La tecnologia nobilita l’uomo?

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Negli ultimi 50 anni la tecnologia ha fatto passi da gigante, in maniera così rapida che spesso quasi non sembra reale: non è incredibile pensare che il primo telefono cellulare e il primo personal computer siano stati messi in commercio rispettivamente nel 1973 e nel 1981? Ad oggi vivere senza questi elementi è letteralmente impossibile.

Questo sviluppo estremamente rapido ha dato vita a uno slancio sempre più in avanti. La tecnologia ci rende invincibili, permette di sconfinare verso aree inesplorate della nostra natura. È sempre più diffusa la convinzione che per ogni problema la soluzione risieda nei dispositivi tecnologici.

il transumanesimo

Che cos’è il transumanesimo? Ce lo spiega Mark O’ Connell, giornalista irlandese autore di To be a machine (Essere una macchina). Il movimento transumanista (trans-: passare oltre, mutare da una condizione all’altra) è fondato sulla certezza che “l’evoluzione futura della specie possa e debba essere guidata dalla tecnologia”. Niente di anomalo a sentirla così. Se non che il concetto di essere guidati dalla tecnologia include la totalità dei campi in cui opera la natura umana. I transumanisti si impegnano a far sì che la tecnologia non solo possa apportare delle migliorie nella nostra vita, ma che possa anche ovviare a dilemmi esistenziali, primo fra tutti quelli dell’invecchiamento e della malattia, seguiti irrimediabilmente dalla morte.

Contrariamente a quanto si possa pensare, i movimenti transumanisti non sono fenomeni di nicchia, né tantomeno gruppi per “invasati della tecnologia”. Basti pensare che una delle basi solide del fenomeno si trova proprio all’interno della Silicon Valley, in cui alcune delle menti più brillanti e innovative collaborano per risolvere i drammi della natura umana.

L’aspetto interessante riguardo questa visione meccanicistica della vita è che da un lato può sembrare discostarsi considerevolmente dai valori e i principi che guidano la moralità e il fatalismo innato dell’uomo. Dall’altra dà risposta ad un bisogno inconscio ma sempre più presente: mettere l’essere umano al centro ed erigerlo a giudice supremo.

Ciò che lega i transumanisti tra loro è quindi una visione comune del futuro e più in generale dell’evoluzione della specie umana. Le metodologie con cui applicano questo pensiero però sono varie tra loro e spesso al limite del reale, ma non per questo meno affascinanti.

La crioconservazione

“Quando muoio, voglio essere congelato. E se devono congelarmi a pezzi, così sia.

Dwight Schrute, The Office

Era doveroso richiamare questa lungimirante citazione del personaggio di Dwight di The Office, anche perchè piuttosto accurata.

L’idea transumanista della crioconservazione si basa infatti proprio su questo concetto: conservare parti essenziali (come il cervello) di un individuo (deceduto) nell’azoto liquido a bassissime temperature. Questo fa si che cellule e tessuti non si danneggino e che possano quindi rimanere intatti per un indefinibile numero di anni, fino a che la tecnologia non sarà abbastanza avanzata per rimettere in moto ciò che ad oggi viene considerato morto.

Fantascienza? Forse. La realtà è che ci sono più persone di quanto si pensi che credono che questo processo di conservazione porterà gli individui ad avere la possibilità, senza usare eufemismi, di resuscitare. Praticamente basta sperare di subire una morte serena, senza incidenti violenti, convincere i parenti che presumibilmente saranno ancora in vita a versare un sacco di soldi a uno degli impianti di crioconservazione nel mondo e il gioco è fatto. Potresti risvegliarti tra 50/100/150 anni completamente intatto, o alla peggio in un nuovo corpo ma con lo stesso cervello.

Mark O’Connell fa una descrizione chiara del fenomeno entrando in uno dei più grandi impianti di crioconservazione del mondo: la Alcor Life Exstension Foundation . Un luogo in cui i corpi conservati non sono considerati cadaveri, bensì individui il cui processo di morte “è stato messo in pausa”.

Questo non è Robocop, ma quasi

Robocop è un film del 1987 che racconta di un poliziotto che, a seguito di un incidente mortale, viene “riesumato” grazie a protesi meccaniche in grado di tenere le sue funzioni cerebrali in vita. Questo, grosso modo, è l’idea fantascientifica di cyborg.

È buffo perchè chiunque abbia visto Robocop o qualsiasi altro film riguardante il tema ha sicuramente un’immagine distopica di questo fenomeno. Nella realtà dei fatti i cyborg sono esseri umani che decidono di farsi impiantare nel corpo dispositivi tecnologici in grado di poter migliorare alcune delle loro funzioni vitali. Tutto questo non senza conseguenze, è chiaro. Al fine di rendere questi dispositivi adattabili al corpo umano sono necessari numerosi esperimenti, ma soprattutto cavie, che solitamente, ma non sempre, sono gli stessi transumanisti che progettano il dispositivo.

Da tanti esperimenti sono nati diversi impianti. C’è per esempio il dispositivo chiamato Cicardia, destinato a diventare parte integrante dell’avanbraccio e che ha come funzione, una delle tante, quella di regolare il termostato centrale di casa in base alla temperatura corporea di chi lo indossa. Utile o inquietante?

Un dispositivo un po’ più elegante alla vista (perchè se è impiantato non si vede) è stato inventato proprio da Elon Musk. Si chiama Neuralink ed immaginiamocelo come uno smartwatch del cervello. L’idea è quella di un microchip impiantato, per l’appunto, nel cervello che una volta inserito sarà in grado di controllare ed essere controllato da un dispositivo esterno, diciamo uno smartphone. Le finalità più nobili, ma ancora confinate al piano teorico, sono di tipo sanitario. Tramite il controllo del microchip si potrebbero agevolare le persone con problemi neurologici gravi, con paralisi o malattie del cervello ad esempio.

Sono tanti i progetti e le idee visionarie riguardo questo tema, che spesso però sembrano così lontane dalla realtà quotidiana. Eppure, a pensarci bene: spesso la morbosità del nostro rapporto con il cellulare rende il dispositivo necessario alla nostra sopravvivenza. Si potrebbe quindi dire che diventi quasi un’estensione del braccio, un apparecchio che tiene le fila della nostra vita. È allora esagerato considerarci, in senso lato, dei cyborg?

Automazione e mondo del lavoro

Un altro grande tema sostenuto e affrontato dai transumanisti è la presenza di macchine e intelligenze artificiali nei mondo del lavoro. L’obbiettivo è quello di predisporre macchine “intelligenti” (rivoluzione 5.0) e dispositivi tecnologici (presente le casse automatiche al supermercato?) per lavori considerati più faticosi, noiosi, semplici. In questo modo gli esseri umani potranno concentrarsi su professioni più stimolanti.

Già oggi e ormai da diverso tempo determinate mansioni sono svolte da macchine e sicuramente hanno agevolato processi e funzionamenti di intere catene produttive. L’equilibrio però è sempre precario su questioni come questa.

Nel 2015 il World Economic Forum ha stilato una lista dei 20 lavori che hanno più possibilità nel futuro di essere svolti da delle macchine. Il risultato si fa angosciante quando si legge che la professione di modello/a ha il 97.6% di possibilità di rimpiazzo, così come il 96.3 % per i cuochi.

Fermo restando che estremizzare è sempre più facile che analizzare la realtà, è facile immaginarsi un futuro alle prese con un’aspra lotta etica e morale circa la funzionalità della tecnologia, nel mondo del lavoro e non solo. Perchè è vero che senza di essa non ci sarebbe stato un miglioramento tale della qualità della vita. Ma è altrettanto vero che siamo ad un livello di subordinazione tale, che cominciamo a guardare meno serenamente quei film in cui macchine super intelligenti prendono il controllo dell’umanità.

La tecnologia dell’ottimismo

Una cosa bisogna dirla, i transumanisti sono individui considerevolmente ottimisti. La convinzione radicata che la tecnologia sia una parte intrinseca dell’essere umano. Non altro se non una versione più sviluppata della nostra specie, un insieme di fili e connessioni ben funzionanti tra loro. E che per questo possa e debba essere la soluzione ai nostri problemi più grandi e antichi.

Che in tutto questo ci sia presunzione è vero oltre ogni dubbio. Ma è ormai chiaro che più l’uomo progredisce, più aumenta il desiderio di dominare la natura e le sue leggi. Il problema sovviene quando tutto questo ottimismo finisce per diventare una pistola puntata alla testa. Il famoso troppo che stroppia. Che questo ci si ritorcerà contro è altamente possibile, se non certo. Ma la verità è che se la storia deve fare il suo corso allora forse è anche inutile gridare una ritirata. E allora Carpe diem?

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About Author

Alessandra Sabbatini

Classe 1999. Bolognese di nascita ma cresciuta in un paesino della Bella Romagna. Frequento il terzo anno della facoltà di lingue aziendali a Urbino. Erasmus a Würzburg, Germania. Amo tutto quello che mi permette di andare lontano con la mente: cinema, letteratura e soprattutto musica. Mi piacciono le gite fuori porta e i viaggi verso luoghi che lasciano a bocca aperta. L'Irlanda è il mio paese del cuore (però sono di parte, ho i capelli rossi)

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