Tanzania, quando il virus ignora la fede

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Il Coronavirus, in quanto diavolo, non può sopravvivere nel corpo di Cristo… brucerebbe istantaneamente.” Queste le parole pronunciate a Marzo 2020 dal Presidente della Tanzania John Pombe Magufuli. Ad un anno di distanza da tale affermazione, viene da chiedersi in che stato versi attualmente il Paese africano, ed il suo fanatico leader.

Va tutto a gonfie vele

I dati non mentono. Ad oggi, la Tanzania ha riscontrato solamente 509 casi e 21 morti. Il Paese Africano avrebbe quindi un rapporto col Coronavirus quasi al pari di quello di Taiwan, se i dati rispecchiassero la realtà. Infatti, l’ultimo rapporto ufficiale risale allo scorso maggio. Diversi medici del posto hanno affermato che negli ultimi due mesi è aumentato vertiginosamente il numero di casi e morti dovuti a crisi respiratorie. Inoltre, i dottori non sanno come trattare i pazienti affetti da SARS-CoV-2 in quanto è severamente proibito anche solo riconoscere la presenza del virus.

Il Direttore Generale della World Health Organization (WHO) ha direttamente incentivato il Paese africano a prendere provvedimenti contro il COVID-19. La presenza del virus in Tanzania è innegabile ed il comportamento negazionista dello Stato serve solo a peggiorare la situazione. Il numero di bare acquistate è in continuo aumento ed anche le chiese locali hanno ammesso l’importanza di far fronte alla minaccia Coronavirus. Del resto, solamente negli ultimi due mesi sono morti oltre 25 preti e 60 suore.

La questione ha anche rilevanza internazionale in quanto diversi cittadini sono risultati positivi in altri Paesi. La Tanzania deve quindi abbandonare il suo approccio negazionista ed iniziare a raccogliere (e condividere) dati inerenti al virus. Tale cambiamento deve avvenire al più presto. Occorre dunque un avvenimento eclatante che spinga lo Stato ad intervenire, come l’improvvisa scomparsa dalla scena pubblica del Presidente Magufuli.

Una Tanzania senza Presidente

Il Presidente della Tanzania John Pombe Magufuli è apparso l’ultima volta in pubblico lo scorso 27 febbraio. Da allora, non è pervenuta alcuna notizia ufficiale riguardo lo stato di salute del leader africano. Tale assenza ha spinto molti a pensare che Magufuli abbia contratto il Coronavirus. D’altronde, il virus non tiene conto né di ricchezza e né di potere, ed ognuno può caderne vittima. Giusto lo scorso febbraio, è spirato causa Coronavirus Maalim Seif Sharif Hamad, il vice-presidente tanzaniano incaricato delle isole semi-autonome di Zanzibar.

Il leader dell’opposizione Tundu Lissu ha affermato alla BBC che il virus ha infettato anche Magufuli. Secondo le sue fonti, un ospedale in Kenya ha ricoverato il Presidente, per poi trasferirlo d’urgenza in India nonostante il suo stato comatoso. Lissu non ha fornito alcuna prova tangibile della sua teoria. Eppure, sembrerebbe che l’ospedale di Nairobi stia attualmente sottoponendo uno ‘sconosciuto’ leader africano a trattamenti contro il SARS-CoV-2. Tuttavia, anche in questo caso, manca la conferma ufficiale, anche da parte dell’ospedale indiano.

Dunque, la malattia del Presidente è solamente una diceria? Molto probabilmente no. Giusto ieri, il vice-presidente Samia Suluhu Hassan ha ammesso che la momentanea assenza del Presidente è dovuta a questioni di salute. Tale commento è a dir poco ironico. Giusto di recente, le forze dell’ordine hanno arrestato un uomo per aver diffuso posts online riguardo il precario stato di salute di Magufuli.

Nonostante il Hassan abbia ammesso il trasferimento del Presidente in un ospedale estero, ha indicato febbre ed influenza come possibili cause. Di fatto, il vice-presidente non ha fatto menzione alcuna del Coronavirus. Ma davvero un po’ di febbre può giustificare tale segretezza? Sono già passate tre settimane dalla scomparsa di Magufuli, ed I tanzaniani meritano di sapere la verità riguardo la salute del loro Presidente.

La ricompensa dello scetticismo

In migliaia sono già morti in Tanzania a causa del SARS-CoV-2. Eppure, addossare la fine di queste vite ad un virus non sarebbe corretto, almeno non in questo caso. Queste morti si potevano evitare. Magufuli ha agito da vero fanatico religioso, e così facendo ha condannato il suo Paese alla sofferenza. Enunciare che “DIO ci proteggerà dal COVID-19” non è sufficiente. Nessun lockdown, nessuna mascherina, nessun vaccino. Al contrario, in passato Magufuli ha incentivato la popolazione a combattere il virus con rimedi tradizionali.

Lo Stato non ha predisposto nulla per salvaguardare la salute dei suoi cittadini. Al contrario, la Tanzania ha agito in contrasto del proprio popolo, silenziandone i dubbi e le opinioni. Non si può condonare in alcun modo la politica negazionista (ed omicida) intrapresa dalla Tanzania nell’ultimo anno. E silenziare individui alla ricerca della realtà è altrettanto imperdonabile. Lo Stato deve porsi dalla parte del popolo, e non perseguitare persone già in ginocchio.

Resta da chiedersi cosa succederà dopo che Magufuli si sarà ripreso, o dopo che sarà spirato. Possiamo solo augurarci che il Presidente (o il suo successore) interpreti l’esperienza come un segno divino, decidendo quindi di riconoscere la pandemia. Del resto, negare realtà è di per sé sbagliato, e silenziare la ragione è peccato.

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Kevin Carrara

Nonostante sia prossimo a completare il Master in international law & global governance offerto da Tilburg University (Paesi Bassi), non ho dimenticato la madrepatria, e proprio per questo ho deciso d’entrare a far parte di Sistema Critico. Potete parlarmi di ogni cosa, ma per il vostro bene vi sconsiglio di menzionare videogiochi o serie-tv perché potrei facilmente farvi sanguinare le orecchie con discorsi interminabili. Intanto vi basti sapere che Bojack Horseman è un capolavoro.

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