Les Liaisons dangereuses: la società tra apparenze e inganni

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L’amore è conquista?

 “Le relazioni pericolose” è un romanzo epistolare di Laclos. È il 700 parigino, il visconte di Valmont e la marchesa de Merteuil sono i conduttori di una macchinazione sociale. I due indossano una maschera, fingono il buon costume, tramano e rovinano la reputazione altrui. I due amici, ex-amanti, si scambiano lettere confidandosi segreti e aiutandosi. La marchesa, desiderosa di vendetta, chiede  a Valmont di sedurre Cécile, la promessa sposa del suo bersaglio. Valmont è però catturato da un’altra donna, Madame de Tourvel, presto vittima della sua manipolazione. Il romanzo, ottenendo fin da subito un gran successo, conduce il lettore a un mondo di meschinità. Qui, l’amore è radicalizzazione di sé, menzogna, terreno di conquista e affermazione di potere. Merteuil e Valmont sono in parte una premessa, nella loro logica libertina, dell’amore “liquido” di Zyugmant Bauman, ove i legami “liquidi” prevalgono sui “solidi”.

Valmont, il sofista

Valmont descrive, nei suoi comportamenti, come la lettura e la cultura siano maestre. Nella prospettiva di Valmont la letteratura è uno strumento per simulare ed estorcere sentimenti. Il visconte è il sofista che usa la retorica a fini secondari, indipendenti dalla verità oggettiva. Arriva al cuore di Madame de Tourvel: Valmont ha come scopo rompere la sua resistenza, così da proclamarsi vincitore. Ma, al traguardo, la logica libertina s’increspa e il lettore non ha conferma se Valmont sia o meno innamorato. Come nella “coscienza di Zeno” del grande Italo Svevo, l’ambiguità è tale da confondere il lettore. Inoltre, la medesima ambivalenza è nella marchesa, che, nel dare maliziosamente consigli a Cécile, dice come “sia bene dire meno ciò che si pensa e più ciò che l’altro vuole sentire”.

Scrivete ancora come una bambina. So bene da cosa dipende: voi dite tutto quello che pensate e niente di quello che non pensate. Può andar bene tra noi due, che non abbiamo niente da nascondere l’una all’altra, ma con tutti gli altri! Con il vostro innamorato poi! Avrete sempre l’aria di una stupidina. Capite bene che, quando scrivete a qualcuno, scrivete per lui, non per voi: dunque, dovete cercare di dirgli meno quello che pensate e più quello che a lui piace.

“Le relazioni pericolose”, lettera CV, la marchesa de Merteuil a Cécile Volanges

Come si può capire, dunque, se Valmont e la marchesa siano sinceri tra loro? La risposta è aperta, persa tra guerre amorose, intrighi e personale che è sociale.

La marchesa de Merteuil: l’amore è conquista

La marchesa de Merteuil, nella lettera 125, racconta la sua storia e svela l’evoluzione del suo presente. Lei spiega le sue azioni come necessarie in un’epoca ove le donne hanno restrizioni totalizzanti: il suo è un “vendicare il suo sesso”. Ciononostante, denigra e ritiene inferiori le “altre donne”, che usa o di cui calpesta l’immagine. In uno spiccato individualismo, Merteuil si presenta come una contraddizione. Esattamente come Valmont, per lei la letteratura è utile, non dilettevole. Lei, però, si serve anche di altri testi, spaziando in un ambito culturale più ampio. Mediante astuzia e pazienza, studia i filtri sociali al punto da esserne padrona, trasformando uno svantaggio in una consapevolezza.

Tuttavia, anche a lei la logica libertina chiede il conto: la morale del libro, figlia del suo tempo, è per lei il contrappasso dantesco. La marchesa, donna libera e non, si ritrova reputazione e viso sfigurati.

L’amore è conquista? Merteuil associa il lessico dell’amore al lessico della guerra. Così la cultura è l’arma, l’altro supremazia di sé e la parola manipolazione.

L’amore come conquista e sofferenza

Già Lucrezio, nel “De rerum natura”, invita l’uomo a creare legami che non siano duraturi. Attraverso l’autore,  l’amore romantico assume i connotati di una malattia. Chi rifugge gli inganni di “Venere” è, agli occhi di Lucrezio, l’uomo che si salva dalla “follia” d’amore. Ecco che Lucrezio inneggia ai rapporti fugaci, in quanto utili e non pericolosi. Valmont condivide l’ansia del letterato latino: si allontana e fa soffrire la donna per cui non si sa cosa provi.

Ma, l’evitare la sofferenza, non è essa stessa sofferenza? Valmont fugge e si pente, scappa e poi torna. Madame de Tourvel, a seguito dell’abbandono di Valmont, muore di dolore.

L’amore è conquista?

Valmont, una premessa dell’amore moderno

La teoria libertina di Valmont e Merteuil è affascinante, ma a loro dannosa. La loro concezione d’amore corrisponde al razionale uso dell’altro e l’amore romantico è sublimato alla logica consumistica. Le leggi del mercato plasmano le leggi d’amore, in quanto l’altro è oggetto e dimostrazione di potere. È come se si fosse a Leonia, una delle città invisibili di Italo Calvino: qui i cittadini cercano sempre cose nuove, gettando le vecchie, in una sovra-produzione allarmante. Questa città è il preludio della società post-moderna, descritta da Bauman, ove l’altro è merce, teso alla soddisfazione del piacere fino a sé stesso. Secondo Bauman, gli individui sono sì più liberi, ma al contempo più fragili, privi di un’identità formata e di capacità costruttiva.

Dunque, la liquidità è insita nel sé e nelle relazioni interpersonali, desiderate ma temute, in quanto considerate limitanti per l’indipendenza individuale.

L’amore è conquista?

Valmont è l’abitante di Leonia e insieme la genesi dell’uomo-liquido di Bauman. Per il grande sociologo, l’epoca odierna è l’epoca del piacere, non dell’amore. Valmont, in un’ambivalenza interiorizzata, evade dalla debolezza connaturata all’amore. Non può accettare ciò che pare sentimento e, in un orgoglio offeso, se ne va per non essere il perdente del “gioco”.

Società e amore contemporaneo

Vittorino Andreoli, noto autore moderno, esalta la fragilità dell’uomo e dell’amore. Riconosce come, in ciascuno, ci sia una costante ricerca della perfezione, nonché condanna dell’errore. Cosiddetta perfezione è trasportata in un’idea d’amore, quasi fosse un prodotto che deve rispondere alle aspettative del sé. Andreoli sostiene come la consapevolezza del limite “impedisca il delirio d’onnipotenza e un vivere ai fini del potere”. Nella sua meravigliosa fragilità, l’amore è, necessariamente, accoglienza e ascolto dell’altro. In una contemporaneità che vive l’amore come conferma del sé, ritorna la morale paternalistica di Bauman riguardo l’incapacità d’ascoltare veramente il prossimo. Valmont e Merteuil sono due abili registi, cittadini della città di Leonia, vittime e fautori dell’amore come guerra.  I protagonisti, razionalizzando l’irrazionale e mercificando l’umano, cercano di farsi spazio dentro l’artificiosità condannata da Rousseau.

Valmont e Merteuil rispondono alla gerarchia e alla fama di conquista odierna: sono coetanei dell’uomo moderno.

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Francesca Garavalli

Iscritta al corso di laurea "culture letterarie europee", a Bologna, dove si studia letteratura con un pizzico di français. Mai interrompermi durante una lettura, il resto della giornata, però, so anche essere gentile.

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