Tutti pazzi per Banksy: l’artista sbarca a Bruxelles

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +
Spread the love

Banksy: Genius or Vandal è uno degli eventi che sta generando più clamore all’interno della capitale belga (e non solo). L’esposizione che vede protagonista l’artista inglese animerà, dal 10 giugno fino al 28 agosto 2021, il centro di Bruxelles. Le opere, infatti, si potranno ammirare presso una location d’eccezione, la Grand-Place, patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco e luogo del cuore di turisti e residenti.

Si attendono più di 80 opere autentiche dell’artista, in arrivo dalle collezioni private di tutto il mondo, e “per i più fortunati” – possessori del biglietto di entrata VIP – anche una meravigliosa esperienza in realtà virtuale della durata di circa 10 minuti ed un poster dell’esibizione.

Sebbene il prezzo standard della mostra non sia proprio economico (€ 16,50 per un biglietto intero), questo non ha di certo demotivato gli acquirenti che, dopo qualche giorno, hanno già mandato sold out alcune delle date disponibili.

L’aspettativa per questa esibizione, infatti, è molto alta e cresce di giorno in giorno la curiosità riguardo quali tra le più famose opere di Banksy saranno presenti. Ci si domanda anche quali risorse saranno messe in campo per far vivere allo spettatore un’esperienza unica che gli permetta di cogliere la vera essenza della produzione artistica di questo grande personaggio.

D’altronde, uno dei motivi per cui la mostra ha riscosso da subito un notevole successo è che sarà curata da Exhibition Hub, società belga esperta nel settore artistico. Quest’ultima, infatti, ha già realizzato eventi maestosi e curati nei minimi dettagli, come Van Gogh: The Immersive Experience negli Stati Uniti.

Una figura enigmatica:

Banksy, artista inglese (probabilmente nato a Bristol nel 1974) si è ritagliato un’ampia fetta di pubblico nel corso degli anni, distinguendosi per la sua incredibile vena satirica e per l’ambiguità che circonda la sua figura. Dagli albori del suo lavoro artistico, ha deciso di firmarsi attraverso pseudonimo, senza mai rivelare la propria identità; nemmeno quando iniziò ad essere investito dal successo travolgente della sua prima opera, The Mild Mild West (1999).

Banksy, “The Mild Mild West” (1999); stencil art, Bristol.

Tanti sono stati i nomi associati a questa figura: da Robin Gunningham a Jamie Hewlitt, la lista è lunga. Non è mancato anche chi, facendo altre supposizioni, ha detto che si potrebbe trattare di una donna o di un gruppo di sei persone che si firmano sotto lo stesso pseudonimo. Il mistero resta e, almeno per il momento, non c’è nessuna ipotesi che sovrasti le altre ed appaia più veritiera.

Quello che è certo è se Banksy avesse davvero voluto esporsi pubblicamente, l’avrebbe già fatto da tempo, visto e considerato il successo ottenuto. Per questo motivo sarebbe opportuno smettere di domandarsi chi si cela dietro questo grande nome e rispettare la decisione dell’artista, interrompendo l’abitudine di associare obbligatoriamente l’arte al volto di chi la produce; ma apprezzandola di per sé.

Se non si riesce a compiere questa operazione mentale, probabilmente non si riuscirà nemmeno a comprendere in maniera totale la scelta di Banksy e uno dei tanti messaggi che si celano dietro la sua attività.

Uno dei principali motivi di successo:

In una società fondata sull’apparenza più che sui valori etici, in cui è più importante “apparire” che “essere”, si rivela quanto più strabiliante la sua decisione di restare anonimo; e si resta sorpresi davanti ad una persona che non sia in cerca della stessa notorietà, che sembra l’obiettivo principe di ogni altro essere umano sulla faccia della Terra.

Dunque, quando si parla di Bansky non si deve pensare ad un vandalo, che decide di rimanere anonimo per salvaguardare la sua persona e la sua arte; bensì di un personaggio che tenta di far passare il messaggio che tutti possano identificarsi nelle sue produzioni, costituendo una voce comune, un grido davanti alle ingiustizie di cui si è testimoni.

«L’arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell’Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in una galleria d’arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari»

Banksy

E ancora…

Un altro elemento emblematico che ha condotto al successo di questa figura e l’ha fatto diventare in poco tempo l’emblema della street art è la modalità con cui riproduce i suoi murales. Egli, infatti, utilizza la tecnica dello stencil che gli permette di realizzare una nuova opera d’arte in circa quindici minuti.

Questa misteriosa sagoma che si aggira nella notte e decora i ponti e i muri di tutto il mondo, è finalmente “venuto allo scoperto” a Venezia durante l’inaugurazione della 58esima Biennale. L’artista, in impermeabile e cappello sopra il viso, si è finto un pittore ambulante ed ha esposto nove tele ad olio, intitolate Venice in Oil, per denunciare il passaggio delle navi da crociera nel bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca.

Tuttavia egli è stato allontanato dai carabinieri poiché sprovvisto di licenza. Solo in un secondo momento, attraverso l’account Instagram ufficiale di Banksy, si è appreso che si trattava proprio del fantomatico artista. Nonostante ciò, a causa del travestimento, è stato impossibile risalire all’identità di quest’ultimo.

Sempre nel periodo della Biennale, egli realizza un altro murales (questa volta di notte) per sostenere i migranti bloccati nel Mediterraneo a causa dei porti chiusi dal governo in carica (2019). L’opera si chiamerà Naufrago bambino, e raffigura un ragazzo che, con i piedi che sfiorano l’acqua, indossa un giubbotto di salvataggio e ha in mano un razzo segnaletico, da cui esce un grande fumo rosa acceso.

Controversie:

Egli disegna le contraddittorietà del sistema sociale, politico, economico; ma allo stesso tempo ne fa parte e deve il suo successo ad esso.

Disprezza l’omologazione; ma utilizza una tecnica che permette con facilità di ricreare prodotti in serie.

Non accetta di fare mostre; ma diventa un brand.

Le persone non sanno chi si cela dietro il suo pseudonimo; ma è uno degli artisti più ricchi al mondo.

Ha un negozio a Londra perennemente chiuso; ma ha deciso di aprire ugualmente un negozio online dove vende i suoi prodotti.

A prima vista potrebbero sembrare contraddizioni troppo forti che rendono il mito di Banksy meno splendente e gli fanno perdere quell’aura di perfezione precedentemente attribuita. Tuttavia la questione è più complicata di quello che sembra e le accuse di malafede nel restare anonimo e di particolari mire espansionistiche, sono puramente delle congetture.

La firma di Banksy sotto le sue opere.

Attualmente, infatti, conosciamo troppo poco (pressoché nulla) la storia dell’artista per poter fare delle osservazioni pertinenti e complete, creando un dossier di questa figura. Nonostante ciò, si possono sempre fare delle ipotesi in modo blando, cercando di analizzare il più possibile le sue azioni, senza perdere di vista le “piccole briciole di pane” che ama lasciare ai suoi fans.

Conclusione:

Banksy è una di quelle persone che ami alla follia o verso cui ti mostri diffidente, poiché non riesci ad inquadrarle. Si può essere d’accordo o meno con le sue modalità artistiche, con le sue idee in questione di immigrazione, guerre e manipolazione mediatica; ma non si può non convenire sul fatto che si tratti di un’artista strabiliante, eccentrico e con una produzione artistica poliedrica, che spazia dal tema dell’inquinamento a quello della pace, della fratellanza e della libertà.

Quando ci si trova davanti un murales di Banksy si resta esterrefatti dalla sua immediatezza. Pochi elementi, spesso distanti fra loro, che arrivano dritti alla sensibilità dello spettatore e che producono una smorfia instantanea, causata dall’ironia pungente che queste opere trasudano.

Per questo motivo la mostra Banksy: Genius or Vandal a Bruxelles si preannuncia un trionfo. I possessori del biglietto potranno entrare finalmente in contatto con tutte le sfumature di questo personaggio, apprezzandone ogni lato (anche quello più contraddittorio), e tentando, come ultima cosa, di mettere insieme i pezzi raccolti e di fare un quadro il più completo possibile di questa figura, operazione che al momento rimane utopica.

Share.

About Author

Avatar

Sara Albertini, marchigiana, classe 1999. Positiva, sognatrice, ostinata; la musica di Einaudi accompagna il flusso dei miei pensieri. Sono iscritta al corso di laurea “Culture letterarie europee” presso l’Università di Lettere e Beni Culturali di Bologna. Scrivo di costume e società per il blog di Sistema Critico con l’illusione che la scrittura possa migliorare il mondo in cui viviamo.

Leave A Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.