loro amore era però destinato a durare ancora per poco giacché la Tisi portò via Simonetta nemmeno un anno dopo.

Sandro Botticelli, Nascita di Venere (part. con volto di Simonetta Vespucci), 1485, Galleria degli Uffizi, Firenze

“chi esamina più sottilmente troverà il principio della amorosa vita procedere dalla morte, perché chi vive ad amore muore prima all’altre cose”

– Lorenzo de’ Medici, Commento de’ miei sonetti, Argumento 10

Da Musa a Mito

Aveva solo ventitré anni Simonetta Vespucci quando chiuse gli occhi a questo mondo per risvegliarsi nella dimensione dell’eternità che le avevano donato le arti. Nel Commento de’ miei sonetti Lorenzo de’ Medici inizia l’opera con ben quattro componimenti “composti per la morte d’una donna che non solo extorse questi sonetti da me, ma lacrime universalmente dagli occhi di tutti”. Lorenzo ci racconta che il giorno delle sue esequie la bara di madonna Vespucci venne condotta scoperta verso la chiesa di Ognissanti, in modo che tutta Firenze potesse ammirare la sua divina bellezza. Nasceva così il mito di colei che la morte fece più bella, di colei che la Triste Mietitrice rese nell’arte immortale. Non dovette passare molto tempo che, nel 1478, anche il suo amato Giuliano la raggiunse. Fu infatti assassino nella tristemente nota congiura ordita dai Pazzi. L’amore di Simonetta e Giuliano continua però a vivere essendo diventato mito.

Sandro Botticelli, Primavera (part. Flora con volto di Simonetta Vespucci), 1478-1482, Galleria degli Uffizi, Firenze
Sandro Botticelli, Primavera (part. Ninfa centrale con criptoritratto di Simonetta Vespucci che guarda Mercurio col volto di Giuliano de' Medici), 1478-1482, Galleria degli Uffizi, Firenze
Sandro Botticelli, Primavera (part. Ninfa centrale con criptoritratto di Simonetta Vespucci che guarda Mercurio col probabile volto di Giuliano de’ Medici), 1478-1482, Galleria degli Uffizi, Firenze

E perché da casa al luogo della sepoltura fu portata scoperta, a tutti che concorsono per vederla mosse grande copia di lacrime: de’ quali, in quelli che prima n’avevano alcuna notizia, oltre alla compassione nacque ammirazione che lei nella morte avesse superato quella bellezza che, viva, pareva insuperabile; in quelli che prima non la conoscevano, nasceva uno dolore e quasi rimordimento di non avere conosciuto sì bella cosa prima che ne fussino al tutto privati, e allora conosciutola per averne perpetuo dolore

Lorenzo de’ Medici, Commento de’ miei sonetti, Argumento 23-25

Stanze della Giostra di Agnolo Poliziano: https://archive.org/details/stanzedimesseran00poli

un’altra donna dell’arte italiana: https://www.sistemacritico.it/2020/11/17/artemisia-gentileschi-una-femminista-nellitalia-del-1600/

…a D.

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About Author

Danilo Sanchini

Danilo Sanchini, nato a Pesaro nel 1996. Attualmente studente di Storia dell'Arte presso l'Università degli studi di Firenze. Appassionato di Racconti, Leggende, Storie e ovviamente di Capolavori. Innamorato del bello e di ogni sua sfumatura. Scrivo per Sistema Critico da Maggio 2018.

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