E ora parliamo di Kevin: le colpe dei figli e delle madri.

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E ora parliamo di Kevin

E ora parliamo di Kevin (We Need to Talk About Kevin) è un romanzo di Lynne Ramsay, successivamente regista dell’omonimo film. La pellicola, con interpreti Ezra Miller, Tilda Swinton e John C. Reilly, venne presentato in anteprima e in concorso al Festival di Cannes del 2011, ottenendo una candidatura ai Golden Globe, tre candidature a BAFTA e due candidature ai Critics Choise Award. Il film affronta la maternità di Eva, scrittrice dallo spirito avventuriero, che decide di dedicarsi esclusivamente alla gravidanza e alla cura del figlio Kevin. Sin dal parto il rapporto madre-figlio appare estremamente travagliato. Sembra che la sola presenza di Eva sia sufficiente per disturbare Kevin, cosa che non migliora né si supera con l’adolescenza di quest’ultimo.

Il focus del film: il conflitto

Il conflitto tra i due si sviluppa in sordina, una presenza costante ed inquietante magistralmente portata sulla scena dai due attori. Conflitto che pare sfociare nel massacro commesso da Kevin, momento chiave in cui il ragazzo lega indissolubilmente la sua identità a quella della madre. Eva assume per parte del film il titolo di madre di un omicida, perdendo qualsiasi altro tratto identificativo agli occhi della comunità in cui vive. Nonostante l’ottimo lavoro di regia e di sceneggiatura per un racconto quanto più obiettivo (benché la vicenda sia narrata tramite gli occhi di Eva) lo spettatore resta sospeso nel dubbio. Non ci si avvicina ad una risposta certa.

Eva (Tilda Swinton) e Kevin (Jasper Newell)

Il trope dei ragazzi killer

E ora parliamo di Kevin affronta il topos letterario e cinematografico dei ragazzi killer, la paura, che specialmente i bambini, siano capaci di sopraffare la figura genitoriale. Paura che è eco di anni di ribellioni giovanili, di rivendicazioni politiche e sessuali che ponevano i genitori di fronte alla consapevolezza che i propri figli potessero essere persone a loro sconosciute. Si viene posti di fronte ad un grande timore: non essere all’altezza del compito e fallire con gravi conseguenze. Questo è difatti il dubbio che schiaccia Eva senza concederle tregua: la possibile sociopatia di Kevin quanto dipende dai suoi insegnamenti?

Diagnosi invisibile

È interessante come non venga realmente ipotizzata o affermata una diagnosi psichiatrica del ragazzo, è lo spettatore che può “giocare” nel rispondersi da solo. Davanti a noi vengono posti i fatti, le risposte sono criptiche, inserite nel testo stesso del film. Eppure ad una in particolare nessuno, nemmeno Kevin stesso può realmente dare risposta: perché. L’idea che il massacro sia compiuto per punire la madre svanisce anche nella mente stessa dell’artefice. Siamo lasciati con l’immagine finale di un ragazzo giovanissimo cosciente per la prima volta delle sue azioni e della sua colpa. Il male resta senza giustificazioni.

La maternità

Addentrandosi nella pellicola troviamo un altro tema da sviscerare: la difficoltà della maternità. I molteplici comportamenti disturbanti del protagonista bambino sono segnali di una latente psicopatia o soltanto capricci infantili ingigantiti dall’occhio stanco di Eva? La malvagità che sembra essere intrinseca nelle azioni di Kevin neonato e poi bambino è effettivamente tale? La risposta è lasciata alla nostra interpretazione. Anche ad un occhio meno esperto la tentazione di etichettare il personaggio come psicopatico si avverte. Ma se il focus della vicenda fosse dall’altra parte cosa Kevin avrebbe visto? Forse la frustrazione latente di una donna che si sente costretta in un ruolo e la conseguente risposta emotiva di un bambino che esplode nella sua adolescenza.

Eva e Kevin adolescente (Ezra Miller)

Un cambio di prospettiva: parliamo di…

Possiamo tentare un “E ora parliamo di Eva?” Eva non è solo gli occhi della vicenda ma uno dei personaggi più complessi. Lo stesso nome della protagonista richiama la prima madre per eccellenza, una donna ambivalente che ama ed odia. Sceglie quel ruolo di madre eppure dopo il parto quel ruolo non la soddisfa più. Il cambio identificativo da donna indipendente a madre non si aggiusta perfettamente. Vive schiacciata tra la gelosia verso il figlio e la frustrazione dei suoi comportamenti. Improvvisamente si trova ancorata ad un solo punto della mappa, lei che prima non riusciva a fermarsi in nessun luogo. La maternità assume sempre più i tratti costrizione che mal si sposa con i desideri personali di Eva. E il climax della conflittualità si raggiunge quando in un’esplosione di rabbia Eva confessa a Kevin che “se non fosse nato mamma sarebbe stata felice”.

Eva si trova sola a compiere un viaggio come quello della maternità che mette a dura prova, e cerca in questo di preservare la sé stessa del passato che sento aver messo da parte.

Suo figlio è la sua più grande debolezza: Kevin volente o nolente la spinge a mettersi in discussione. Sfida Eva in ogni contesto fin da bambino, ricattandola emotivamente. Un esempio di questo quando le rifaccia di voler finger di riallacciare il logorato rapporto con domande banali sulla sua vita, durante una cena che Eva pianifica per trascorrere del tempo insieme. Se da un lato è facile etichettare Kevin, dall’altro con Eva rimane più difficile. Riusciamo ad empatizzare con lei su molti aspetti eppure di fondo si avverte il disagio di una relazione disfunzionale di cui Eva è parte attiva.

Il dubbio e la colpa

Quello che viene spontaneo chiedersi è quanto questo rapporto abbia influenzato una mente forse naturalmente predisposta a un disturbo sociopatico. Se parliamo di colpa possiamo additare con certezza un responsabile? Senza la conflittuale dinamica con la madre il finale sarebbe rimasto lo stesso? Eva dovrà infatti confrontarsi con questa grande domanda: quanta sia la sua parte di colpa.

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About Author

Sofia Paolinelli

Classe 1997. Sono iscritta alla magistrale in Lettere classiche dell'università Carlo Bo di Urbino. Classicista con ambizioni interdisciplinari. Incanalo i miei sogni ad occhi aperti nella scrittura. Ho un amore sconfinato per la mitologia, i musical, il cinema hollywoodiano degli anni '50 e l'Irlanda.

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