Atypical: se l’ordinario diventa straordinario

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Sono strano, è quello che dicono tutti. A volte non capisco di cosa parlano le persone e questo mi fa sentire solo, anche se c’è altra gente intorno a me. Allora me ne resto seduto e inizio a gingillarmi. È il mio tipico comportamento autostimolatorio, spesso strofino una matita contro un elastico. Mi rilassa, e intanto penso alle cose che forse non riuscirò mai a fare, come studiare i pinguini in Antartide o avere una ragazza (Sam, Atypical, stagione 1)

È così che inizia Atypical, serie tv Netflix conclusasi a luglio di quest’anno dopo 4 stagioni. Creata da Robia Rashid, showrunner americana, già conosciuta ed apprezzata nel settore per i suoi lavori precedenti, come quello di co-producer in How I Met Your Mother.

La voce narrante che accompagna ogni episodio è quella di Sam Gardner (Keir Gilchrist), nonchè il protagonista. Sam è un adolescente di 18 anni, che come tutti i suoi coetanei frequenta le scuole superiori, ha una passione, degli amici e perfino un lavoretto in un negozio di elettronica. Sam ha però una peculiarità: è afflitto dalla sindrome di Asperger, una forma lieve di autismo, che spesso e volentieri lo mette alla prova, soprattutto quando si tratta di socializzare o entrare in un ambiente rumoroso. Atypical è la storia di Sam, ma anche molto di più.

La sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger fa parte in realtà di una categoria più ampia, chiamata disturbo dello spettro autistico (ASD, autism spectrum disorder). È difficile da diagnosticare, in quanto i sintomi sono facilmente confondibili con altre patologie che impattano sul comportamento e la socialità.

La tendenza all’isolamento, l’ossessione verso i propri interessi e la difficoltà nell’empatizzare con i propri affetti sono solo alcuni dei sintomi che definiscono la sindrome. Sam dice sempre quello che pensa e non sempre presta attenzione a cosa succede agli altri, ha una fervente passione per l’Antartica e i pinguini, tanto che arriva ad adottarne uno, indossa delle cuffie per isolare il rumore nei posti affollati, non gli piacciono i cambiamenti e adora le regole. Sam è autentico, non riesce a dire bugie e agisce sempre e comunque in funzione di quello che ritiene giusto. A volte è difficile stargli intorno, esserci per lui, o semplicemente capire cosa gli passa per la testa. Atypical affronta tutto questo con una semplicità mai banale, entrando nel quotidiano a piccoli passi, svelando sempre più punti di vista e storie ogni volta differenti.

E se lo straordinario diventa ordinario?

Essendo la sindrome di Asperger spesso associata a capacità intellettive sopra la media non è strano che alcuni dei personaggi più celebri e genialoidi della storia, ma anche del presente, sono affetti da questa patologia. Sia Alber Einstein che Isaac Newton per esempio pare che rientrassero nella categoria, nonostante al tempo non si conoscesse la sindrome, così come Wolfgang Amadeus Mozart. Tutti accomunati da un’intelligenza sopra la media, un ossessione per il proprio lavoro e talvolta con difficoltà a relazionarsi. Ad oggi abbiamo figure di spicco come Greta Thunberg, attivista ambientale, ed è recente la rivelazione che anche Elon Musk, amministratore delegate di Tesla e fondatore di SpaceX, sia affetto da questa sindrome.

Ma quando pensiamo a questi personaggi è facile immaginarli come individui avvolti da un’aurea di mistero, forse anche spiritualità, che non hanno a che fare con i problemi banali della vita, o che comunque non rappresentano per loro una priorità. Atypical ridimensiona questa realtà. Colloca gli individui affetti da disturbi dello spettro autistico, come Sam, in contesti ordinari, ponendo l’accento su quanto in realtà sia comune per loro avere le ansie e le paure tipiche dell’essere umano, spesso triplicate a causa di un ecosistema che li rifiuta, in quanto differenti.

I pinguini sono simili agli esseri umani

Per capire meglio i meccanismi della vita, spesso Sam paragona alcune situazioni ad aneddoti sui pinguini e la loro vita in Antartide. Giunge però quasi sempre alla conclusione che i pinguini siano migliori degli esseri umani, come una loro versione idealizzata e meno complicata. A volte infatti per Sam i drammi quotidiani sono insostenibili, e allora si mette le cuffie e si siede nella vasca da bagno. Le persone che lo circondano sono come una gigantesca equazione non sempre facile da risolvere.

Una madre affettuosa, Elsa (Jennifer Jason Leigh), esageratamente protettiva, restia a lasciare che il ragazzo affronti da solo i problemi, ma dietro cui si cela una profonda sofferenza per un figlio che adora ma che ha sempre faticato a capire. Un padre diligente, Doug (Michael Rapaport), che in Sam cerca però approvazione, con cui vuole costruire un dialogo senza ancora essere sicuro di avere la chiave per farlo. Una sorella minore, Casey (Bridgette Lundy-Paine), che sembra in realtà una sorella maggiore, alle prese con un’adolescenza complicata, alla ricerca di se stessa e della sua identità. E infine i suoi due amici, Paige (Jenna Boyd), che entra prepotentemente nella vita di Sam e impara ad amarlo, e Zahid (Nik Dodani), forse uno dei pochi a trattare Sam in funzione del suo modo di essere e non della sua sindrome.

Punti di vista

Per quanto si tratti di una serie teen, con i cliché del caso, è comunque in grado di trasmettere un’ empatia autentica, e di far crollare quella cortina di finzione che alle volte si incontra nelle storie non comuni, che portano indissolubilmente a provare tristezza, perfino pena, per i protagonisti, ma senza comprendere mai appieno il contesto.

Atypical non fa della sindrome di Asperger il fulcro della storia. O meglio, la analizza con diversi occhi. Fa toccare con mano la difficoltà, la frustrazione, la pazienza di dover avere a che fare con un ragazzo che è in grado di dire solo la verità, che se vuole una cosa pensa solo ed esclusivamente a come raggiungerla, non preoccupandosi degli altri, e che può avere una crisi quando meno te lo aspetti. D’altro canto pone l’accento su come può diventare straordinario imparare a rapportarsi con un’intelligenza e una sensibilità diversa da quella comune. Di come un piccolo traguardo può diventare un successo, e di come alla fine arrivano anche i grandi traguardi.

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About Author

Alessandra Sabbatini

Classe 1999. Bolognese di nascita ma cresciuta in un paesino della Bella Romagna. Frequento il terzo anno della facoltà di lingue aziendali a Urbino. Erasmus a Würzburg, Germania. Amo tutto quello che mi permette di andare lontano con la mente: cinema, letteratura e soprattutto musica. Mi piacciono le gite fuori porta e i viaggi verso luoghi che lasciano a bocca aperta. L'Irlanda è il mio paese del cuore (però sono di parte, ho i capelli rossi)

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