Bifobia: la discriminazione (in)visibile

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Di cosa stiamo parlando

Con il termine bifobia si indica la discriminazione ai danni di coloro che si definiscono bisessuali. Una discriminazione che pare passare per vie più sottili rispetto ad altre, mirando più a che altro a ridurre la bisessualità ad un momento di confusione. Ne è un esempio un servizio realizzato da La7 intitolato “I ragazzi italiani scelgono la bisessualità”. Un titolo che riconduce un’identità sessuale a sola prerogativa di adolescenti che scelgono di essere.
A parlarci degli stereotipi e delle discriminazioni bifobiche è un’intervistata, di cui rispetteremo l’anonimato.

La bandiera bisessuale presenta i colori blu, rosa e viola ad indicare la combinazione tra l’orientamento eterosessuale (blu) e l’orientamento omosessuale (rosa)

Innanzitutto vorrei chiederti come ti sei approcciata al termine bisessuale nella tua vita, come o dove lo hai incontrato?

“In realtà, il primo passo è stato proprio sperimentarlo su pelle. Non era un termine che aveva letto da qualche parte o su cui mi ero informata quando ero più piccola. Già nella prima adolescenza mi era resa conto di provare interesse non solo per il sesso maschile. Ricordo a 14 anni di aver affrontato la cosa facendo coming out con mia madre, a cui sono molto legata, e senza definirmi propriamente con un nome o un’etichetta le aveva confessato di sentirmi attratta anche dalle ragazze. Anche se la mia prima esperienza romantica con una ragazza è avvenuta in età post adolescenziale, avevo già una certa consapevolezza di me stessa.”.

Una presa di coscienza che è partita da te stessa e non da imputi esterni quindi. Senti che ora ci sia una maggiore rappresentazione della bisessualità da parte dai media? Un adolescente di oggi può essere educato maggiormente?

“Innegabile che, quando eravamo piccoli noi negli anni ’90, i cartoni animati o le serie tv erano prodotti da e per la televisione, tutto appariva molto più filtrato. Ora invece su moltissime piattaforme, si pensi a TikTok, vi è una forte rappresentazione. Un quattordicenne di oggi ha quasi sicuramente incontrato parole come bisessuale o transessuale o pansessuale, anche solo casualmente. Questo perché è presente un dialogo sociale. Tutto questo ha aiutato anche a me a comprendere molte più sfumature della sessualità nel suo spettro più ampio. Ora come ora sento di potermi avvicinare anche alla pansessualità.”.

In generale vi è ancora una concezione della bisessualità molto netta, bianco e nero, uguale preferenza per entrambi i sessi. Invece, anche la bisessualità è a sua volta uno spettro.

“Sì, come tutto ciò che riguarda l’identità sessuale. Ho letto di esperienze di altri ragazzi che raccontavano ad esempio di sentire una maggiore attrazione romantica per le donne e un’attrazione sessuale nei confronti degli uomini. È veramente uno spettro molto ampio. Un grande problema è quello della delegittimazione, ovvero se dall’esterno non si percepisce un’attrazione 50:50 tra uomini e donne è come se non potessi definirti bisessuale.”.

Anche se leggermente sdoganata, la discriminazione è forte. A questo proposito vorrei chiederti che tipo di discriminazioni senti di aver vissuto come ragazza bisessuale in una società tendenzialmente eteronormativa

“Affermazioni come “chi ti piace di più?”, oppure persone che mi liquidavano dicendomi che era solo una fase. O anche sentirmi screditata perché non avevo ancora frequentato una donna (come se servissero delle prove concrete per potermi definire bisessuale). Si è anche creata una forte feticizzazione della bisessualità femminile, che viene percepita come un consenso a pratiche sessuali promiscue. La ragazza bisessuale di base viene immaginata assieme ad un uomo e diventa una sorta di veicolo per fantasie, un mezzo per, ad esempio, rapporti a tre.”.

Lo stereotipo della bisessualità si concentra appunto su concetti come la promiscuità e l’infedeltà, proprio perché si ha una preferenza per entrambi i sessi. Ti hanno mai associato a questo stereotipo?

“Sì, sia da parte della comunità esterna sia dalla comunità lgbtq+. Bisessuale non è sinonimo di promiscuo. Si potrebbe provare attrazione romantica per entrambi i sessi ed essere asessuale. Il terrore dello stare con un bisessuale perché può tradirti il doppio delle volte, sono tutte frasi che mi sono state rivolte. L’infedeltà dipende da persona a persona, non è prerogativa dei bisessuali. Si insiste molto sul fatto che si debba scegliere, mi è stato chiesto con chi mi vedrò nel futuro, come se fosse per me necessario alla fine dei conti rientrare o nella comunità etero o in quella omosessuale. C’è un bisogno di sentirsi dire che si ha un’unica preferenza. Anche all’interno della comunità lgbtq+ si avvertono forti pregiudizi: un ragazzo bisessuale non è altro che un omosessuale che non ha il coraggio e una ragazza bisessuale è in realtà etero.”.

Prima di questa intervista abbiamo visionato un servizio de La7 sulla bisessualità di alcuni anni fa. Ho notato che come scelta terminologica si insisteva su termini come esperienza, scelta, condizione, impossibile, come se si volesse porre la bisessualità in una zona grigia. Come si potrebbe educare maggiormente a questa tematica? E in più, come ti ha fatto sentire un servizio del genere?

“Innanzitutto l’educazione sessuale, che in Italia è scarsa, servirebbe a una maggiore conoscenza proprio delle basi della sessualità. E, in secondo luogo, una rappresentazione all’interno dell’industria cinematografica più flessibile e meno stereotipata. Spesso si mettono in scena personaggi che sono bisessuali solo per poi identificarsi come omosessuali. Servirebbe una rappresentazione che parta da esperienze personali e più sdrammatizzata. La bisessualità è una realtà molto di più.
Devo dire che il servizio mi ha fatto sentire piuttosto amareggiata, come se stessero completamente svalutando la mia persona, i miei sentimenti. Come se la mia identità fosse in un limbo. Ti tolgono il diritto di rivendicare la tua sessualità.”.

Possiamo dire che la bifobia come discriminazione prettamente verbale è una svalutazione della propria identità personale?

“Esatto. Forse non verrei picchiata per aver fatto coming out da bisessuale, però sentirsi insinuare che la mia sessualità non è una reale ma solo un momento di confusione ferisce e frustra.”.

Vorresti lasciare un piccolo messaggio a chi vorrebbe educarsi e avvicinarsi alla realtà bisessuale o ha dei dubbi al riguardo, delle incertezze?

Leggete quanto più potete, cercate, informatevi, abbiamo tutti i mezzi al momento. E non lasciate che altri vi definiscano, rivendicate voi stessi.”.

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About Author

Sofia Paolinelli

Classe 1997. Sono iscritta alla magistrale in Lettere classiche dell'università Carlo Bo di Urbino. Classicista con ambizioni interdisciplinari. Incanalo i miei sogni ad occhi aperti nella scrittura. Ho un amore sconfinato per la mitologia, i musical, il cinema hollywoodiano degli anni '50 e l'Irlanda.

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