La diplomazia del cacao verso il cioccolato made in Africa

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In alcuni media che si occupano di Africa ha iniziato a circolare la notizia secondo cui il Ghana, paese tra i maggiori esportatori di cacao al mondo, avrebbe deciso di interrompere la fornitura delle fave della pianta verso la Svizzera. In realtà questa notizia fa riferimento alla visita a Berna del presidente ghanese Nana Akufo-Addo, il 28 febbraio 2020. Sebbene sia avvenuto più di un anno fa, solo recentemente si è tornato a parlare di questo incontro a causa di alcune dinamiche che negli ultimi mesi hanno interessato il mercato mondiale del cacao.

La visita di Akufo-Addo nel paese del cioccolato

Era da 60 anni che un capo di stato dell’Africa subsahariana non si recava in visita ufficiale al Palazzo federale a Berna. La presidente della Confederazione per l’anno 2020 Simonetta Sommaruga ha evidenziato l’importanza del commercio tra Svizzera e Ghana come costitutivo delle buone relazioni esistenti tra i due paesi. In effetti, dopo il Sudafrica, il Ghana è il secondo partner commerciale della Svizzera nella regione dell’Africa subsahariana. Dal Ghana viene una quota importante dell’oro importato in Svizzera, mentre il cacao del paese africano è essenziale per rifornire la rinomata industria cioccolatiera elvetica.

Nonostante l’enfasi data a questo incontro da alcuni media, come se il capo di Stato ghanese in tale occasione avesse compiuto un voltafaccia inaspettato nei confronti dei rappresentanti elvetici, Akufo-Addo ha suggellato il rapporto di amicizia tra i due paesi, sottolineando il ruolo della Svizzera nel campo dell’istruzione e dello sviluppo del Ghana, nonché della cooperazione internazionale.

Il discorso del presidente ghanese Nana Akufo-Addo durante la visita di stato in Svizzera.

Tuttavia, il presidente ha ribadito alcuni obiettivi di sviluppo fondamentali per il suo paese che vanno oltre le relazioni commerciali con la Svizzera. Il capo di Stato ghanese ha affermato che processare il cacao direttamente in Ghana è un obiettivo fondamentale per il suo governo. Lo scopo è quello di liberarsi dalla dipendenza dalle esportazioni di materie prime verso i paesi sviluppati e di avviare la nascita di nuovi settori industriali in suolo africano.

Lo scontro tra i paesi africani e le multinazionali del cioccolato

La notizia della visita in Svizzera del leader ghanese ripresa in questi giorni sopraggiunge in un momento delicato per il mercato mondiale del cacao. Infatti, negli ultimi mesi del 2020 i paesi produttori hanno dovuto fronteggiare le grandi multinazionali del cioccolato, scatenando uno scontro che ancora oggi si trova in una situazione di stallo.

In prima linea ci sono Ghana e Costa d’Avorio, che insieme rappresentano circa il 60% del cacao prodotto a livello mondiale. Alla base del contenzioso vi è il prezzo delle fave di cacao esportate in forma essicata: un anno fa, i due paesi avevano deciso di imporre una tassa di 400 USD per tonnellata di cacao, al fine di rivalorizzare il salario dei coltivatori, la cui maggior parte vive sotto la soglia di povertà. Inizialmente le principali multinazionali che si spartiscono il mercato – la franco-belga Barry Callebaut, l’americana Olam e la malese Cargill – hanno accettato la tassa. Tuttavia, da settembre 2020 hanno tentato di aggirarla in risposta alle preoccupazioni dovute agli effetti della pandemia di Covid-19 sull’economia mondiale.

Lo scontro è stato inevitabile. In sede all’International Cocoa Organization (ICCO), istituzione che raggruppa i principali paesi produttori e importatori di cacao, invano si è tentata la mediazione. Per giunta, le grandi multinazionali hanno iniziato ad attingere alle riserve di cacao stipate nel porto di Amsterdam e non intendono acquistare la materia prima da Ghana e Costa d’Avorio nel tentativo di indurre i due paesi a revocare la tassa.

Una guerra commerciale dai costi sociali enormi

Nonostante l’industria del cioccolato fatturi circa 100 miliardi di dollari all’anno, non ci sono stati miglioramenti nelle condizioni di vita dei coltivatori di cacao. Si stima che solo il 5% dei profitti della vendita di cioccolato vada ai produttori della materia prima (molti devono vivere con meno di 2 dollari al giorno), mentre il resto finisce nelle mani delle industrie che si occupano del processo di raffinazione e della messa in vendita del prodotto finale, come le multinazionali da noi ben note come Nestlé, Mars, Ferrero e Lindt.

Allo stato di povertà dei lavoratori si aggiunge il dramma del lavoro minorile, fenomeno accentuatosi a causa della situazione attuale. Infatti, molti coltivatori coinvolgono minorenni nella raccolta del cacao per vendere il prodotto a prezzi più convenienti. Secondo uno studio del Centro Nazionale di Ricerca NORC dell’Università di Chicago, tra il 2008 e il 2019 la quota di lavoro minorile impiegata nella coltura del cacao è passata dal 31 al 45%. È evidente che le multinazionali del cioccolato non hanno mantenuto la promessa di tentare di sradicare il fenomeno.

Infine, le logiche di mercato spingono gli agricoltori ad aumentare la quantità del raccolto, mentre la qualità delle fave di cacao peggiora. Inoltre, la spinta ad avere volumi più grandi di materia prima fa aumentare la deforestazione e impoverisce il terreno.

Alcuni coltivatori di cacao provano il cioccolato per la prima volta in Costa d’Avorio.

Quale futuro per il cacao africano?

Con l’obiettivo di trasferire in Ghana le fasi produttive ad alto valore aggiunto, il presidente Akufo-Addo aspira alla creazione di nuove opportunità e alla modernizzazione del paese, nonché al miglioramento della qualità di vita dei lavoratori impiegati nella produzione del cioccolato.

In alcuni paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea sono stati fatti alcuni passi in questa direzione. Infatti, parallelamente ai marchi conosciuti a livello mondiale che spesso puntano all’etichetta del “commercio equo” o “green” come abile mossa di marketing, si stanno affermando alcune realtà solidali con i coltivatori africani (ad esempio il progetto Chocofair), nonché produzioni artigianali prodotte interamente in Africa. Alcuni marchi segnalati da africarivista.it sono ChocoToGo dal Togo e Chocoplus dalla Costa d’Avorio. Due realtà che offrono cioccolato prodotto sul posto, incentivando l’accumulazione del know-how a livello locale, fattore che permette l’ottenimento di una migliore qualità del prodotto.

In un mercato pieno di contraddizioni come quello del cacao, noi consumatori finali possiamo fare la nostra parte modificando le nostre scelte di consumo. In questo modo potremo avere una produzione di cioccolato veramente equa.

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About Author

Massimiliano Marra

Di radici italo-cilene ma luganese di nascita, attualmente studio economia e politiche internazionali all’Università della Svizzera Italiana e mi interesso di storia e relazioni internazionali con un occhio di riguardo ai contesti extraeuropei. Nel tempo libero suono il basso elettrico, adoro esplorare i mondi sconosciuti della musica e perdermi tra le oscillazioni di particelle che risultano piacevoli all’udito.

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