Anna Morandi e l’arte della ceroplastica

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Se si pensa all’arte, le prime immagini che vengono in mente si ricollegano a quadri e a statue di marmo e bronzo.
Ma, come tutti sappiamo, le espressioni artistiche non si limitano a questi due soli ambiti. Alcune sono più conosciute (fotografia, moda, ready-made,..), di altre non si sente quasi mai parlare, perché magari frutto di una tradizione non più praticata.

C’è stato un periodo in cui l’arte e l’anatomia viaggiavano insieme. Obiettivo? La scoperta e lo studio del corpo umano, ma soprattutto la trasmissione alle nuove generazioni di medici delle conoscenze acquisite. Spesso questi due mondi si fondevano a tal punto che i medici diventavano anche artisti, e viceversa.
Uno di questi casi riguarda Anna Morandi.

Anna Morandi Manzolini in una stampa dell’Ottocento

L’entrata in società di Anna

Anna Morandi nasce il 21 gennaio 1714 a Bologna. Nonostante le umili origine, ha la possibilità di studiare disegno e scultura. È proprio qui che conosce il suo futuro marito Giovanni Manzolini, professore di anatomia ma anche artista, formatosi presso il più famoso scultore anatomico dell’epoca Ercole Lelli.
Quando nel 1745 Lelli e Manzolini entrarono in contrasto, quest’ultimo decise di uscire dalla bottega e di fondarne una nuova insieme a sua moglie Anna. Iniziò così la loro attività, che porterà la donna, già madre di due bambini, ad affermarsi professionalmente come artista e ad entrare nella vivace sfera della vita culturale bolognese, tra arte e scienza.

Nel loro laboratorio, i coniugi Manzolini lavoravano insieme dissezionando corpi e ricomponendoli in meticolose figure anatomiche, grazie all’uso di calchi in gesso e di modelli in cera. Anna iniziò anche ad offrire regolarmente lezioni e dimostrazioni anatomiche a medici praticanti e a studenti anche stranieri. Durante queste visite, presentava la propria collezione di modelli anatomici in cera, che diveniva sempre più corposa e accurata.

La svolta accademica e la fama

Nel 1755 Giovanni Manzolini si ammalò di tubercolosi, per la quale morì poco dopo.
Anna si ritrovò, quindi, vedova e con due figli da sfamare. Per sostenere la sua famiglia, decise di continuare l’attività del marito, chiedendo all’Accademia delle Scienze di Bologna di poter riprendere i suoi corsi. Sorprendentemente, le venne data una possibilità e venne assunta.
La donna divenne l’anatomista più importante di Bologna, tanto che l’anno successivo ricevette dal Senato bolognese la nomina a modellatrice in cera presso la cattedra di Anatomia dell’Università.

Grazie ai continui andirivieni di studenti stranieri e di viaggiatori del Grand Tour, la notorietà di Anna Morandi non rimase confinata all’ambito bolognese o nazionale, ma si estese in tutta Europa. Iniziò, infatti, a ricevere diversi inviti da istituti e accademie, come la Royal Society di Londra, ma anche da imperatori, come Caterina II di Russia o l’austriaco Giuseppe II.
Anna, però, non lasciò mai Bologna, dove morì il 9 luglio 1774.

L’arte della ceroplastica

Per la comprensione della portata del lavoro di Anna Morandi, è d’obbligo raccontare brevemente la storia della ceroplastica. Come dice il termine stesso, si tratta della lavorazione e della modellazione della cera. Da millenni utilizzata per la creazione di oggetti soprattutto devozionali e funerari, la cera è certamente ben considerata per la sua malleabilità e duttilità.

Sono state proprio queste due caratteristiche a favorirne l’uso per la creazione di modelli anatomici. Fino a quel momento, infatti, l’unico modo per studiare il corpo umano era utilizzarne uno reale e analizzarlo dall’interno. Nella costruzione di modelli si era tentato anche l’utilizzo di altri materiali, come il legno e il gesso. Tuttavia, alla lunga la cera si rivelò essere quello migliore, anche per il fatto di risultare priva di parti impure.
I maestri ceroplasti riproducevano figure intere, oppure singole parti, a partire da un calco in gesso, nel quale veniva versata la cera d’api lavorata insieme ad altre sostanze (come la trementina, una resina vegetale) e ai coloranti – soprattutto polveri di minerali (carbonato di rame per il verde e cinabro per il rosso, tra gli altri).
Grazie alla vivacità dei colori e alla tridimensionalità della rappresentazione, le forme risultavano quasi infuse di vita vera.

La portata del lavoro di Anna Morandi

Bologna, insieme a Firenze, divenne uno dei centri più famosi nella produzione della ceroplastica anatomica. I modelli di Anna Morandi sono circa 56 e sono oggi conservati presso il Museo di Palazzo Poggi: di particolare rilievo è il suo autoritratto, che la vede al lavoro durante la dissezione di un cervello umano. Accanto a lei, vi è il ritratto del marito che, icasticamente, disseziona un cuore.

Busti in cera di Giovanni Manzolini e di Anna Morandi (autoritratto), conservati nella Sala delle Cere Anatomiche all’interno del Museo di Palazzo Poggi (BO)

Il successo di Anna Morandi è tanto più sorprendente se si considera che la pratica dell’anatomia era un mestiere duro e strettamente riservato agli uomini. Per esempio, le donne non potevano neanche assistere alle dissezioni pubbliche, che si tenevano soprattutto durante il periodo di Carnevale.
Quello che la distingue, è anche il fatto che lei stessa si dichiarava Maestra anatomista, decisa a condurre il proprio sguardo esperto sul corpo e sul suo interno, fra cui anche il cervello, gli organi di senso, e gli organi sessuali maschili.

… che direste voi se altro io dichiarassi, e cioè che molto altro si aggiunge a questa suppellettile per il fatto che è opera di donna? Non direi forse una verità? Non è certo rarità che si coltivino Arti e Scienze da uomini che sembrano dalla natura stessa a ciò predisposti. Ma che se ne interessi non solo, ma anche che possa con massima sapienza trattarle, una donna, che sembra nata per la lane e la tela, questo fatto non è davvero talmente raro da attirare a sé l’animo e gli occhi di tutti? Nella Manzolini inoltre questo, ancor più ammirabile si deve considerare, che per prima congiunse due arti tanto dissimili, tanto difficili, anche, ma del tutto adatte (per non dire indispensabili) a compiere lavori di tal genere, Scultura ed Anatomia, e le congiunse in modo da eccellere in ambedue […].

Luigi Galvani, medico, nella sua orazione De Manzoliniana Suppellectili del 1777
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About Author

Caterina Costa

Bellunese a Bologna, con una passione per l’arte nata tra i banchi di scuola e proseguita tra quelli universitari. Nata nel 1996, frequento il corso magistrale di Arti Visive. Da un anno sbarcata su Sistema Critico, la scrittura è un’esperienza nuova che mi piacerebbe coltivare.

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