“Orlando”, la gemma di Virginia Woolf

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Virginia Woolf è sicuramente una delle autrici più note del Novecento, in grado di attrarre l’attenzione dei lettori e della critica grazie ad uno stile inconfondibile, capace di scavare nell’intimo della psiche umana. I suoi libri hanno segnato un’epoca, facendosi portavoce di un modo nuovo di vedere la realtà e ancora oggi sono oggetto di studio nelle università di mezzo mondo.

Riassumere in poche righe il suo impegno letterario è un’impresa impossibile. Ci limiteremo quindi ad approfondire uno dei suoi lavori più noti e di maggiore impatto nella società a noi contemporanea, Orlando.

Una “non biografia”

Pubblicato nel 1928, “Orlando” (titolo originale ‘Orlando: A Biography’) si presenta come un libro del tutto nuovo, che suscita un vivo interesse anche a distanza di quasi un secolo. L’opera è dedicata alla poetessa Vita Sackville-West, con la quale l’autrice ebbe una relazione amorosa.

Il protagonista è un giovane cortigiano dall’animo gentile e sensibile appartenente all’aristocrazia inglese sotto il regno di Elisabetta I. Quella che all’inizio sembra essere una biografia, si rivela un racconto avventuroso ed entusiasmante dove le coordinate spazio-temporali si fanno via via più confuse. La prima scena, in cui il ragazzo viene presentato, lo vede intento ad intagliare la testa di un moro appesa al soffitto. I critici più attenti hanno voluto vedere in questo dettaglio un riferimento al poema dell’Orlando Furioso, dove i Mori rivestono i panni degli antagonisti.

Nei primi capitoli la “biografia” procede senza troppe sorprese: il ragazzo si innamora di Sasha, una principessa russa, e con lei vive le passioni ardenti tipiche della sua età.

Tutto cambia con il ritorno in patria della sua amata. Orlando cade in un profondo stato di tristezza, vittima delle avance di una duchessa. Riesce tuttavia a lasciare il paese diretto a Costantinopoli nelle vesti di ambasciatore del re. Svolge il suo incarico con spiccata professionalità fino a diventare noto per i suoi modi delicati e sensibili. Un evento cambierà però il corso degli eventi. All’età di trent’anni, durante una rivolta cittadina, cade preda di un profondo sonno di cui si libera solo giorni più tardi.

In un corpo di donna

Proprio in questo punto troviamo ciò che rende questo libro unico nel suo genere e di grande modernità: Orlando si sveglia in un corpo di donna ed è costretto a lasciare la città e ad unirsi ad un gruppo di zingari che la accolgono.

Attraverso questo geniale stratagemma, l’autrice è in grado di offrirci sia un punto di vista maschile che femminile, uniti nel corpo di un personaggio alla costante ricerca di una propria identità. Non è un caso che il romanzo sia diventato un “cult” all’interno della comunità LGBT+.

Tutto assume una dimensione sempre meno realistica, in cui il tempo presenta contorni sempre più sfumati. Un lettore attento scopre quindi che l’intento del romanzo non è affatto quello di raccontare la biografia di un ricco aristocratico, ma piuttosto quello di mettere in mostra le difficoltà, le sfide e il nuovo modo di vedere il mondo che il protagonista assume nel suo nuovo corpo femminile.

La scelta di Costantinopoli non è del tutto casuale. Secondo uno stereotipo occidentale, la capitale dell’Impero Ottomano era un vero e proprio eden dell’erotismo, meta prediletta del turismo omosessuale. Orlando ha però modo di vivere insieme ad una comunità, quella degli zingari, profondamente diversa dalla sua. Le sue ricchezze materiali, il suo amore per la scrittura e la natura vengono sminuiti, creando un certo sospetto nei suoi confronti.

Dal punto di vista di uno zingaro, capì Orlando, un duca non era altro che un profittatore o un ladro che strappava soldi e terreni a chi dava poco valore a queste cose, e che non aveva di meglio da fare che costruire trecentosessantacinque stanze da letto quando ne bastava una, anzi nessuna era anche meglio.

Capitolo 3

Donna all’occidentale

Virginia Woolf si dimostra ancora una volta molto più moderna dei suoi contemporanei, in grado di cogliere e di criticare gli aspetti cruciali della società occidentale del suo tempo (e un po’ anche del nostro). I due modi di vivere non possono convivere ed è per questo che Orlando è costretta a fare ritorno in Inghilterra, ma questa volta in un corpo di donna, bella e sensuale, accompagnata da un capitano.

Ed è qui che per la prima volta si sente donna, femminile anche nell’aspetto. Bisogna sapere infatti che tra gli zingari le differenze di genere, soprattutto negli abiti, è minima. Eccola quindi alle prese con una lunga gonna che le ostacola il passo. Il vestiario assumerà da questo punto in poi sempre una valenza simbolica di grande impatto. Per la prima volta è soggetto di attenzioni da parte degli uomini che si curano per lei e questo le crea un gran turbamento, come anche scoprire le dure leggi a cui una donna del suo tempo è costretta ad obbedire.

Il potere del fascino

Allo stesso tempo sembra contenta di non doversi più preoccupare dei doveri di un uomo, di essere “coccolata” dal capitano. Cedere ai suoi favori e vederlo sorridere diventa per lei la cosa più deliziosa. Resistere alle avance per poi cedere, pensa, dona un’estasi senza paragoni. Le viene quindi in mente di buttarsi in mare solo per essere salvata da un marinaio

Se vedere le mie caviglie può causare la morte di un brav’uomo, che di sicuro avrà moglie e famiglia da mantenere, dovrò per amore dell’umanità tenerle coperte.

Capitolo 4

Scopre così anche il potere del fascino femminile, in grado di distrarre i marinai semplicemente mostrando una caviglia. Questo suo potere le fa comprendere meglio il mondo femminile, convincendola a proteggere la propria verginità. Orlando appare in questa sezione del libro come una bambina inesperta che pian piano si sta scoprendo donna.

Qualche riga più avanti le sue riflessioni si concentrano sul tema dell’istruzione, all’epoca un’esclusiva maschile. Il suo personaggio infatti nutre un profondo amore per la letteratura, arrivando a scrivere molti manoscritti di cui salverà solo uno, custodito durante ogni sua avventura.

Un falso fototesto

Oltre al messaggio di cui il libro si fa portatore, assume una forte valenza simbolica anche la presenza delle foto al suo interno, foto che ritraggono lo stesso Orlando. Si tratta naturalmente di falsi, in quanto egli/ella è frutto di fantasia. Una delle foto di questo falso Orlando su cui è necessario soffermarsi, è un ritratto della stessa Virginia Woolf. La posa assunta è quella tipica delle donne del rinascimento inglese: lo sguardo è obliquo, mai diretto verso l’obiettivo, una lunga collana di perle le circonda il collo, mostra una spalla scoperta e la veste le sembra quasi cadere, perciò le mani la tengono stretta, evitando di mostrare le nudità.

Questa foto (seppur manipolata) è la prova tangente che ormai, al ritorno in Inghilterra, la protagonista è ufficialmente una donna. Se così non fosse avrebbe una posa totalmente opposta, maschile.

Il romanzo contiene altre foto che hanno il compito di rafforzare l’idea che esso sia una biografia, ma in molte edizioni precedenti le foto hanno subito una netta censura, scomparendo dal testo. Non è un caso che la critica abbia studiato l’opera anche in quanto fototesto manipolato in cui le foto mostrano una realtà distorta, combinata con la fantasia romanzesca.

Parodia di una società e delle sue arti

Tornata in patria, Orlando diventa un caso dalla grande risonanza mediatica, entrando nelle amicizie delle figure più influenti attratte dalla sua storia, non prima di essere posta al centro di un aspro processo giuridico che mina a sottrarle i suoi beni in quanto non più maschio. Per diverse volte è invitata ad incontri in cui partecipano illustri scrittori, poeti e rappresentati della più fine società dell’epoca.

Qui la nostra protagonista scopre un mondo fatto di rigide convenzioni, di ruoli ben definiti e di una perenne illusione in cui l’aristocrazia si crogiola rifiutando il confronto con la realtà. Il testo ci offre in poche pagine l’occasione di vedere i più illustri rappresentanti del genio britannico calati in una dimensione più umana, fallace, non più vincolata al mito della loro persona. Tra le tante linee che il romanzo si impegna di seguire vi è anche una sorta di parodia della letteratura, descritta vittima di una decadenza senza precedenti, in mano a personaggi inetti.

La verità – se possiamo usare questa parola in tale contesto – sembrerebbe indicare che tutte queste persone siano vittime di un incantesimo. La padrona di casa è la nostra Sibilla moderna. È una strega che ammalia i suoi ospiti.

Capitolo 4

Un’ulteriore peculiarità di Orlando è quella di poter attraversare i secoli (ben quattro, apparentemente senza invecchiare), subendo un vero e proprio trauma nel momento in cui si affaccia nel diciannovesimo secolo. La modernità manifestatasi fin dal primo momento in una forte opposizione tra uomini e donne le causa un senso di forte sgomento. Tuttavia, nel testo le coordinate temporali non sono mai esplicite se non in un paio di casi. Possiamo quindi dedurre i periodi descritti man mano dal contesto rappresentato.

Un amore che manca

La figura di Orlando per tutto il corso delle sue avventure non fa altro che mettere in discussione gli standard maschili e femminili, i canoni a cui devono ubbidire i due sessi, l’identità biologica e sessuale e anche il vestiario, impronta esterna del proprio sentirsi appartenente ad uno o all’altro sesso.

Nella parte finale del romanzo la nostra eroina sente la sorprendente necessità di trovare marito, di dare alla luce una prole. Si accorge che il suo anulare è nudo, a differenza di quello della governante, la signora Bartholomew. L’umile donna rifiuta di togliersi il suo anello nuziale mostrando una grande dignità. È questo episodio a far scaturire in Orlando una crisi che la porterà a sposarsi con un capitano, Marmaduke Bonthrop Shelmerdine. I due sono tra loro molto simili e riescono ad incoronare così il sogno di vivere insieme. Un altro cerchio è destinato a chiudersi: l’unico libro custodito da Orlando, “La Quercia”, viene pubblicato e riscuote un enorme successo.

Questa incredibile avventura, interminabile ricerca nella psiche umana, si conclude la mezzanotte dell’11 ottobre 1928, giorno in cui il libro venne pubblicato.

La “biografia” di questo eroe/eroina ci costringe a fare i conti con la società contemporanea, dove l’identità gioca più che mai un ruolo cruciale all’interno degli studi sociologici, letterari e culturali. Al lettore è richiesta la capacità di poter mettere tutto in discussione, di rielaborare quanto letto a quasi un secolo di distanza, come solo i grandi libri sanno fare.

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Jon Mucogllava

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