Sto pensando di finirla qui: no, non è come sembra

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Sto pensando di finirla qui, ma no, non è come sembra… Due ragazzi, un lungo viaggio.  Si conoscono da poco, qualche settimana forse, quanto basta per decidere di voler troncare un rapporto che non è mai iniziato del tutto. Jack (Jesse Plemons) e Lucy (Jessie Bucley), tanto diversi quanto uguali, nelle malinconia di un paesaggio immobile, si incastrano e si disperdono nella desolazione di una vita che non li vuole insieme. Il lungo tragitto è l’occasione di un incontro tra anime tormentate e il panorama, tra vette innevate e scenari deserti, è il teatro di una storia che assume i tratti dell’horror e del macabro. 

Da Sto pensando di finirla qui

Una trama non trama

I’m Thinking of Ending Things è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Ian Reid e diretto da Charlie Kaufman (Essere John Malkovich, Se mi lasci ti cancello). Una trama indefinibile, un andirivieni di passato, presente e futuro e una scoperta di quello che non è, ma che sarebbe potuto essere. 

Jake, un ragazzo apparentemente normale, è fermo nella sua decisione di voler presentare la sua ragazza alla famiglia. Durante il viaggio i dialoghi si diradano tra citazioni letterarie e pensieri malinconici, palesandoci già da subito lo stato d’animo dei due amanti. 

Da Sto pensando di finirla qui

Lo spettatore si trova così catapultato nella mente dei due, seguendo le tracce di una matassa che difficilmente verrà districata. Jessie, ma allo stesso tempo tutte le sue indicibili declinazioni, è incastrata dentro la storia di una famiglia bizzarra, che cambia forma e colore ad ogni inquadratura. Lo schermo ci presenta due genitori bizzarri, specchio di un ragazzo che sembra voler nascondere, ma anche tutelare, l’amore ambiguo che nutre nei loro confronti. La madre Suzie (Toni Collette), il padre Dean (David Thewlis): giovani, ma vecchi, vivi, ma anche morti. Carnefici e capri espiatori di uno spettacolo terrificante che, a tratti, sembra essere gestito dalla loro indecente follia. 

Da Sto pensando di finirla qui

Un mosaico di onirico e fantascienza

Kaufman non coordina la mappa che disegna, quasi maniacalmente, attorno alle vite dei suoi personaggi. La dimensione del sogno e dell’irrealtà la fa da padrona; l’onirico e la fantascienza caratterizza con continuità la sceneggiatura dell’acclamato regista. Come non citare Eternal Sunshine of the Spotless Mind (nella discutibile traduzione italiana in Se mi lasci di cancello), diretto da Michel Gondry e sceneggiato dallo stesso Kaufman, in cui Jim Carry e Kate Winslet si rincorrono e si allontanano sullo sfondo dei loro ricordi. Un amore sublimato e ritrovato dopo una sofferenza turbata e recondita, un amore che è la metafora di una società che non vuole vivere senza accettare il “non-per sempre”.

Qual è la verità?

Cosa riusciamo davvero a cogliere della trasposizione del romanzo di Reid? Sto pensando di finirla qui offre continui indizi allo spettatore, per poi depistarlo e rinchiuderlo nell’anomalia dell’inesistenza.  

Tutto deve morire. È la verità. Ci piace pensare che ci sia sempre speranza, che si possa vivere oltre la morte. È una fantasia esclusivamente umana, sperare che le cose andranno meglio, nata forse dalla consapevolezza esclusivamente umana che niente andrà meglio. Non c’è modo di saperlo con certezza. Ma sospetto che gli esseri umani siano gli unici animali a conoscere l’inevitabilità della loro morte. Gli altri animali vivono nel presente. Gli umani non possono e così hanno inventato la speranza.

Da Sto pensando di finirla qui

Sto pensando di finirla qui prende forma nel suo continuo costruirsi e nel suo costante mutare. Sembra incasellarsi in un qualsiasi e scontato genere romantico, per poi concretizzarsi in un tutto che suggella un niente. Jake e Jessie, i genitori, un vecchio bidello, una storia. Una poesia che si perde nella sua fuga finale. 

Sto pensando di finirla qui, ma no, non è come sembra…

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About Author

Asia Vitullo

Asia Vitullo, abruzzese, classe 1997. Laureata in Filologia Moderna ad Urbino, proseguo il mio cammino tra i letterati, un po’ come il protagonista di Midnight in Paris, sorseggiando un tè e sognando la Torre Eiffel. Adoro il cinema, il teatro e gli ossimori. La mia più grande fonte di ispirazione è Pier Paolo Pasolini e vivo nella speranza di poter dare ancora una voce alle sue parole.

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