Il tedesco Sebastian Vettel con una carriera vestita d’azero

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Simboli bianchi, blu, rosso e verde. Questi sono i colori della bandiera azera, ma anche quelli della carriera del pilota tedesco Sebastian Vettel. Infatti BMW (bianca), Toro Rosso più Red Bull (blu), Ferrari (rosso) e Aston Martin (verde) sono le scuderie con cui, finora, ha corso.

Seb oder alles

L’erede di Schumacher, il migliore, the man. L’uomo dal ditino fastidioso, bravo solo per la macchina e il sopravvalutato. Questo è stato ed è ancora il tedesco Sebastian Vettel: uno dei piloti contemporanei più controversi per l’opinione pubblica. Proprio queste reazioni infuocate, miste ad alcune sue personali in pista, possono valergli la nomea turca di oder, cioè “guerriero di fuoco”. Questa parola è anche compresa nel nome Azerbaijan, un Paese che molto inciderà nella vita sportiva di Seb nel momento della sua introduzione nel calendario. Anzi, per molti, coinciderà con l’inizio della fine del suo sogno con la macchina del suo idolo: il Kaiser Michael Schumacher. Ma andiamo con ordine a ripercorrere le varie tappe del pilota di Heppenheim e di come i colori della bandiera azera abbiano coinciso con la sua carriera: quella dell’azero Sebastan Vettel.

Bianco come il flash del tedesco Sebastian Vettel

Sei secondi. Questo è il tempo utile per ricevere una penalità. Un tema ricorrente per Sebastian come chi frequenta i social conosce. Non di certo il migliore tra tutti gli inizi da terzo pilota. Infatti la sua bianca BMW Sauber F1.06 risultò troppo veloce nel percorrere la pit lane. L’emozione del tedesco gli fece dimenticare l’azionamento del limitatore. Pena 1000 dollari. Bianco è anche il colore del flash che da lì a poco fa scattare.

Infatti Seb a 19 anni, il più giovane a scendere in pista in un weekend di F1 prima dell’arrivo di Verstappen, stampa il primo tempo nelle libere 2 del gp di Turchia anno 2006. Alle sue spalle chiude una Ferrari: quella di un giovane, ma già competitivo Felipe Massa, ricevendo i complimenti del suo idolo Schumacher.

Il tedesco Sebastian Vettel ancora non sa che ancora meglio farà nel gran premio successivo, realizzando quello che qualsiasi persona sul pianeta Terra vorrebbe fare un giorno. Difatti, a Monza, nelle prove libere il tedeschino mette dietro di sè nuovamente una rossa. Questa volta è quella più intensa: la guida proprio Michael. Le emozioni sono talmente forti e veloci che probabilmente Sebastian non ebbe chiaro fino in fondo cosa avesse appena fatto. Complice anche l’annuncio del ritiro del Kaiser, dopo il gp brianzolo la stampa tedesca ebbe molto su cui scrivere in merito ai propri connazionali.

Non a caso il sole presente nella bandiera azera ha il colore bianco e uno ne stava sorgendo, in un flash, proprio al tramonto di quello più grande.

Blu come il cielo: l’inizio da titolare per Seb

Dopo la parentesi in BMW, dove, nel 2007, debutta in un gran premio (Indianapolis sostituendo Kubica), Vettel viene contattato dalla blu Toro Rosso nel medesimo anno per sostituire la meteora Scott Speed per le ultime sei gare. Il tedesco chiuderà con 6 punti conquistati soprattutto grazie alla gara in Cina (famosa per il lungo di Hamilton con insabbiamento, mentre rientrava ai box) dove chiude quarto, conquistandone 5. Ancora non sa che per lui il meglio deve arrivare con questa scuderia.

Infatti nel 2008 arriva la certificazione: il tedesco Sebastian Vettel può fare qualcosa di importante nella categoria principe. Dopo un avvio complicato (con 4 ritiri consecutivi e un diciasettesimo), Seb inizia a lottare stabilmente per la zona punti con una macchina inferiore rispetto agli altri contendenti per quei lidi. Tuttavia sarà nuovamente Monza lo scenario di un qualcosa di incredibile. Piove il sabato e il ragazzino si mostra uomo. Tutti sugli spalti si domandano:” Pole di Hamilton o della Ferrari?”. In quell’acquazzone spunta proprio il talentino di Heppenheim che mette tutti dietro di sè. Il giorno dopo Sebastian completa l’opera, smentendo gli scettici che pensavano a un colpo di fortuna. Vince con l’ex Minardi e la sua ingenua gioia fa impazzire la folla e il suo ingegnere di pista. Per molti ci si trovava dinanzi al nuovo Schumacher.

Per la prima volta si trova a toccare quel cielo blu, come la sua macchina, con un dito. A fine anno chiuderà con un bellissimo ottavo posto nella classifica e con la soddisfazione di fare da protagonista nella gara decisiva del mondiale. Difatti Vettel supera Hamilton a due giri dalla fine, mandndo in apnea l’inglese che solo all’ultima curva del gp del Brasile troverà il sorpasso decisivo su Glock. Quel giorno il cielo fu grigio di nome e di fatto, ma con il blu scuro a brillare ai piedi del podio.

Nuovo blu per il tedesco Sebastian Vettel: scintillante o nebuloso?

L’esperienza messa in cascina con il team d Faenza porta alla promozione di Vettel con la casa madre. Infatti Red Bull lo mette su una delle sue macchine nel 2009 assieme all’ex compagno in Toro Rosso Mark Webber. Questa è l’annata della Brawn GP. Il modo con cui questa scuderia si issa ai vertici della griglia porta l’opinione pubblica, soprattutto italiana, a cercare la scuderia che possa opporvisi. Dopo la metà del campionato assurgerà a tale compito proprio il tedesco. Conseguenza è la simpatia per il giovane, che ha il merito di tenere fino alla fine aperto un campionato (chiuso solo al penultimo gp da Jenson Button).

Alcuni tifosi lo vedono come possibile sostituto, in un futuro molto vicino, di uno dei piloti in Ferrari per la qualità mostrata e come messaggio di un nuovo corso, dopo la conferma di acquisto di un ex grande rivale rosso: Fernando Alonso. Un coppia da sogno per i fan.

Tutto cambia durante le quattro stagioni successive. Arriva, infatti, un favoloso poker di titoli per il tedesco Sebastian Vettel, ma l’avversario è sempre lo stesso: l’asturiano che guida l’auto di Maranello. Complice soprattutto una comunicazione forte dello spagnolo, nasce il tormentone che lo perseguiterà per tutta la carriera. Difatti diventa opinione comune che a vincere sia la macchina e che il vero rivale sia il progettista Adrian Newey. Questo infastidisce il tedesco che patisce a non vedersi riconosciute le due incredibili rimonte del 2010 e del 2012. Forse non è un caso che Seb, nelle annate successive a quelle dimenticate, faccia due campionati dominanti a suon di reord. Quasi a volere dimostrare che è il suo talento a fare la differenza e che il blu vestito è scintillante e non opacizzato dalle nubi di meriti altrui.

Nel 2014 c’è la rivoluzione con l’avvento del motore ibrido e Vettel soffre soprattutto con l’impianto frenante. Termina la stagione al quinto posto dietro al neo compagno Ricciardo (che vincerà tre gare) che finisce terzo. A sorpresa, però, in una giornata di fine novembre arriva l’annuncio incredibile: Sebastian Vettel va alla Ferrari. Destino beffardo poichè va a sostituire il suo grande rivale per provare due cose: riuscire dove lo spagnolo aveva fallito e smentire le voci su quel blu opaco.

Rosso passione Ferrari

L’attesa per il tedesco Sebastian Vettel ferrarista risulta spasmodica fin da quando, ad Abu Dhabi, si fa vedere per la prima volta, in borghese, nel box italiano. La domanda di tutti è:” Quale pilota abbiamo portato in casa? Il pluricampione?”. Ne Il sogno di Seb, realizzato da Sky, si capisce subito che la sua fame è immutata e la voglia di Ferrari è enorme. L’idea di riascoltare l’inno di Germania seguito da quello italiano, per grandi traguardi, fa sognare tutti.

Il 2015 è l’anno dei primi successi a partire da quel “lampo rosso nella terra dei fulmini” citato in telecronaca da Carlo Vanzini per il gp di Malesia (secondo appuntamento del mondiale). Fa commuovere la sua commozione sul podio come se stesse rivivendo, con i medesimi inni, lo stesso momento che guardava davanti alla tv da bambino. ll team radio poi rimane nelle orecchie di tutti per la carica emotiva trasmessa dal tedesco. In quel doppio “Mi senti? Mi senti?” c’è tutta la sua voglia di dire al mondo ferrarista che ha il loro cuore.

Chiude terzo a fine anno, solo perchè Mercedes (con Hamilton già campione) fece vincere tutte le ultime 3 gare a Rosberg per metterlo secondo. Ottiene tre vittorie, tredici podi e solo due volte fuori dalla top 5 (una per l’esplosione della posteriore destra dopo una gara magistrale in Belgio e una per suo errore con ritiro in Messico). Stampa e tifosi conquistati.

Il 2016 è un anno difficile per il Cavallino Rampante. Poca affidabilità e una finestra ridotta di utilizzo delle gomme portano la scuderia a essere la terza forza del mondiale, superata da Red Bull. Poco si può imputare al tedesco (tolta la partenza in Malesia) che si batte e, nonostante tre ritiri, chiude quarto nei piloti. Come detto dal team principal Maurizio Arrivabene c’è stato un errore di sottovalutazione degli avversari. C’è l debutto di Baku (in calendario come gp d’Europa e non dell’Azerbaijan) e sarà il migliore per Vettel con un grande secondo posto. Un idillio destinato a durare poco.

Rosso sangue per il tedesco

Le pecche della stagione precedente porta Ferrari a non forzare le dichiarazioni per il 2017. Già nella presentazione si capisce quale sarà il mantra, molto caro ad Arrivabene:”Testa bassa e lavorare”. A parlare a Fiorano è il silenzio, ma negli occhi dei protagonisti si legge soddisfazione. Infatti la Rossa diel tedesco Sebastian Vettel vince di forza la prima gara. Non capitava da sette anni e da dieci il cavallino non occupava il gradino più alto del podio. “Un’alba rossa” diranno il telecronista Vanzini e lo storico Leo Turrini. Il sogno di Seb continua con la vittoria alla terza gara in Bahrain. Primo o secondo, questo dicono le prime sei gare del tedesco. Scende dal podio la settima in Canada (complice un contatto al via con Verstappen).

Tuttavia è la successiva, in Azerbaijan, a cambiare qualcosa. Giro 22 (il quinto dietro safety car) e Hamilton quasi inchioda. Vettel lo tocca e arrabbiato per la cosa, affianca l’inglese e lo colpisce con una ruotata. La reazione scatena le prime vere critiche social e dell’opinione pubblica.

Contatto Vettel-Hamilton Baku 2017

Tutto sembra rientrare fino alla notte di Singapore. Contatto a tre Vettel, Verstappen e Raikkonen e gara finita dopo due curve per entrambe le Ferrari. Da lì si chiude di fatto il mondiale, complice nuovamente l’affidabilità e lo sviluppo Mercedes. Tuttavia un tedesco è stato il primo pilota ad attaccare la tedeschissima vettura argentata. Un’occasione sfumata, ma di chi le colpe? Per la stampa il mancato progredire della SF 70 H, o almeno così sarà fino a fine 2019.

Doveva essere la notte dei sogni ed è diventata la notte delle streghe per la Ferrari

Leo Turrini a Race Anatomy post Singapore 2017

ll 2018 si apre nuovamente con un’alba rossa. Anzi più intensa, perchè Sebastian fa doppietta a inizio stagione. Nella terza tappa viene centrato da Verstappen. Si torna a Baku e Seb domina fino alla safety car (già ancora!), che lo mette dietro Bottas. Nella ripartenza va lungo per provare a riprende la posizione e alla fine chiude addirittura quarto con Hamilton primo per la foratura del compagno. Successivamente fa buone prestazioni, un errore importante in partenza in Francia compensato ampiamente dalla stupenda vittoria a Silverstone casa dei rivali con il famoso team radio.

Arriva la gara di casa per il tedesco Sebastian Vettel e la domina fino al maledetto giro 52. Va a muro per una grave sbavatura. Le critiche diventano subito feroci. Si riprende con ottime gare in Ungheria (dove nel finale viene colpito, senza conseguenze, da Bottas) partito quarto e chiudendo secondo, con dedica al presidente Marchionne appena scomparso e la vittoria di Spa.

Si arriva in Italia a Monza, dove tutto iniziò per la sua cavalcata in F1. Per Sebastian il weekend inizia storto fin dall’inizio con l’annuncio di Leclerc (in Germania si era espresso a favore della conferma di Raikkonen), poi la pole del compagno davanti a lui. Infine la gara con una partenza da incubo e il testacoda alla variante della Roggia. Da lì la luce si spegne definitivamente. Nuovi testacoda, errori di strategia (anche in qualifica), furbizie e progresso degli avversari chiudono il discorso. Di nuovo secondo. Nessuno ancora sa che questi saranno i fattori iniziali che faranno sparire il Vettel fino a lì conosciuto.

Il 2019 non inizia nemmeno troppo male per il tedesco, ma già alla seconda gara compie un errore in lotta con Hamilton. In più le luci si sono spostate sul compagno monegasco definito “Il predestinato”. A nulla servono buone prestazioni come Canada o Belgio e ancora meno la vittoria di Singapore consegnatagli (parola del principal Binotto) dal muretto. Ormai non è più al centro del progetto.

La conferma di ciò arriva il 12 maggio 2020 con l’annuncio della fine del rapporto a fine stagione con la Rossa dopo sei anni. Il campionato, causa la pandemia da Covid 19, deve ancora iniziare. La botta definitiva al morale di Seb a cui inizia a sanguinare il cuore ferrarista. La stagione è quasi tutta uno strazio per la vettura e per lui, che ottiene un solo podio e pochissimi punti. I tifosi soffrono a vedere questa autodistruzione e a vedere che quasi nulla viene fatto per evitarla. I social, invece, sono implacabili per la sua poca competitività e coniano il verbo sbinnare per sottolinearne gli errori. Molti, giornalisti ed ex piloti vi si scagliano contro fino ad arrivare a definirlo sopravvalutato.

Il team radio dell’ultima gara rossa fa piangere il cuore di chi ama la Ferrari e fa capire quanto lui abbia cercato di ridare la gioia di un mondiale ai tifosi e quanto abbia amato la squadra. Un amore iniziato con quel “Grazie ragazzi” e “Forza Ferrari” in Malesia, ma a molti in questi ultimi anni completamente dimenticato, pensando lo facesse solo per il lauto stipendio. n arto che si chiude svuotato e con tensione. Un rosso diventato grondante di sangue e dolore.

Vettel ha fatto tutto per la Ferrari ma negli anni recenti abbiamo visto invece che la Ferrari ha iniziato a fare tutto per Leclerc. Prima di quel momento era lui l’eroe e l’unico che aiutava la Ferrari.

Jacques Villeneuve intervista Motosprint dicembre 2020

Credo che la Ferrari gli abbia tolto l’anima, o almeno una parte, in termini di fiducia. Lo ha distrutto.

Mark Webber a Speedweek 27/04/2021

Verde speranza o tradimento? Il presente di Sebastian

Il verde è l’ultimo colore della bandiera azera; quello più basso. Per il tedesco Sebastian Vettel corrisponde alla tinta della squadra attuale: Aston Martin. Seb, come sempre, ha l’abitudine di dare un nome alle sue auto. Famose sono le rosse Loria e Gina rispettivamente le Ferrari 2018 e 2017, quelle con cui ha lottato per il mondiale. Questa, invece, la chiama Honey Ryder, la prima Bond Girl (chiara accezione alla tipica auto dello 007 James Bond che fu della stessa marca che lui ora guida). Analizzando meglio questa scelta, si può scoprire che molte analogie intercorrono tra lui e il personaggio utilizzato per il nominativo.

Infatti, pur per episodi estremamente differenti, entrambi si portano dietro le scorie di uno shock emotivo importante. Come citato in precedenza la mancata vittoria di un mondiale con la scuderia di Maranello ha inciso molto sulla tenuta psicologica, da un punto di vista sportivo, di Sebastian. Inoltre, come Honey, anche il ragazzo di Heppenheim si è sentito tradito e abbandonato da chi doveva proteggerlo nel suo momento più fragile. Infine è spinto da un senso di rivalsa verso chi ormai lo considera “bollito”.

Difatti nella cultura cinese il verde significa “marito tradito”. Ma sappiamo anche essere riassociato alla speranza, alla vitalità della natura e alla crescita. Sta al tedesco scegliere con quale accezione il colore vada attribuito per questa sua nuova avventura.

L’inizio è stato più con molte ombre e pochi squilli, ma sembra che Sebastian si stia piano piano abituando alla nuova squadra e vettura. La bandiera dell’Azerbaijan oltre che da colori è costituita anche da due simboli di bianco “vestiti”: il sole e la luna. Per Seb il compito è di evitare di fare dire che sia tramontato il sole su di lui, per fare posto a una luna calante. In poche parole non fare scendere su di lui un oblio perenne costituito da illazioni sulla sua effettiva bravura al volante. Un guerriero azero si batterebbe per riconquistare quello che gli fu tolto.

Perché corro? Perché lo adoro, voglio ancora dimostrare a me stesso che posso fare ciò che ho sempre fatto ed essere felice in questo modo.

Sebastian Vettel intervista AS 05/2021

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Daniele Craviotto

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