Breaking News del mercoledì

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Come ogni mercoledì torna Breaking News. La nostra rassegna settimanale di notizie parte a Londra. Nella capitale inglese ci sono state critiche dure contro la polizia per come si è comportata durante la vegli per Sarah Everard. Dopodiché ci occupiamo di nucleare, seguendo gli sviluppi delle relazioni tra USA e Iran. Poi in Messico per la legalizzazione della Marijuana. In seguito abbiamo dedicato qualche parola di riflessione per la giornata contro i disturbi del comportamento alimentare. Abbiamo deciso anche di lasciare info pratiche per chiedere aiuto. Chiudiamo Breaking News in Italia, parlando della scelta del nuovo segretario del PD.

La polizia di Londra alla veglia per Sarah Everard

Domenica 14 Marzo, più di mille persone hanno marciato da New Scotland Yard a Parliament Square, a Londra, per protestare contro il trattamento riservato dalla polizia nei confronti delle persone presenti alla veglia pubblica in memoria di Sarah Everard, tenutasi il giorno prima. 

Trentatreenne londinese, Sarah Everard era scomparsa la sera del 3 marzo. Prima ancora del ritrovamento del corpo della ragazza in un bosco del Kent, Wayne Couzens, un ufficiale della polizia metropolitana, era stato arrestato con il sospetto di essere il sequestratore della Everard. Il 13 Marzo, il giorno successivo al riconoscimento dei resti, centinai di persone hanno partecipato alla veglia in sua memoria, violando in parte le restrizioni per il covid-19. Nonostante la veglia fosse ovviamente pacifica, video e foto condivisi online mostrano la polizia disperdere la folla con violenza e costringendo a porre fine al memoriale.

Mentre Ed Davey, il leader dei liberaldemocratici, chiede le dimissioni della commissaria a guida di Scotland Yard, e il sindaco di Londra definisce la reazione della polizia “inappropriata e sproporzionata”. La popolazione ha invece deciso di infrangere le restrizioni per il covid-19 ancora una volta, e marciare in memoria della Everard per ricordare alla polizia in cosa consista il loro lavoro. “Proteggete le donne, non le statue” gridavano alcuni manifestanti circondando la statua di Winston Churchill in Parliament Square.

Linda Pompei

Iran, ancora stallo per l’Accordo sul Nucleare: guerra di nervi con gli USA, ma i tempi sono stretti

“Il JCPOA è il piano globale siglato, e la C sta per completo”. Così Muhammad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, davanti alle pressioni del Congresso statunitense per revisionare l’Accordo sul Nucleare (JCPOA). La situazione tra le due potenze vive un momento delicatissimo perché l’occasione è imperdibile. La nuova amministrazione Biden ha cambiato atteggiamento nei confronti di Teheran, e propone un confronto negoziale. L’Iran risponde con interesse, ma non vuole concedere nulla.

L’accordo in questione risale al 2015 e aveva la formula P5 + 1 + Iran: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Russia, Cina, USA, Francia e Regno Unito) più la Germania e, ovviamente, Teheran. Prevedeva tutta una serie di norme e vincoli al programma nucleare iraniano che riguardavano la costruzione di centrali e le percentuali di arricchimento dell’uranio. Nel 2018, gli USA di Trump ne sono usciti unilateralmente e hanno cercato di portare con sé anche gli altri firmatari (e l’ONU), senza successo. A fronte delle nuove sanzioni statunitensi, l’Iran reagì riprendendo a pieno regime il suo programma e spingendo le percentuali di arricchimento dell’uranio fino al 20% (contro il 3,7% previsto dall’accordo).

Ad oggi il contenzioso è più formale che sostanziale. Gli USA vogliono riaprire il tavolo coi P5 + 1 per provare a rivedere l’accordo in chiave “migliorata”. E pretendono che l’Iran torni per prima all’interno dei parametri dell’accordo, prima di sospendere le sanzioni. Teheran vuole l’opposto: nessun nuovo tavolo, reintegro nel JCPOA degli USA, immediata sospensione delle sanzioni a cui seguirebbe un rientro iraniano nei parametri. Ma Zarif sottolinea un problema: a giugno ci sono le presidenziali iraniane, il che bloccherebbe per mesi il funzionamento del governo. Bisogna agire subito, in piena collaborazione.

Matteo Suardi

Il Messico verso la legalizzazione della marijuana

Il 9 marzo la proposta di legge per la legalizzazione della marijuana è stata approvata dalla Camera dei Deputati del Messico. La proposta di legge, che ha raccolto 316 voti favorevoli, 129 contrari e 23 astenuti, permetterebbe il possesso legale ai maggiorenni fino a 28 grammi e la produzione per il consumo personale (massimo otto piante) o a beneficio delle associazioni per i fumatori.

Nel 2018 la Corte Suprema messicana aveva dichiarato incostituzionale il divieto ad uso ricreativo della marijuana, aprendo la strada al progetto federale per la regolamentazione della sostanza portato avanti dal partito di governo Morena. La legge ha trovato l’opposizione dei conservatori, che denunciano un futuro aumento dei consumatori a causa della legalizzazione. Di diverso parere è il vicecoordinatore del partito di maggioranza, che ha definito la legge “un primo grande passo per superare gli anni del divieto, dovuto a pregiudizi e dogmatismo reazionari, che hanno generato violenza, persecuzione e corruzione e portato alla distruzione di una libertà”.

Inoltre, con la regolamentazione del mercato della marijuana, il Messico mira a danneggiare i cartelli della droga, aumentare gli introiti dello Stato e creare nuovi posti di lavoro.

Non mancano però voci di dissenso anche tra coloro che in prima istanza hanno lottato per l’approvazione della legge. I molti attivisti ritengono che la legge così come scritta permetterà il monopolio del mercato della marijuana alle grandi aziende, sfavorendo i piccoli coltivatori. Per questo motivo richiedono ulteriori modifiche alla legge prima che venga presentata al Senato, dove si deciderà in maniera definitiva l’approvazione della legge.

Carlo Sapienza

La giornata contro i disturbi alimentari

Il 15 marzo ricorre la giornata mondiale del fiocchetto lilla, simbolo della lotta ai disturbi del comportamento alimentare (D.C.A.) e per la diffusione di una maggior consapevolezza di queste patologie.

Per “Disturbi del Comportamento Alimentare” si intende un alterato rapporto con il cibo ed il proprio corpo che colpisce nel 90% dei casi ragazze dai 12 ai 25 anni.  

L’iniziativa è stata creata da Stefano Tavilla, il padre di Giulia, morta a diciassette anni a causa di uno scompenso cardiaco causato dalla bulimia. La scelta del giorno non è casuale, è la data in cui la ragazza è scomparsa.

Dedicare una giornata-evento a un tema così sensibile significa dar modo a chi ha attraversato in prima persona queste patologie di raccontare la propria esperienza ed il suo percorso di rinascita. Il fine ultimo di questa giornata infatti, è proprio quello di diffondere la consapevolezza che questi disturbi possono essere curati attraverso una rete assistenziale orientata all’individuazione precoce del disturbo ed un’équipe di medici specialisti.

Sono chiamati all’appello anche i genitori dei soggetti colpiti poiché il loro contributo in queste situazioni è fondamentale sia per la prevenzione che per la cura. Questi infatti sono invitati a conoscere i campanelli di allarme della sofferenza dei propri figli e di agire tempestivamente rivolgendosi agli enti specializzati.

Oggi in Italia, secondo l’ultimo rapporto Eurispes, sono circa 3 milioni i giovani che soffrono di D.C.A. e per 2 milioni di ragazzi la diagnosi avviene fino a 7 anni dopo dall’esordio della malattia.

Risulta dunque chiaro il ruolo chiave di questa giornata: sollecitare chi ne ha bisogno a far sentire la propria voce e chiedere aiuto.

Chiedere aiuto e informarsi

Se soffrite di questi disturbi o temete per una persona a voi cara potete contattare il numero verde per DCA.

SOS DCA: 800 180 969

Stefano Tavilla dopo la morte della figlia ha fondato un’associazione per la lotta ai DCA: Mi Nutro di Vita

Maria Cristina De Sanctis

Letta è il nuovo segretario del PD

Dopo le dimissioni di Zingaretti, i dirigenti del partito democratico hanno chiesto a gran voce ad Enrico Letta di candidarsi alla segreteria del partito. L’ex Premier era ormai in esilio politico dal 2014, quando Matteo Renzi eseguì l’operazione “stai sereno” costringendo Letta alle dimissioni da Premier con il consenso di quasi tutto il partito. Gli stessi che allora ne chiesero le dimissioni, adesso ne hanno chiesto il ritorno per salvare un partito in profonda crisi. Letta, dopo qualche tentennamento, ha accetto la proposta e si è candidato ufficialmente durante l’Assemblea Nazionale del partito di domenica, venendo eletto con un plebiscito di voti.

Perchè Letta?

La scelta di Letta, secondo molti analisti politici, sarebbe motivata dal fatto che l’ex Premier è una figura estranea alle correnti, che stanno dilaniando il partito democratico, e dotata di grande prestigio internazionale. Un modo per compattarlo in una situazione di grandi dissensi interni. Le dimissioni di Zingaretti, infatti, sono arrivate per via del fuoco amico all’interno del partito, soprattutto da parte della corrente dei riformisti (ex renziani, capeggiati da Gori) e da Orfini.

Un nuovo corso?

Letta arriva quindi per pacificare e dare un nuovo corso. Nel discorso all’Assemblea Nazionale ha parlato della necessità del campo aperto, inaugurata già dall’ex segretario Zingaretti. L’alleanza con il Movimento 5 stelle, motivata dalla recente conversione in senso europeista, dovrebbe continuare secondo Letta. In particolare, l’obiettivo del nuovo segretario è quello di smettere di rendere il PD un partito di potere, che rifugge le elezioni per non consegnare il Paese alle destre. Il PD, secondo Letta, deve affermare con forza la propria identità e non aver paura di portare avanti battaglie come quella ambientalista, quella sull’integrazione e sull’immigrazione, e quella sulla parità di genere.

Il solo fatto che io sia, e non una segretaria donna, significa che abbiamo un problema”. Queste le parole introduttive di Letta.

L’ex Premier torna nel PD dopo un periodo in cui si era dedicato all’insegnamento: nel 2015 fonda la Scuola di Politiche e, sempre nel 2015, si trasferisce a Parigi per insegnare nella grande école Sciences Po Paris (Institut d’études politiques), dove tiene un corso su Europa e populismi. Dal 1° settembre di quell’anno dirige l’École d’affaires internationales (PSIA – Scuola di affari internazionali) dello stesso istituto.

Dopo essere stato Premier tra il 2013 ed il 2014, torna protagonista della vita politica italiana in un momento piuttosto delicato. Letta avrebbe chiesto infatti delle garanzie prima di accettare l’incarico, come quella di rimanere segretario fino al 2023, conclusione naturale del mandato. Un chiaro segnale ad una politica interna conflittuale nel partito democratico che in tempi recenti non ha garantito grande stabilità ai segretari.

Massimiliano Garavalli

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