Come ci ha cambiati la pandemia?

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La pandemia accompagna le nostre vite ormai da un anno. I giornali, i programmi televisivi, persino i social media ne parlano in modo incessante. Alcune volte in modo confusionario, altre criticando le decisioni del governo. Altre ancora, cercando soluzioni alternative.

Ma come ci ha veramente cambiati? Che impatto ha avuto sulle nostre vite? L’ho chiesto a tre ragazzi, Giulia (nome di fantasia), V. e M.

Giulia va a scuola, soprattutto in DAD, con tutte le difficoltà che ne consegue. Adora la pallavolo ed è una ragazza solare. Una persona comune, ordinaria, in cui ognuno di noi riesce ad immedesimarsi.

V. e M. sono una giovane coppia, nonché vicini di casa. Lei studentessa, adora scrivere e leggere, una persona creativa che coltiva molte passioni. Lui, un guerriero, che combatte ogni giorno: ha la sclerosi multipla, ed ogni giornata è una battaglia da vincere. Un ragazzo con una grande forza d’animo. Soprattutto per loro, la situazione Covid è stata una sfida ardua da affrontare.

Sono tre persone diverse, con diversi pensieri. Ma nella loro visione, non possiamo ritrovare qualche pensiero che ci appartiene?

Ciao, ragazzi! Grazie per il tempo che mi concedete. Iniziamo questa intervista conoscendoci un po. A quale fascia di età appartenete?

Giulia: Appartengo alla fascia 12-20.

V.: Appartengo alla fascia d’età dei 20 anni.

M.: Appartengo alla fascia 30+.

Che impatto ha avuto questo virus sulla vostra vita?

Giulia: Dire che l’ha stravolta, è poco. Prima che arrivasse l’emergenza Covid potevo fare molte più cose. Ora, invece, le restrizioni e le regole hanno limitato, se non dimezzato, qualunque attività io possa fare.

V.: Quando leggevo libri distopici e pensavo a situazioni del genere, immaginavo di reagire malissimo. Invece, nella realtà, non è stato un gran colpo come pensavo. Non è stato facile per una psiche fragile come la mia affrontare il vuoto per le strade. Dalla confusione che mi infastidiva, sino ad arrivare al completo vuoto. È stato strano da vedere.

M.: Forse, non mi ha intimorito molto. Mi ha permesso di passare più tempo in casa, senza sentirmi in colpa perché non riesco a fare ciò che fanno tutti.

Un cambiamento non da poco. Ci potete fare un esempio di come sono cambiate le vostre giornate?

Giulia: Le mie giornate sono cambiate tantissimo. Per esempio, prima uscivo spesso con i miei amici, soprattutto durante la settimana. Adesso, invece, sono fortunata se riesco ad incontrarli una volta a settimana. Questo mi rende triste.

V.: Dal punto di vista della routine, non è cambiato molto. Prima del Covid stavo a casa a studiare e il pomeriggio andavo a trovare il mio fidanzato. E la stessa cosa ho fatto dopo. Abitiamo porta a porta, ci siamo visti sempre. Non si usciva più dal palazzo, è vero, ma per persone come noi non è stato un grande sforzo. Mi è mancata, più che altro, la libertà in quanto tale, non perché ne facessi un uso smisurato.

M.: Dal punto di vista di routine giornaliera, non è cambiato molto. Da questo punto di vista, posso dire che mi è andata bene.

V. e M., avete mai pensato che questa pandemia abbia cambiato il modo di pensare delle persone? E a voi, invece? Quanto vi ha cambiato?

V.: Speravo avrebbe fatto riflettere le persone su argomenti seri che solo visti da vicino si possono capire. Invece non ha fatto niente di tutto ciò. Ha solo aumentato la rabbia, l’aggressività e l’odio che la gente si portava dentro. A me, invece, ha resa più emotiva. Vedere quanto gli altri abbiano reagito con inumanità mi ha fatto soffrire. Mi ha fatto star male l’incertezza del futuro a breve termine, la lontananza dei miei cari. Ma mi ha anche regalato esperienze positive e importanti a livello formativo, che non avrei mai fatto se non con la modalità a distanza. Perciò, almeno io,ho tratto l’utile da questa situazione.

M.: Secondo me, la pandemia ha solo incattivito le persone. Quanto a me, ancora non posso dire con precisione quanto mi abbia cambiato. Per il momento non sento alcun cambiamento, ma questa è una cosa che capirò a lungo termine.

Si cambia colore e si cambiano le regole. Spesso non si capisce bene la logica dietro le restrizioni, alcune di loro sembrano contraddirsi. Cosa ne pensate del modo in cui lo Stato stia gestendo la pandemia?

Giulia: Non vedo molta serietà nella gestione dello Stato. Non si può uscire, non si possono fare fiere, non si può praticare sport. Poi si cambia colore, ed ecco che si possono fare. Lo Stato da l’impressione di preoccuparsi solo della campagna vaccinale. Quando potrebbero trovare soluzioni più opportune per un ritorno alla normalità. Il vaccino da solo, non basta.

V.: Ho tre fasi di pensiero su come lo Stato sta affrontando l’emergenza sanitaria. All’inizio ero rassicurata dalla costante presenza umana di Giuseppe Conte che ci raccoglieva davanti al televisore e ci giudava per uscire dal baratro. L’inizio della fase vaccini, invece, l’ho vissuta in maniera un po’ caotica, con le informazioni semplici che sembrano mancare nel mare della sovrainformazione. Il premier Draghi, sinceramente, non mi conforta assolutamente. Però pare che il suo Governo stia dando i suoi frutti, almeno sul piano vaccinale a breve termine. In generale, pensavo che lo Stato Italiano non avrebbe mai potuto sopravvivere ad una crisi sanitaria simile, perciò mi chiedo ancora grazie a cosa siamo in piedi.

M.: Preferisco non esprimermi. Sicuramente potrebbe fare meglio, ma certamente potrebbe fare anche peggio.

Parlando di normalità, secondo te sarà possibile tornare come prima del Covid?

Giulia: Attualmente, non nutro molte speranze nel ritorno alla normalità. Forse, un giorno, riusciremo a sconfiggere questo virus. Almeno, me lo auspico.

V.: Purtroppo penso di si. Credo che la gente si lascerà scorrere addosso questi mesi, come se nulla fosse accaduto. Come se i milioni di morti che ci sono stati, siano stati semplicemente persone più sfortunate di loro.

M.: Sì, penso di sì. Con un po di ottimismo in più.

V. e M., rispetto a Giulia avete una visione più dura di questa pandemia. Mi piacerebbe, prima di salutarci, che ci diceste un pensiero vostro a riguardo.

V: Penso che ogni secolo ha avuto la sua pandemia globale,generata da qualche difetto umano, che poi ha portato l’essere umano a migliorarsi. Basti pensare alle epidemie di peste e i successivi miglioramenti nell’igiene pubblica. Perciò il Covid era la nostra occasione. Di fermarci e capire cosa stessimo sbagliando. Ma non penso che l’uomo del XXI secolo l’abbia capito. Non credo si sia mai veramente fermato. Non penso possa più pensare seriamente al suo futuro.

M: Il mio pensiero è che il Covid ha incattivito la gente. Non ha portato altro.

Grazie mille ragazzi, per aver condiviso con noi i vostri pensieri.

La pandemia da Covid-19 ha sicuramente avuto un grande impatto sulla popolazione. Ha modificato il nostro stile di vita, la semplicità dei gesti quotidiani. Un quadro a dir poco complesso, che scopre le nostre fragilità.

Fragilità soggettive, come emerge dalle parole di questi tre ragazzi. Da un lato, il bombardamento di informazioni ha causato confusione, incertezza. Dall’altro, abbiamo assistito ad un’Italia che non si arrende.

Da una parte, come dice Giulia, riusciremo a tornare ad una normalità. Ma l’altra faccia della medaglia, come hanno evidenziato V. e M., la memoria di molte persone dimentica facilmente i traumi. Non basta una situazione di emergenza, se non vi è una riflessione su noi stessi, per poter cambiare.

Per ora, però, ci limitiamo a lottare per tornare ad essere sereni e a riabbracciarci più forte di prima.

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Alice Mauri, gradarese, nata nel 1997. Studio contabilità e scrivo libri. Scrivo nella sezione di filosofia ed atttualità per Sistema Critico. Amante degli animali e della buona musica. Sfogo la mia passione per la scrittura e la poesia su una piccola pagina Instagram.

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