La manipolazione del linguaggio: la modernità di Shakespeare

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In Otello è unicamente la parola o quasi che determina le azioni: l’interpretazione degli eventi si basa su indizi, su prove oculari vanamente richieste e artificiosamente prodotte.

Rocco Coronato, “Leggere Shakespeare”

Otello fu composto attorno al 1604 dal grande drammaturgo William Shakespeare. In Otello è la follia la distruzione fatale di un protagonista che, seppur uomo valoroso e conscio di sé, precipita in una voragine psichica, palcoscenico della narrazione. Iago, l’antagonista, è il burattinaio e il regista colpevole; tramite la parola, infatti, insinua dubbi e paure, tesse la trappola di manipolazione. In un subdolo gioco mentale, Otello è vittima di una persuasiva parola. Ecco dunque che Otello si trasforma, da amante dolce e comprensivo si rende colpevole d’omicidio, diventando l’ombra di un sé divorato da un’idea: Iago riesce nel suo intento.

L’inferno e la notte dovranno portare

Alla luce del mondo questo parto mostruoso.

Iago, “Otello” I.3, traduzione a cura di Agostino Lombardo  

Otello: la parola è lo strumento

La parola è lo strumento in un’opera ove il protagonista si trasforma in un uomo geloso e carnefice.

La centralità qual è? È l’operare del male nel mondo: Iago, personificazione di questo male, esplica i suoi piani a un pubblico consapevole. Iago vuole che Otello dubiti di Desdemona, suo tenero amore, e di Cassio, suo leale amico. I due sono amanti e lui il tradito: Otello impazzisce. Il protagonista alterna momenti di lucidità a rabbia irrazionale. Prove che non sono tali lo diventano, dettagli insignificanti sono conferme, gesti d’amore conclamata ipocrisia. Eppure Desdemona, raffigurante il topos della donna angelica, è ingiustamente accusata: agli occhi di Otello è prima una dolce creatura, poi una donna disprezzabile. La difende Emilia, sposa di Iago, che protesta contro le dure condizioni a cui sono sottoposte le donne, in discorsi proto-femministi. La parola è usata da Emilia per ribellarsi, da Desdemona per cercare amore, da Iago per rovinare Otello. Espressione dei personaggi, la parola è la persona che la dice.

In casa, o, diciamo, ci picchiano

E per dispetto ci riducono il denaro di prima.

Emilia, “Otello” IV.3, traduzione a cura di Agostino Lombardo

Il potere del linguaggio: persuasione e caduta di Otello

L’ irregolare e ibrido Shakespeare, considerato da Ben Johnson genio non di un’epoca ma di tutto il tempo, è un sagace lettore del cuore umano. La tumultuosa creatività, le studiate ripetizioni, la molteplicità della parola, i silenzi espressivi: è tutto teatro. Desdemona è la donna impossibilitata alla descrizione. Come denota Rocco Coronato, a Desdemona subentra la debolezza della parola, inarrivabile ad un’immagine di bellezza muta e quasi divina. Iago tace quando sa d’essere stato smascherato. E, ironia della sorte, è sua moglie Emilia a porsi contro l’insubordinazione di un uomo la cui parola ha travalicato l’animo di Otello.

Il finale vede l’ira di Otello schiudersi nel silenzio di Iago, somma eloquenza della tragedia. Non è paradossale? Iago, vice e distruttore della quarta parete, politico della parola, porta via con sé la magia. La parola termina sé stessa e trascina il villain che l’ha resa colpevole.

Richiesto di dare una spiegazione alla sua malvagità, che non sia quella rassicurante e convenzionale dell’appartenenza diabolica, Iago si chiude in un celebre silenzio, altra mancata chiusura.

Rocco Coronato, “Leggere Shakespeare”

Intanto, Otello è stato l’alter ego di un sé costruito da un altro uomo: è questo il potere della parola, per Shakespeare? 

Iago, un “villain” moderno

Con una piccola esagerazione possiamo dire che il bene per Shakespeare consiste non solo in una convenzionale gerarchia e nella sua chiara disgiunzione dal male, ma nella consapevolezza di . La bellezza esteriore, segno neoplatonico di quella interiore, non basta più.

Rocco Coronato, “Leggere Shakespeare”

L’interiorità di Iago è una premessa alla modernità: l’antagonista, come Riccardo III, è consapevole di sé e ritiene che sia volontà propria essere ciò che si è. La presa di coscienza è determinante in un villain che enuncia il principio di responsabilità individuale, in un susseguirsi di delegazioni della medesima.  Otello è insieme vittima di Iago e boia di Desdemona. La sua pazzia deriva da un continuum di paranoie: ciò che crede certo s’infrange. La consapevolezza viene meno e il protagonista da innamorato muta nel suo opposto. La metamorfosi amorosa è oggetto shakespeariano che travolge miti e usa la classicità per esporne la “mutevolezza”. In Otello tale ribaltamento è interiorizzato e il diverso assume la forma dell’umanità compresente nell’individuo.

La parola è stata il mezzo: Iago ha lasciato che il seme germogliasse in introspezione.

Da Shakespeare a oggi: la comunicazione odierna

In quest’opera, la parola delinea ciascun personaggio: la comunicazione è riflesso di intrighi e caratteri. Emilia è l’unica a usare la parola per polemizzare contro uno status patriarcale e assoggettante; la sposa di Iago rivendica più libertà femminile e affianca Desdemona, in una storia di macchinazione e omicidio; l’amore stesso tra Desdemona e Otello nasce dal potere della parola in quanto lei si innamora delle sue storie. La narrazione assume, quindi, una connotazione al contempo positiva e negativa. E il potere della parola s’intaglia nella contemporaneità, da Shakespeare ai nostri giorni: propaganda, disinformazione, fake news. Essere consapevoli della potenziale forza comunicativa è imperativo, così come proteggersi da essa.

Strumento e insieme oggetto la parola, in Otello, copre interamente lo spazio, agisce e insieme patisce, e viene affrontata, anatomizzata, in tutti i suoi aspetti, in tutte le possibilità e ambiguità. Così, è attraverso di essa che il male penetra nel mondo, lo corrompe e lo distrugge.

“Otello”, Agostino Lombardo

La parola ora

Lisia, logografo ateniese, scrive testi giudiziari su commissione, adattando lo stile alla persona interessata. Socrate mette in guardia dai sofisti. Schopenhauer elenca una serie di presupposti retorici per garantire una ragione assicurata. Italo Calvino, in “Lezioni americane”, racchiude il nuovo modo di fare scrittura su cui fondare la letteratura a venire. Dalla letteratura, alla società, alla storia, la parola raffigura il filo conduttore. I tiranni adoperano la censura e centralizzano l’informazione arrivando anche a mettere mano sulla lingua: in Italia, nel 1923, furono vietate le parole straniere in quanto “pericolose”. Tullio De Mauro, noto linguista, incentiva a focalizzarsi sul destinatario, analizzando su di lui l’effetto della parola. Michelangelo Cotelli e Noemi Urso scrivono un libro sulle “fake news”, sempre esistite. Perché ciascuno è vulnerabile: i bias cognitivi inducono ad errore. In una società i cui mezzi di comunicazione sono in evoluzione, è necessario sapere cosa sia e come fare comunicazione.

Shakespeare insegna.

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Francesca Garavalli

Iscritta al corso di laurea "culture letterarie europee", a Bologna, dove si studia letteratura con un pizzico di français. Mai interrompermi durante una lettura, il resto della giornata, però, so anche essere gentile.

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