Josephine Baker: uguaglianza a ritmo di charleston

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Artista di fama mondiale, spia della seconda guerra mondiale e attivista sono solo alcuni dei titoli usati per descrivere Josephine Baker. Una delle artiste afroamericane di maggior successo della storia francese, la carriera di Baker illustra i modi in cui gli intrattenitori possono utilizzare le loro piattaforme per cambiare il mondo.

Infanzia a St.Louis

Il 3 giugno 1906 nasce a St. Louis, Missouri, Freda Josephine McDonald. I suoi genitori, entrambi intrattenitori, si esibivano in tutto il Midwest, portandola spesso sul palco durante i loro spettacoli. Sfortunatamente, le loro carriere non decollarono mai, costringendo la giovane Baker a cercare diversi lavoretti per sopravvivere.

Se non riusciva a trovare lavoro, ballava spesso per strada, raccogliendo soldi dai curiosi. Alla fine, la sua routine attirò l’attenzione di una compagnia teatrale afroamericana. All’età di 15 anni, Baker scappò e iniziò a esibirsi con il gruppo. Si sposò anche durante questo periodo, prendendo il cognome di suo marito e diventando Josephine Baker.

NY Renaissance

Si trasferì a New York City e partecipò alla celebrazione della vita e dell’arte nera ora conosciuta come Harlem Renaissance. Josephine è diventata una delle performer più ricercate grazie al suo stile di ballo distinto e ai suoi costumi unici. Sebbene il suo pubblico fosse per lo più bianco, le esibizioni di Baker seguivano temi e stile africani.

Brillante, sensibile ed eccentrica Baker fece amicizia con i politici di tutto il mondo tra cui Fidel Castro, Winston Churchill e Juan Perón.

Paris Sauvage

Arrivò per la prima volta a Parigi nell’autunno del 1925. Con la produttrice Caroline Reagan e il cast di La Revue Nègre, ci fu il tentativo da parte della socialite bianca di portare la cultura “autentica” nera americana in Europa. Con luminari come Gertrude Stein e Maurice Chevalier tra il pubblico, La Revue Nègre fu inaugurata il 2 ottobre.

Nel suo famoso spettacolo Danse Sauvage ha ballato sul palco con una gonna piena di vere banane. Baker era poliedrica, nota per il suo modo di ballare e cantare, ha anche recitato in diversi film importanti di successo usciti in Europa.

Quando Adolf Hitler e l’esercito tedesco invasero la Francia durante la seconda guerra mondiale, Baker si unì alla lotta contro il regime nazista. All’inizio della seconda guerra mondiale, l’agente segreto Jacques Abtey del servizio di intelligence militare francese era alla ricerca di una spia che potesse viaggiare liberamente in Europa e in Africa senza destare sospetti. Aiutò anche innumerevoli ebrei europei, incluso un membro della famiglia Rothschild, a ottenere passaporti marocchini, salvando così le loro vite. Baker ha girato l’Europa e l’Africa, appuntando informazioni e segreti di Stato sul suo reggiseno e con inchiostro invisibile sugli spartiti.

Ritorno negli USA e attivismo

Dopo molti anni di esibizioni a Parigi, Josephine torna negli Stati Uniti.

Il suo ritorno a casa ha costretto Josephine a confrontarsi con la segregazione razziale e la discriminazione che non aveva più sperimentato da quando era bambina a St. Louis.

Essendo una donna che gradualmente è diventata “più francese dei francesi“, Baker avrebbe avuto una relazione complicata con il suo paese d’origine. In uno dei suoi primi viaggi di ritorno a New York City dopo il suo successo a Parigi, è stata allontanata da più hotel segregati. “L’America non accoglierà a casa sua figlia”, disse in lacrime alla sua amica Miki Sawada.

La sua opposizione alla segregazione e alla discriminazione è stata riconosciuta dalla National Association for the Advancement of Colored People (NAACP). Nel 1963 fu una delle poche donne autorizzate a parlare alla Marcia su Washington per il lavoro e la libertà. Nel suo discorso racconta la sua vita come donna di colore negli Stati Uniti e all’estero.

Una vita arcobaleno

Baker ha continuato a combattere le ingiustizie razziali negli anni ’70. La sua vita personale era una testimonianza della sua agenda politica. Durante la sua carriera, ha adottato 13 bambini provenienti da vari paesi. Ha chiamato la sua famiglia “la tribù arcobaleno” e ha portato i suoi figli sulla strada nel tentativo di dimostrare che l’armonia razziale e culturale poteva esistere. Baker è rimasta sul palco fino a tarda età e nel 1975 si è esibita per l’ultima volta. Lo spettacolo è andato esaurito e ha ricevuto una standing ovation. Josephine Baker morì il 12 aprile 1975.

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About Author

Graziana Minardo

Graziana Minardo, siciliana trapiantata a Milano. Studentessa di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università degli Studi. Amante delle scienze, attivista e appassionata di scrittura. Co-Founder di Viole di Marzo, blog e associazione femminile di interesse medico e culturale che unisce sul territorio milanese decine di professioniste e donne di talento. Per Sistema Critico scrivo di femminismo.

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