Mary Wollstonecraft: la scrittura è una dote di famiglia

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Mary Wollstonecraft ha gettato inconsapevolmente le basi per il movimento femminista contemporaneo. Appare quanto più straordinario che, nonostante il periodo storico in cui visse (‘700), sia riuscita ugualmente a sviluppare un pensiero innovatore e moderno, libero dai condizionamenti dell’epoca. 

Nel ‘700, infatti, le battaglie femministe non erano ancora iniziate e vi era ancora la rappresentazione tradizionale della donna angelo del focolare, incarnazione della moglie perfetta, il cui compito era soltanto quello di accudire i figli e restare a casa. L’uomo era visto come capo-famiglia e aveva il diritto di picchiare la moglie, in caso di comportamento disdicevole. 

Nonostante questa premessa, Mary svilupperà fin dall’infanzia un forte desiderio di giustizia, poiché vittima lei stessa di continue discriminazioni in famiglia. Ragion per cui ella cercherà di raggiungere, nella sua breve vita, quell’ideale di uguaglianza che troverà poi rappresentata (in un primo momento) dalla Rivoluzione Francese. 

Ma, nonostante la sua innegabile importanza storica, la figura di Mary Wollstonecraft rimane oggi un’immagine sfocata; oscurata dalla fama mondiale della figlia, la scrittrice Mary Shelley

Prima parte della sua vita…

Mary Wollstonecraft nacque a Londra nel 1759. Seconda figlia in una famiglia di 7 persone, ebbe un’infanzia difficile a causa del padre ubriacone e violento, che sperperò in vizi tutti i soldi della famiglia. Mary mantenne sempre un animo genuino e coraggioso; anche quando da bambina dormiva sul pianerottolo davanti alla camera della madre per difenderla dal padre. 

Nonostante ella fosse osservatrice e vittima ella stessa di violenza, fu sempre consapevole del fatto che la sottomissione della donna non fosse un fatto naturale; bensì causa della situazione sociale. Con il tempo svilupperà una teoria secondo cui il motivo è da ricercare nella diversa educazione impartita a uomini e donne; e si batterà con tutte le forze affinché questo cambi. 

Il fratello maggiore Ned, infatti, ricevette una istruzione completa; a differenza di Mary che passò solo pochi anni in una scuola diurna. Ragion per cui Mary si iniziò ad informare individualmente e a frequentare ambienti intellettuali, costruendosi la sua cerchia di prediletti (fra cui Thomas Jefferson e Benjamin Franklin). Successivamente, insieme alle sorelle e all’amica Fanny, aprirà anche una piccola scuola femminile in Newington Green, in modo da permettere ad altre bambine di avere quelle possibilità di crescita, che a lei erano state negate. 

Seconda parte della sua vita…

A causa della morte prematura di Fanny (per complicanze durante il parto), la scuola chiuderà i battenti e Mary sarà costretta a cercarsi un nuovo impiego. Ragion per cui accetterà controvoglia un lavoro come governante, presso una facoltosa famiglia irlandese stanziata a Cork.

Per lei sarà un anno da incubo fra depressione e continui litigi con i datori di lavoro: l’annuncio del licenziamento rappresenterà una liberazione. 

Tuttavia, grazie alla sua personalità camaleontica, la giovane riesce a reinventarsi ancora una volta, facendo fortuna come autrice.

Il suo primo libro Thoughts on the Education of Daughters (1787) verrà molto apprezzato dal pubblico. Ragion per cui, da questo momento diventerà collaboratrice regolare della rivista letteraria Analytical Review.

Nonostante ciò, come tutte le figure rivoluzionarie, sarà profondamente criticata dai personaggi del suo tempo ed esclusa dalla comunità letteraria.

D’altronde il sostegno alla Rivoluzione Francese e la critica alle istituzioni inglesi non poteva essere vista di buon occhio. Ella, infatti, si proponeva di essere l’uragano che avrebbe spazzato via l’ordine sociale fino ad allora mantenuto. 

Mary morì di setticemia all’età di 38 anni, quindici giorni dopo aver dato alla luce la sua ultima figlia, la futura scrittrice Mary Shelley. 

La Rivoluzione francese e la disillusione:

La Rivoluzione francese sembrava portare un vento di cambiamento per tutti quei giovani che credevano fermamente negli ideali di uguaglianza, libertà e fratellanza; la nascita di un uomo nuovo. A

nche Wollstonecraft (come il suo futuro marito William Godwin) faceva parte di questo gruppo di radicali.

Ma in Inghilterra non tutti vedevano nella Rivoluzione francese l’opportunità di una società migliore. È il caso del politico Edmund Burke che nel suo trattato conservatore, Reflections on the Revolution in France, condannerà la rivoluzione.

Mary non perderà tempo a replicare attraverso l’opera A Vindication of the Rights of Men, in difesa degli ideali egualitari.

Questo sarà solo l’inizio di quella “guerra di parole” che porta il nome di Revolution Controversy, e all’interno della quale si iscrive anche la pubblicazione di The Rights of Man di Thomas Paine.

Tuttavia la scrittrice non si accontentò di restare parte passiva della Rivoluzione e decise di recarsi a Parigi per reclamare a gran voce i diritti in cui credeva. Fu proprio in questo momento che iniziò la disillusione.

Vedere il nuovo ordine sociale venutosi a creare in Francia e l’esecuzione di Luigi XVI fece crollare tutte le speranze, precedentemente riposte nell’evento.

La morte e il terrore si aggiravano nelle vie della capitale, a seguito delle migliaia di persone ghigliottinate.

Libertà che guida il popolo
La libertà che guida il popolo, dipinto di Eugène Delacroix.

Il rapporto contraddittorio con Gilbert Imlay:

Wollstonecraft conobbe l’americano Gilbert Imlay nel periodo seguito alla disillusione per la Rivoluzione Francese. Nel 1794 diede alla luce la sua figlia Fanny, nata dalla loro unione fuori dal matrimonio.

Il rapporto fra i due fu problematico da subito, costellato dai tradimenti di Gilbert, che finivano sempre per trovare l’assoluzione di Mary.

Una relazione tossica che, dopo una prima convivenza burrascosa, portò alla loro definitiva separazione. Successivamente egli ignorerà i patetici tentativi della donna di tornare insieme a lui, come la proposta di un ménage a trois con la nuova compagna.

A causa dei continui rifiuti e del dolore per l’amore non corrisposto, tentò il suicidio, lanciandosi da Putney Bridge nel Tamigi. Verrà salvata grazie all’intervento di bagnini di passaggio.

Questo evento traumatico porterà alla stesura di un diario di viaggio del suo viaggio scandinavo con Imlay, Letters Written during a Short Residence in Sweden, Norway, and Denmark (1796), raccontato attraverso una corrispondenza immaginaria con l’amato. 

Tuttavia “non tutti i mali vengono per nuocere” dato che qualche anno dopo conoscerà il futuro marito William Godwin, personaggio con valori simili ai suoi. Inizialmente i due instaurarono una profonda amicizia; che in un secondo momento si trasformò in sentimento amoroso. Nonostante fossero sposati, i due manterranno sempre due case separate.

In seguito alla morte di Wollstonecraft, il marito scriverà un libro di memorie sulla sua vita, che verrà letto in malafede dai propagandisti conservatori.

La riabilitazione della sua memoria avverrà più tardi grazie a femministe del 20° secolo, tra cui la leader suffragista Millicent Fawcett e la scrittrice Virginia Woolf.

La nonna del movimento femminista:  

Nel suo libro A Vindication of the Rights of Woman, Wollstonecraft ha portato i principi della rivoluzione alla loro logica conclusione, chiedendosi come si potrebbe parlare di uguaglianza se questa è riservata solo ad una categoria di persone. A partire da ciò, ha iniziato a parlare di uguaglianza fra i due sessi, sostenendo che alle donne dovrebbero essere date le stesse opportunità e la stessa istruzione degli uomini. Solo in questo modo potranno fare la differenza all’interno della società e dimostrare il proprio valore.

Inoltre Wollstonecraft disapprovava (come Godwin) l’istituzione del matrimonio poiché indeboliva la figura della donna, che diveniva come schiavizzata dalla figura maschile e priva di qualsiasi libertà.

Nonostante il grande ripudio verso questa mera formalità, la coppia Wollstonecraft-Godwin fu costretta ad ufficializzare la loro unione, a seguito della nascita del secondo figlio.

A parte qualche contraddizione nella sua vita, la scrittrice si può considerare una delle prime femministe della Storia grazie al suo impegno a tutela delle donne nel fronte dell’educazione.

Ragion per cui ripudiò sempre le figure che incarnavano l’immagine stereotipata di donna settecentesca, nella quale era terrorizzata di inciampare.

È il caso della sua datrice di lavoro a Cork, Lady Kingsborough, per la quale provò sempre un sentimento di avversione, come se ella simboleggiasse tutto ciò contro cui stava combattendo.

Lady Kingsborough era la rappresentazione della femminilità civettuola e alla moda del tempo, senza identità e totalmente dipendente dalla figura maschile; una figura di donna banale e sessualizzata. 

Conclusione: 

Mary Wollstonecraft è una donna in continua evoluzione fra spinte liberali e lunghe riflessioni introspettive. Riesce ad essere una figura chiave del femminismo contemporaneo, influenzando con le sue opere migliaia di persone e permettendo un’educazione dignitosa alle sue figlie e a tutte le donne, per cui oggi l’istruzione è divenuto un diritto acquisito.

La sua dipendenza per Gilbert Imlay può sembrare uno scarabocchio in questo dipinto di perfetta femminista; eppure è proprio qui che sta la sua grandezza.

Il fatto che ella abbia una debolezza, ci permette di sentirla più umana, più vicina; e di identificarci più facilmente nella sua figura.

Dunque è opportuno prendere in considerazione tutti gli aspetti di questa donna, senza concentrarsi solamente su questa contraddizione, riflettendo sul fatto che anche quelle figure patinate che osanniamo a paladine femministe presentano dei difetti e delle debolezze, che non minano il loro lavoro e i loro successi.

La ricerca di una perfezione malata e inesistente può portarci solamente a non sentirci mai abbastanza e ad avere continuamente paura di sbagliare, sentendoci perennemente insoddisfatti e insicuri di proporre qualsiasi tipo di innovazione.

Quello che questo personaggio invece ci insegna è che sbagliare fa parte del nostro percorso di vita e ci può portare ad una crescita personale e collettiva, fondamentale per la realizzazione dei nostri obiettivi.

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Sara Albertini, marchigiana, classe 1999. Positiva, sognatrice, ostinata; la musica di Einaudi accompagna il flusso dei miei pensieri. Sono iscritta al corso di laurea “Culture letterarie europee” presso l’Università di Lettere e Beni Culturali di Bologna. Scrivo di costume e società per il blog di Sistema Critico con l’illusione che la scrittura possa migliorare il mondo in cui viviamo.

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