Boards of Canada: il diavolo è nei dettagli

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Boards of Canada e il diavolo: un affare complicato e complesso. La musica è sempre stata appannaggio dell’occulto. Da riferimenti impliciti a veri e propri culti esoterici, fino alle più svergonate operazioni di marketing. Tra i tanti, troviamo anche il duo scozzese, che nel 2002 pubblicò l’oscuro e ossessivo Geogaddi. I due nascosero Satana nei suoi brani tra numerologia, matematica, occultismo e riferimenti a sette religiose e lo fece arrivare alle orecchie dei propri fan, tra i quali iniziarono a circolare diverse leggende. Come tanti, non confermarono mai; come pochi, non le smentirono nemmeno.

Hexagon Sun

Prima di avventurarci nelle loro diaboliche orchestrazioni, riassumiamo brevemente e contestualizziamo la storia del Boards of Canada. Di Michael Sandison e Marcus Eoin sappiamo molto poco. E quel poco che sappiamo sono info estrapolate da interviste e indizi ricostruiti dalla fanbase, molto attiva e fondamentale nell’interpretazione della musica dei due. Sappiamo che sono fratelli, a discapito del cognome: un dettaglio svelato solo anni dopo la loro ascesa nell’olimpo della musica elettronica.

Sappiamo che sono scozzesi e che hanno passato parte della loro infanzia in Canada, tra ambienti rurali a contatto con la natura e ore e ore passate davanti alla tv. Infanzia, natura e memoria infantile sono caratteristiche che si riversano tutte nella loro musica. Infatti il nome del duo deriva dalla National Film Board Of Canada, i cui documentari naturalistici hanno avuto un effetto influente sui due fratelli.

Sappiamo che fanno spesso riferimento a Hexagon Sun, una comune di persone, forse artisti, forse hippie, nella quale forse sono cresciuti o forse hanno creato in età adulta. Forse esiste, forse no. Sappiamo che loro ne fanno parte e che quella del sole esagonale è una figura che troveremo spesso nella loro musica.

Da Music70 a Skam

Sappiamo che hanno iniziato a fare musica fin da bambini e che per gioco, nel tempo, si sono ritrovati a mescolare suoni sintetici analogici e melodie alienanti. La musica dei Boards of Canada è un mix degli elementi che abbiamo citato poco sopra: cresciuti negli anni ’70, praticamente la prima generazione ad avere una memoria collettiva mediata dal mezzo televisivo, i due hanno unito ricordi e la passione per la musica hip hop, in un frullato di beat e melodie. Sono stati definiti tra i precursori dell’hauntology, anche se in verità hanno poco a che farci in senso stretto; ma tanto in comune per quell’effetto straniante del tempo fuor di sesto che la loro musica produce.

Sappiamo che le loro prime pubblicazioni – demo, cassette, vinili autoprodotti – sono oggetto di culto, prodotte tramite la propria etichetta Music70 e distribuite esclusivamente a parenti e amici. Alcuni dicono di possederne una copia, ma non sappiamo se sia realmente così. Sappiamo però che una copia di Twoism, EP del 1995, finì nelle mani degli Autechre, che a loro volta presentarono gli scozzesi alla Skam, etichetta che pubblicò i successivi Hi Scores e Aquarius.

Musica intelligente?

Grazie a questa più ampia diffusione, i Boards of Canada nel 1998 approdarono alla Warp Records, etichetta principale della nuova ondata di musica elettronica, con la quale pubblicarono il loro debutto iconico Music Has The Right To Children. Con questo primo LP, i due entrarono nel calderone dell’IDM, acronimo di intelligent dance music.

Un termine in realtà molto stupido (esiste musica non-intelligente? perché considerare la musica da ballo come stupida?) che aveva solo lo scopo di raggruppare tutta quella musica elettronica che dagli ampi spazi conquistati dal rave si era assicurata uno spazio privato e casalingo. Musica elettronica d’ascolto, come emblematicamente la Warp ha raffigurato l’androide che in salotto ascolta in cuffia i Kraftwerk nella copertina della compilation Artifical Intelligence.

Musica per memorie collettive

MHTRTC diventò un culto immediato e uno spartiacque della musica elettronica con i suoi bozzetti bucolici di beat intermezzati da suoni rurali, risate di bambini, spezzoni di educational televisivi e versi di uccellini. Ciò che affascina della musica dei Boards of Canada è come ciò che ci viene presentato come inquietante si riveli invece familiare; e come ciò che invece ci dovrebbe essere familiare, risulti inquietante.

Gli hippie senza volto della copertina ci danno un indizio in più: la collettività che prende il sopravvento sull’individuo, la memoria condivisa che riscrive il nostro senso di appartenenza. Tra escapismo, escatologia e ontologia, ci avviciniamo a un punto di svolta per i Boards of Canada, che troverà un suo culmine con Geogaddi nel 2002. Ma prima, è necessario fare un altro passo.

In un posto bellissimo, fuori in campagna

Negli anni ’80 in Texas una setta religiosa semi-cristiana chiamata Branch Davidian divenne particolarmente famosa. La loro credenza era una seconda venuta di Gesù che avrebbe determinato il giorno del giudizio per l’umanità. I davidiani accrebbero la loro fama grazie all’ingresso di un certo Vernon Howell, che in seguito cambierà il suo nome in David Koresh, il quale portò con sé numerosi nuovi adepti alla setta.

Gli atteggiamenti di Koresh e la sua innata leadership lo portarono allo scontro con l’allora capo della setta, George Roden. Tra battaglie legali e scontri, il tutto si risolse con l’esilio di Koresh dal gruppo e il successivo rientro dopo l’arresto di Roden per aver ucciso un uomo con un’ascia.

Interno della copertina di IABPOITC con dettaglio sul volto di Koresh

Kid For Today: la strage di Waco

I comportamenti di Koresh si fecero ancora più grotteschi nei confronti dei membri della setta, al punto che portarono FBI e governo statunitense a voler indagare sui davidiani. Il culmine della vicenda si raggiunse nel controverso episodio del 1993 dell’assalto da parte dell’FBI alla sede di Mount Carmel a Waco, in Texas, dove si sospettava che fossero deposte delle armi.

Fu un evento tragico: un incendio distrusse lo stabilimento con all’interno 76 davidiani, tra cui lo stesso Koresh e 22 bambini. Non sono ancora chiare le dinamiche che portarono al divampare delle fiamme, ma alcuni corpi all’interno furono trovati con dei buchi di proiettile. Dalla storia dei Branch Davidians e da questo episodio, i Boards of Canada trassero ispirazione per i loro prossimi due lavori.

Una nuova ispirazione

Nel 2000 infatti uscì In a Beautiful Place Out In The Country, titolo che prende ispirazione dalla frase della vedova di George Roden, Amo Bishop Roden, che darà titolo anche a uno dei brani più belli del duo. La frase dice: “come out and live in a religious community in a beautiful place out in the country”, ed è ripetuta nel brano che dà titolo all’EP. I riferimenti ai davidiani si trovano anche in copertina, con alcune foto, tra cui un dettaglio degli occhiali di Koresh.

Koresh, i davidiani, la setta e la collettività saranno tutti temi utilizzati e approfonditi, in maniera molto più subliminale, nel successivo Geogaddi. Probabilmente l’album più controverso dei Boards of Canada, a partire dal clamoroso silenzio da parte dei due che lo ha preceduto.

Beware the friendly stranger

A person can’t listen to a BOC disc without feeling that there is something baleful in their music. These guys are weirdos (from the interviews they’ve done), which doesn’t take anything away from what they may be trying to accomplish (make good music). I believe they are trying to do something more than just make good music. They are working for the side that I’m not on, so it would be deleterious to my soul to listen to the influential grooves they lay down. The evil is blatant”

Questa è la recensione di un utente Amazon del 2003 lasciata in commento a Geogaddi. Possiamo notare due cose: la prima, che nel 2003 le recensioni su Amazon non si limitavano a parlare della velocità della consegna del prodotto; la seconda, il tono piuttosto disturbato e perturbato dell’utente.

La storia dei Boards of Canada è sempre stata criptica e lasciata alla libera interpretazione dei fan, tanto che venne a crearsi una community online chiamata bocpages, un sito che è una bibbia per qualsiasi seguace del duo scozzese, nel quale si abbozzano idee ed ipotesi ma dove si trovano anche info biografiche dettagliate grattate via dalle dichiarazioni dei due.

Dall’Hexagon Sun alla comunità virtuale

La fanbase giocherà sempre un ruolo fondamentale per i Boards of Canada, soprattutto per aver assimilato quella struttura collettiva che i due hanno cercato di trasmettere tramite la loro musica. Dunque se MHTRTC rappresentava l’apertura e IABPOITC l’invito a far parte di questa comunità, Geogaddi rappresenta il rito iniziatico per pochi adepti.

Dalla recensione postata qui sopra, ci pare abbastanza chiaro che Geogaddi è innanzitutto un album impermeabile per un novizio della musica dei Boards of Canada e che per accedervi servono alcune chiavi e codici di chi invece al duo è sempre stato fedele. Non solo: questa impermeabilità non è solo ostile a livello sonoro, ma anche per l’utilizzo di forze oscure e occulte.

Il diavolo è nei dettagli

Un primo indizio possiamo ottenerlo dal titolo, del quale non si conosce il significato, ma che è di libera interpretazione a seconda degli indizi e degli easter egg seminati dal duo. Un secondo indizio lo troviamo in copertina: non più un gruppo aperto come nel debutto, ma una figura singola a braccia aperte e ripetuta circolarmente. Dunque una cerchia chiusa ma, se notiamo bene a forma esagonale su sfondo rosso e giallo: hexagon sun.

Altri indizi più o meno espliciti li troviamo più o meno sparsi ovunque. Un esempio su tutti il brano 1969, dove si può udire una voce che dice “Although not a follower of hseroK divaD” e “she’s a devoted Branch Davidian”. Mentre 1969, che per i davidiani non rappresenta alcun anno in particolare, può essere invece un riferimento alla prima edizione della Bibbia della Chiesa di Satana. Questi e tanti altri indizi, che sono quasi degli inside jokes, si trovano in tutto l’album. Ma la cosa davvero interessante non è tanto l’indizio in sé, quanto l’utilizzo che ne viene fatto.

Partiamo per esempio dalla storia del Branch Davidians: sappiamo che è una setta religiosa che crede in un imminente giudizio universale. A questo concetto è quindi inevitabile una relazione con l’Apocalisse di Giovanni, noto anche come Libro della Rivelazione. In questo testo sacro si profetizza il giudizio universale con la salvezza delle anime devote a Dio, ma si introducono anche figure come la Bestia, per lo più ricondotta a Satana; e alla numerologia a questa figura associata: il 666.

Dalle sette chiese dell’Apocalisse alle sei chiese di Geogaddi

Il Libro della Rivelazione era indirizzato alle sette chiese dell’Asia Minore. L’unica operazione promozionale legata a Geogaddi fu l’invito inviato ai fan a partecipare a un ascolto collettivo che si sarebbe tenuto in sei chiese sparse per il mondo. Sette è il numero di Dio, sei quello dell’anti-Dio. Tanta simbologia in quello che è diventato non solo un evento promozionale, ma un vero e proprio rito iniziatico e collettivo.

Ma i riferimenti all’Apocalisse di Giovanni non si fermano qui. Per esempio la durata di alcuni brani presentano nel minutaggio la corrispondenza ai versi nel testo sacro: Dandelion (1:15), Sunshine Recorder (6:12), The Smallest Weird Number (1:17), Opening The Mouth (1:11), Alpha And Omega (7:02), Over The Orizon Radar (1:08) e You Could Feel The Sky (5:14).

Quest’ultimo brano corrisponde con la sua durata al capitolo cinque del Libro della Rivelazione, che menziona “il Rampollo di Davide” (in inglese “the root of David”, root significa radice e si collega a branch, che significa ramo: Branch Davidian) e all’agnello con sette corna. All’interno di You Could Feel The Sky si può sentire una voce che dice “a god with horns, a god with hooves”, altro riferimento a Satana (anche se molti fan specificano che, forse, è più una corrispondenza al culto Wicca).

Music Is Math

Numerologia e matematica giocano un altro ruolo fondamentale nel rito interpretativo di Geogaddi. Infatti ci sono anche diversi indizi che ci conducono alla sezione aurea: la più palese è nel titolo del brano A Is To B As B Is To C, mentre in The Devil Is In The Details melodia e linea di basso sono costruite attorno a questo particolare rapporto numerico. La sezione aurea è stata utilizzata in diversi campi come dimostrazione del rapporto tra la matematica e il mondo, tra il macrocosmo e il microcosmo, tra universo e uomo, tra tutto e parte del tutto. Music Is Math, uno dei brani più celebri dei Boards of Canada, sembra essere la summa di questo pensiero e del fascino che il duo ha verso di esso.

Ci sono altri riferimenti che in Geogaddi passano attraverso i numeri: l’album è composto da 23 brani e secondo i discordiani, una corrente di pensiero che vede nel disordine l’attributo essenziale ed esistenziale dell’ordine, tutto ruota attorno a questo numero. Non solo: se dividiamo 2 per 3 otterremmo lo stesso decimale della sezione aurea. Ma non è finita qui: il minutaggio totale di Geogaddi è di 66 minuti e 6 secondi, mentre il suo peso in megabyte è di 666 MB. Come detto in precedenza, 666 è il numero riferito a Satana ed è menzionato proprio nel Libro della Rivelazione.

From one source all things depend

“[w]e’re interested in all kinds of subjects, and I suppose we went through a patch of looking at cults and the mass mind control of religion and so on. We read a lot and pay attention to cultural events, but we view everything from a distance. We’re up here in our observation point, gathering up data about all the weird shit that’s happening in the world and spewing it out in some way in our music and visuals. The Davidians thing was about the shock of seeing the way the U.S. authorities handled it all.” (dall’intervista su URB Magazine, 2002)

Esoterismo, occultismo, satanismo, matematica e numerologia: quali di questi culti e dottrine abbracciano i Boards of Canada? La risposta è: tutti e nessuno. Ciò che il duo scozzese fa infatti non è altro che ricorrere all’utilizzo di simboli e archetipi per aprire a una propria visione del mondo. Una visione che elimina il divino liberando l’individuo, ora riportato su un piano antropocentrico, ma allo stesso tempo legato spiritualmente a una gnosi collettiva tramite un rapporto aurico: l’uomo come parte del tutto, in connessione con gli altri e con la natura.

Geogaddi ne è l’esempio. L’universo Boards of Canada non è composto solo da Michael Sandison e Marcus Eoin, ma da tutti gli individui che ne hanno accettato il rito iniziatico, ovvero i fan. Il rapporto tra i due fratelli scozzesi e i loro sostenitori non è calato dall’alto verso il basso, non è una venerazione divina, ma una condivisione paritaria. I Boards of Canada sono la fonte che mette a disposizione simboli e segni, che vengono interpretati e snocciolati per un sapere più ampio, trasversale e collettivo.

Bonus track dell’edizione giapponese di Geogaddi

Inferno e Paradiso terrestre

È anche indubbio però che il duo più che utilizzare e basta la simbologia satanista ne abbracci anche l’archetipo. Spesso il satanismo è relegato al maligno perché in relazione al monoteismo cristiano, poiché considerato un avversario per il sistema patriarcale e di sottomissione al divino che il dogma del cristianesimo esige. Infatti il satanismo rinnega un divino che giudica e impone a favore di un’ascesa dell’individuo basata sulla libertà terrestre piuttosto che ultraterrena, dove il sacrificio è personale e non a discapito di altri.

Se dovessimo considerare Geogaddi un sacrificio, l’eden da raggiungere è sicuramente rappresentato dal successivo album The Campfire Headphase, un lavoro dai toni più leggeri e dalle sonorità più celestiali, una sorta di ricompensa per gli iniziati.

Per chi si approccia per la prima volta alla musica e al mondo dei Boards of Canada, quella di Geogaddi potrebbe sembrare un’interpretazione eccessiva dove non ci sono simbologie ma solo casualità, nessun significato ma musica troppo pesante. Se non siete ancora convinti, guardate cosa hanno architettato per annunciare il loro (attualmente) ultimo lavoro, Tomorrow’s Harvest del 2013. Il diavolo si trova nei dettagli, e i Boards of Canada ce lo hanno messo per dare la loro visione del mondo.

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About Author

Luca Petinari

Classe '90, giornalista, mi piace scrivere di musica. Immagino nuovi futuri possibili e ho nostalgia di quelli perduti, tra accelerazionismo e hauntology. Nelle canzoni cerco il suono perfetto ma alla fine trovo sempre qualcosa di me che non conoscevo.

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