Astrologia: da Dante a Paolo Fox

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Di che segno sei?” è sicuramente una domanda che è stata posta ad ognuno di noi almeno una volta, facendo irrigidire i più scettici sull’astrologia, interessando i più curiosi e dando spazio di dialogo a quelli che invece sono amanti dello zodiaco.
C’è chi non esce di casa senza aver prima consultato l’oroscopo giornaliero di fiducia e c’è chi è totalmente estraneo a questo mondo, talvolta guardato con diffidenza e deriso.

Quello che molti non sanno è che l’astrologia ha avuto in passato un’importanza fondamentale per quanto riguarda l’organizzazione della vita pubblica.
Fino al XVII secolo era ritenuta una vera e propria scienza e l’idea di determinazione da parte degli astri era molto forte, tanto da condizionare anche gli eventi politici.
A corte (Firenze era famosa per questo) c’era sempre l’astrologo ufficiale, una figura seria ed importante che in base alla posizione delle stelle e dei pianeti consigliava al capo dell’esercito in che momento attaccare. Era considerata la scienza del futuro, un metodo sicuro per prevedere l’influsso celeste sul mondo terreno. Il concetto di predestinazione era radicato nel pensiero dell’epoca e, visto che in politica la principale preoccupazione era riuscire a mantenere il proprio Stato e proteggerlo dagli assedi, era importante prevenire investendo sui metodi giudicati più sicuri.

Scienza o truffa?

È importante sottolineare che l’astrologia era al tempo una branca dell’astronomia, quindi una vera e propria scienza (Tolomeo la chiamava la “scienza degli effetti”); studiata dalle più grandi civiltà antiche, era tenuta in considerazione anche dai due protagonisti della rivoluzione astronomica, Keplero e Galilei.
Presso le corti mesopotamiche essa aveva l’obiettivo di prevedere eventi futuri nefasti come guerre, carestie o rivolgimenti politici. Nel periodo ellenistico l’astrologia cominciò a essere usata anche per definire determinate caratteristiche comportamentali nelle persone, basandosi sulla loro data, ora e località di nascita (caratteristiche che compongono il tema natale).

Nell’Antica Grecia e di seguito anche nell’antica Roma, la credenza nello studio degli astri si tramandò in seguito alla conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno: il bagaglio cosmologico della cultura persiana, babilonese e siriana fu un’importante novità che venne subito studiata.
Nel I secolo a.C. esistevano due varietà di astrologia: una divinatrice, che richiedeva la lettura di oroscopi al fine di stabilire i dettagli precisi sul tempo (soprattutto futuro), e l’altra teurgica, che sottolineava l’esigenza di una risalita dell’anima in direzione delle stelle (teoria ripresa poi anche da Aristotele).
Si attribuisce invece a Pitagora l’iscrizione del dodecaedro (cioè dello zodiaco) nella sfera celeste, che nel Timeo di Platone serve da schema al Demiurgo per modellare l’intero cosmo, la cui costruzione completa gli Elementi.

Dante era gemelli!

Dal Timeo prenderà poi spunto Marsilio Ficino, un filosofo neoplatonico. Egli dava importanza all’astrologia, ma non la vedeva come una scienza assoluta; Ficino credeva infatti che la pratica magica potesse mitigare gli aspetti negativi della nostra stella, e quindi attenuarli.

Ai giorni nostri è facile giudicare l’astrologia proprio perché è ormai considerata come pratica dell’occulto e pseudoscienza; capire l’importanza che essa ha avuto in passato, però, può essere utile per tracciarne un profilo più completo e chiaro.
E’ anche curioso osservare come sia stata studiata dai grandi padri della letteratura italiana: Dante stesso ne era un appassionato e sapeva persino di essere del segno dei gemelli. Egli affida a Marco Lombardo nel Purgatorio (XVI, 73-81) la definizione della questione secondo il suo punto di vista:

Lo cielo i vostri movimenti inizia;

non dico tutti, ma posto ch’io ‘l dica,

lume v’è dato a bene e a malizia,

e libero voler; che , se fatica,

nelle prime battaglie col ciel dura,

poi vince tutto, se ben si notrica.

A maggior forza ed a miglior natura

liberi soggiacete; e quella cria

la mente in voi, che il ciel non ha in sua cura.

Quello che vuole dire Dante è che l’astrologia non rende l’uomo schiavo delle stelle ma gli consente, conoscendole, di sottrarsi al loro influsso.
A differenza dei credi dell’antichità, dunque, nel Medioevo si pensava che le stelle fossero sì capaci di influenzare la vita degli uomini, ma non di determinarla. Questa interpretazione si adeguava perfettamente a una società come quella medioevale intrisa di fede, ma nello stesso tempo dominata dalla superstizione e dalla magia. Così, era comune trovare astrologi al soldo non solo di re e nobili, ma anche dei governi comunali; a Firenze, per esempio, era uso consultarli alla vigilia di decisioni importanti (la costruzione del Battistero, infatti, iniziò sotto una costellazione considerata favorevole).

Per concludere

Ad oggi l’astrologia viene spesso e volentieri ridotta ai programmi televisivi di Paolo Fox e a qualche relatable meme su internet.
La sua storia, però, è molto più complicata. È sorprendente che a distanza di migliaia di anni ci sia ancora qualcosa che ci accomuna così tanto con le civiltà del passato. Seppure i pianeti non siano cambiati e non cambieranno, lo studio di questa disciplina ha ancora molto da offrire.

Fonti: Dante analisi Purgatorio, Fisa blog

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Studentessa di lettere moderne e infatti indosso le Birkenstock. Fan degli anni 60 e infatti spesso li elogio nei miei articoli. Tratti salienti: femminista e soprattutto un po’ troppo amante delle virgole.

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